domenica, 31 ottobre 2004

Samhain, All Hallow's Eve, la Vigilia di Ognissanti, quando tutte le ombre si muovono e il loro tocco dannato sembra sfiorarci le guance.

I Celti e tutte le popolazioni Nord-Europee in tempi che si perdono nel filo discontinuo che va dalla preistoria all'invenzione della scrittura, celebravano Samhain come una delle due feste principali dell'anno (l'altra era Beltane o Calendimaggio) a simboleggiare la fine e l'inizio dell'estate solare.
Se Beltane simboleggiava il trionfo della parte femminile della Dea, il risveglio della natura, Samhain ne celebrava la cecità nel buio dell'inverno.
I raccolti erano ormai tutti nelle stive, le armenti tutte al riparo e le capanne illuminate dalla luce tremolante del fuoco che scacciava le ombre dei morti che nella notte di "Halloween" serpeggiavano sinuose lungo i villaggi per fare incetta di uomini e di donne da inghiottire nell'oscurità.
Per far sì che i morti non reclamassero nuove vite per il loro Regno, quelle genti che popolavano le vaste e boscose lande fredde del nord, ponevano davanti agli usci delle loro capanne doni in cibo e in oggetti, oppure riservavano un posto a tavola per un ospite invisibile affamato per il lungo cammino che lo aveva portato tra i vivi.

Samhain si trova all'esatto opposto di Beltane nella ruota del tempo e delle stagioni, ed essendo sempre stata considerata la ruota orientata verso l'ovest, dove inizia Samhain finisce il mondo conosciuto e baciato dal sole e comincia la Grande Tenebra del freddo e del ghiaccio, popolata da creature invisibili il cui battito d'ali e lo stridere della voce poteva far impazzire gli uomini. E non solo.
Al mago che di queste voci, di questi archetipi proto-umani, si serve per praticare la sua arte, nella notte di Samhain, attorno alla mezzanotte, tutto si decuplica, si centuplica, diventa immenso e terribile, e solo chi ha una provata e tenace esperienza nelle arti mistiche riesce a sopravvivere e a non impazzire.

La Ruota del Tempo e della Vita in questa notte si sposta e guarda a Yule, dove il trionfo delle tenebre è totale ed i precursori della luce trovano conforto solo nella fiamma che lambisce il focolare e che arde tutti i brutti e cattivi pensieri.
Se c'è presagio di male, in questo arco di tempo che va dalle 18.30 p.m. alle 06.45 a.m. del 1° novembre, l'occasione è buona per poter sperare in una rinascita della luce subitanea e splendente che, il 2 di Febbraio ha il suo apice nella I° Tregenda, Imbolc, la festa della "Gravida".

I Grandi Sabba si consumano nei boschi e nella case stanotte: ogni uomo, ogni donna, ogni strega, sà prefettamente che c'è un flebile velo che separa "questo mondo" con l'"altro" ed in queste ore è semplice trovarne un varco che possa permettere di praticare con facilità l'antiveggenza, i riti di amore e fortuna, le fatture di morte.
Tutto sembra girare vorticosamente attorno ad un fulcro oscuro che nasce e che morirà ma che, stanotte, fa sì che tutto sia pervaso dalla morsa degli spiriti e delle fate, e la luce fioca, quella degli occhi del "Jack o' Lantern" appeso al pilastro della porta della propria casa, fa sì che non ci si dimentichi che in ogni oscurità giace un raggio di chiarezza, e che senza il buio la luce non ha scopo di esistere....



" Vi era una notte in cui un uomo vagava nel buio con un tizzone ardente a riflettersi sul viso stravolto dall'infelicità...Chi era costui?
A chi mai può essere negato l'ingresso all'INFERNO se non ha altri posti dove appoggiare le proprie ossa e sospirare per i propri peccati?"

"Mi chiamo Jack. Sono l'Uomo della Lanterna che ha sempre sbagliato e che da pezzente ho osato sfidare la furia e la malvagità cieca del Signore delle Tenebre: il vino era il mio compagno, la donna che mi ha sedotto e tramortito, l'inquietudine che passa attraverso il fondo di una bottiglia, e se ho invitato qualcuno a bere con me, volevo dividere con esso la solitudine che mi travolge e mi rende disperato...."

Quanto fui ingiusto e beffardo quando sfidai il Diavolo ad arrampicarsi sulla quercia più alta, e da lassù, attraverso una croce incisa nella corteccia dell'albero, lo ebbi in mio potere...
Il mio potere era l'assenza e l'indifferenza ad ogni tentazione e ad ogni vizio o lussuria: ho vissuto gli anni di vita terrena che mi erano rimasti in pace con Dio e con i miei simili ma, lo stesso Dio che si deliziò del mio redimermi dai peccati mi rifiutò le chiavi della vita eterna e mi scacciò all'INFERNO..."

Il mio nome era conosciuto a Lucifero, la sua vista non si era assottigliata e la sua memoria era forte e precisa decidendo di castigarmi per l'affronto fattogli tempo prima..."

"Sono io, Jack, e sono sempre qua....La mia peste è il vagare tutte le notti alla luce della luna con un tizzone in mano, e la sua luce, affinchè possa conservarsi io l'ho imprigionata in un frutto della terra svuotato della sua carne...
A volte la Luna si copre di stupore e di ripugnanza vedendomi vagare, e quella notte è questa....il 31 Ottobre.....dove la mia luce fievole risplende in mille e mille e mille anime come la mia.....Perse, stanche, dannate da dio e rifiutate dal diavolo: Io sono la tenebra, Io sono il nulla, Io sono Jack, l'Uomo della Lanterna che non ne imbrocca una giusta e che vaga per i boschi in cerca di un posto dove giacere per l'eternità..."














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venerdì, 29 ottobre 2004

Se mi strappano le ali, non posso più volare e ricado a testa china,
in fondo al cupo spessore del fondo della terra.
Peccato, peccato, peccato,
Io non posso più volare, e le lacrime scorrono veloci
a segnare le gote e a sfuggire dagli occhi arrossati dai ricordi.
Peccato, peccato, peccato,
il mio nome è cancellato, ingiallito sui fogli bruciati;
astratto da un mondo che mi rifiuta e sfugge al mio volo.

Non posso volare, né ascoltare le voci delle aquile lassù,
oddio, come vorrei trovarmi sulle coltri faragginose,
sui picchi più alti ed inaccessibili a riempirmi la testa di allucinazioni
e i polmoni di vuoto.

Peccato, Peccato, Peccato.











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sabato, 23 ottobre 2004

Il male che cresce in noi si nutre di corpi morti e dannati dall'indifferenza:

Distruggi ed Odia!

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venerdì, 22 ottobre 2004

Eccolo lì:

ha il colore del sangue raggrumato che ribolle ed al palato sembra che un fiume sotterraneo di lussuria pervada ogni angolo, ogni anfratto, ogni zolla di carne diventata argilla spaccata dalla sete.

E' la gioia delle baccanti, la medicina dei muti e degli indifferenti, l'olio santo donato del diavolo per bestemmiare e godere di quell'impulso che sale insistentemente dall'inguine per arrivare a pompare rabbia ed impulsi elettrici alla fronte e al palpitare del cervello.

Increspato di fatica, lascivo come i baci di una facile e bella donna dalle labbra dolci come un vaso di miele, insostenibile come il sonno dopo lunghe giornate bruciate dal sole e condizionate dalle vertebre.

Il vino, l'unica democrazia veramente plurale....

bacco2.jpg

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mercoledì, 20 ottobre 2004

Lei spostò la sua figura dal davanzale della finestra e si voltò sorridendo, mostrandomi i suoi denti bianchi e le sue gengive pervase di rigagnoli rossastri.
Sentivo la sua carezza sul mio viso.
Io sprofondato a braccia consunte sulla sedia del salotto.
Chiusi gli occhi. Mi sembrava di fluttuare in un vuoto rivestito di raso tanto era delicato il suo tocco, tanto le sue dita e le sue unghie a punta percorrevano i miei zigomi ed entravano nei miei capelli.

Avrebbe potuto affondare le sue mani nella mia carne se solo avesse voluto, e stringere nel palmo i brandelli della mia carne putrefatta ma non consumata.
Non lo faceva; avevo come l'impressione di trovarmi in una gabbia dalle sbarre dorate e lucenti: senza occhi né fiato per poter urlare o piangere o gemere o disperarmi, e, come un tenero e innocente uccellino che ha perso la sua libertà ed è stato imprigionato, essere succube dell'artiglio del gatto che poteva uccidermi in un solo, tremendo colpo e con rapido movimento lacerarmi tutti i nervi sfibrati.

Non era così.
Lei aveva fame.
Aaprendo i suoi occhi liquidi sulle mie tempie corrugate alitò alle conchiglie delle mie orecchie impercettibili parole sussurrate:
"Ho fame, usciamo stasera... Partiamo per uccidere"

Ancora una volta, l'ennesima....








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domenica, 17 ottobre 2004

"...Ancora una volta prese il polso della ragazza, e lei gridò quando il coltello la ferì. Aprì gli occhi lentamente mentre Lestat le teneva il polso sul bicchiere. Li sbattè e si sforzò di tenerli aperti. Era come se un velo le coprisse gli occhi. 'Sei stanca vero?' le domandò Lestat.
lei lo guardò come se non riuscisse veramente a vederlo.
'Stanca!' le ripetè lui, chinandosi e fissandola negli occhi.
'Tu hai voglia di dormire'. 'Si...' gemette lei piano. Lestat la sollevò e la portò nella camera da letto. Le nostre bare, erano posate sul tappeto contro la parete; c'era anche un letto ricoperto di velluto. Lestat non la mise sul letto, ma la depose lentamente nella sua bara. 'Che fai?' gli chiesi dalla soglia.
La ragazza si guardava intorno come un bambino terrorizzato. 'No...' gemeva. Poi, come lui chiuse il coperchio, urlò.
Continuò ad urlare da dentro la bara.
'Perché lo fai, Lestat?' chiesi.
'Mi piace' rispose lui. 'Mi diverte'. Mi guardò.
'Non è detto che ci debbano piacere le stesse cose. Puoi riservare i tuoi gusti da esteta per cose più pure. Uccidili rapidamente se vuoi, ma fallo! Mettiti in testa che sei un predatore! Ah!' Alzò le mani disgustato. La ragazza non gridava più. Lestat si sistemò su una seggiolina accanto alla bara e, accavallando le gambe, ne contemplò il coperchio. La sua bara era verniciata di nero, non una semplice scatola rettangolare come usano adesso, ma rastremata alle estremità e più larga nel punto in cui il cadavere incrocia le braccia al petto. Suggeriva la forma umana.
La aprì, e la ragazza si tirò su a sedere, stupefatta, con occhi da pazza e le labbra bluastre e tremanti.
'Stenditi, tesoro' le disse Lestat, e la spinse indietro; la donna si distese, quasi isterica, guardandolo fisso.
'Sei morta, tesoro' le disse lui; lei urlò e si girò disperatamente nella bara come un pesce, come se il suo corpo potesse sfuggire attraverso i fianchi, attraverso il fondo.
'E' una bara, una bara!' gridò. 'Fammi uscire!'
'Ma tutti dobbiamo giacere in una bara prima o poi' le sussurrò lui. 'Stai calma, tesoro. Questa è la tua bara. La maggior parte di noi non ha mai la possibilità di sapere cosa si prova. Tu lo sai!' continuò.
Non posso dire se lei stesse ascoltando o no, o se stesse impazzendo.
Mi vide sul limitare della porta e si immobilizzò, guardando prima Lestat e poi me.
'Aiutatemi' mi implorò.
Lestat mi guardò. 'Ero convinto che tu avessi il mio stesso istinto' disse. 'Quando ti diedi quella prima preda pensavo che saresti stato avido di un'altra e un'altra ancora, che ti saresti accostato alla vita umana come a una coppa ricolma, come me. Invece no. Tutto questo tempo, non ho cercato di rendertì più forte perchè ti preferivo debole. Ti ho osservato giocare all'ombra della notte, contemplare la pioggia che cadeva, e mi sono detto: è facile da trattare, è un tipo semplice. Ma sei un debole, Louis. Sei un bersaglio. Per i vampiri e adesso anche per gli umani. Questa storia con babette ci ha esposto entrambi. Era come se tu volessi che fossimo distrutti tutti e due.'
'Non posso guardare quello che fai' dissi, voltando la schiena.
Gli occhi della ragazza mi bruciavano nella carne; per tutto il tempo che lui aveva parlato, era stata a guardarmi immobile.
'Non puoi guardare' rise.
'T'ho visto ieri notte con quella bambina. Tu sei un vampiro, proprio come me!'
Si alzò per venire verso di me, ma la ragazza di nuovo si sollevò e lui si voltò per ricacciarla giù.
'Pensi che dovremmo farne un vampiro? Dividere le nostre vite con lei?' chiese.
Risposi all'istante: 'No!'
'Perché? Perché è solo una puttana?' domandò.
' E maledettamente costosa, per giunta!' disse.
'Può vivere ora? O ha già perso troppo sangue?' gli chiesi.
'Commovente!' fece lui. 'Non può più vivere.'
'Allora uccidila'.
La ragazza cominciò ad urlare. Lestat rimase immobile. Mi voltai e vidi che sorrideva. Lei aveva appoggiato il viso al raso e singhiozzava. La ragione l'aveva abbandonata quasi completamente; piangeva e pregava la Vergine di salvarla, ora con le mani sul viso, ora sulla testa, col polso che spandeva sangue sui capelli e sul raso.
Mi chinai sulla bara. Stava morendo, era vero;
i suoi occhi ardevano, ma il tessuto intorno era già bluastro.
Ora sorrideva. 'Non mi lascerai morire, vero?' sussurrò.
'Tu mi salverai'.
Lestat allungò la mano e le prese il polso.
'Ma è troppo tardi, amore' le disse. 'Guardati il polso, il seno'. E poi le toccò la ferita sulla gola.
Lei si portò la mano alla gola e annaspò, la bocca spalancata, l'urlo strozzato. Guardai Lestat. Non riuscivo a capire perché lo faceva.
Il suo viso era liscio come è il mio adesso, più animato per il sangue, ma freddo e privo di emozioni.
Non la guardava con occhio maligno, come i personaggi malvagi del teatro, né desiderava spasmodicamente vederla soffrire come se si cibasse di crudeltà. Stava semplicemente a guardarla.
'Non ho mai voluto essere cattiva' piangeva la ragazza.
'Ho fatto soltanto quello che sono stata costretta a fare. Tu non permetterai che mi succeda questo. Mi lascerai andare. Non posso morire così. Non posso!' singhiozzava, con singulti secchi e flebili.
'Mi lascerai andare. Devo andare dal prete. Mi lascerai andare'.
'Ma il mio amico è un prete' disse Lestat sorridendo, come se gli fosse venuto appena in mente per scherzo.
'Questo è il tuo funerale, cara. Vedi, prima eri a una cena, ora sei morta. Ma dio ti offre la possibilità di essere assolta. Non capisci? Confessagli i tuoi peccati'.
Dapprima lei scosse la testa, poi mi guardò di nuovo con quegli occhi imploranti. 'E' vero?' sussurrò. 'Bene' intervenne Lestat, 'non mi sembri pentita: dovrò chiudere il coperchio'.
'Smettila Lestat!' gli urlai.
La ragazza aveva ricominciato a strillare, e io non riuscivo più a sopportarne la vista. Mi chinai su di lei e le presi la mano.
'Non riesco a ricordare i miei peccati' balbettò, mentre io le guardavo il polso, deciso ad ucciderla.
'Non devi sforzarti. Di' soltanto a Iddio che sei pentita' le dissi, 'poi morirai e sarà tutto finito'.
Si distese indietro e gli occhi le si chiusero.
Affondai i denti nel suo polso e cominciai a succhiare. Lei si scosse una volta come se sognasse e pronunciò un nome; poi, quando sentii il battito del suo cuore raggiungere quella lentezza ipnotica che conoscevo, mi ritrassi da lei, inebriato, confuso per un istante, aggrappandomi allo stipite della porta. La vedevo come in un sogno. Le candele ardevano ai margini della mia visione. Lei era perfettamente immobile, e Lestat le sedeva accanto composto, come se ne stesse piangendo la morte.
Il suo volto era calmo..."





















































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giovedì, 14 ottobre 2004

God Send Death

On your back look on to me
You'll see genocide
Face from death more than insane
Profane pleading cries
Watch you die inside watch you die

God send death end misery
Preach no love of ministry
Pray for sin a shattered faith
Down on your knees
Your screaming out to die

Death is over due
Nothing can save you
A morbid symphony
Hearing you lie there screaming
Taking life from you
Is all I wanna do
Desire so deranged
This is what lives inside me

Putrid blood flows through my veins
To thrive on demise
Voyeurs' lust watching the pain
Touching you inside
Bleed you fucking dry
Bleed on me

Death's design blood splattered wall
Face melting one vicious whore
Twisted figures flesh from bone
Down on your knees
Your screaming out
To die

Death is overdue
Nothing can save you
A morbid symphony
Hearing you lie there screaming
Taking life from you
Is all I wanna do
Desire so deranged
This is what lives inside me

Clawing at the eyes of god
You taste your death in hand
Your fingers bleed in vain
Your scream-in your grave
Clawing at the eyes of god
You pierce your throat and hands
You've gone insane with pain
Your blind screaming for your god
Pathetic god

Death's design blood splattered wall
Face melting one vicious whore
Twisted figures
Drown your mind in pain

IL DIO CHE PORTA LA MORTE

Guardatemi
vedrete il genocidio
facce di morte che portano pazzia
profani che supplicano disperandosi
guardatevi spegnere dentro, guardatevi morire

Dio porta la morte, la fine e la miseria
i sacedoti predicano un falso amore
pregate per i peccati di una fede corrotta
inginocchiatevi
e smettetela di urlare mentre state morendo

La morte reclama ciò che gli è dovuto
nessuno può salvarvi
ascolto una raccapricciante sinfonia
mentre vi disperate
datemi la vostra vita
è tutto quello che voglio
desideri scompaginati
questi sono tutto quello che vive in me

Nelle mie vene scorre sangue putrido
e prospera nella fine
Io guardone che si compiace del dolore
posso quasi toccarlo dentro di voi
scorre il vostro fottuto sangue
come scorre anche dentro di me

La morte sprizza sangue sui muri
ogni faccia si deforma come quella di una puttana viziosa
Figure distorte in carne e ossa
inginocchiatevi
state disperandonvi
state morendo

La morte reclama ciò che gli è dovuto
Nessuno può salvarvi
ascolto la raccapricciante sinfonia
delle vostre urla
mentre mi prendo la vostra vita
ed è tutto ciò che voglio
desideri di confusione
questi soli vivono in me

Aggrappatevi agli occhi di Dio
tanto la morte vi prenderà lo stesso
le vostre dita si spelleranno invano
e griderete nella tomba
Aggrappatevi agli occhi di Dio
e vi strapperete la gola e vi spellerete le mani
ve ne andrete pazzi e sfiniti dal dolore
Voi, cieci che gridate per il vostro Dio
il vostro patetico Dio

La morte sparge sangue sui muri
e le facce si deformano come quella di una viziosa puttana
figure distorte
affogano la vostra mente nel dolore....

www.slayer.net











































































































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giovedì, 14 ottobre 2004

a S.

Sto bene e sono ancora vivo (speriamo per tanto....)

Non preoccuparti per me, mi farò sentire quanto prima....Non dubitare mai del mio bene e del mio immenso Amore per te...

Tuo F.

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domenica, 10 ottobre 2004

Opium, desire or will?
Inspiration bound from an elegant seed
Subversion, through smoke I foresee
Erotic motions of lesser gods in ectasy

Opium, bring me forth another dream
Spawn worlds of flesh and red,
little jewels of atrocity
Opium, I sleep in debauchery
And burn with you
when you burn in Me

Opium, we fantasize
as we fuse with your root
You are a strange flower,
we are your strangest fruit

Opium, it burns in me and you
Opium, it burns for me and for you

"Por isso eu tomo opio, é um remédio.
Sou um convalescente do momento.
Moro no rés do chão do pensamento
E ver passar a vida faz-me tédio
"


OPIUM

Oppio, desiderio o Volontà?
dissolve ogni limite e tutto viene da un elegante seme
la ribellione, attraverso il fumo che inspiro mi fa vedere
movimenti erotici di dei minori estasiati

Oppio, prendimi e fammi vivere in un altro sogno
di un mondo a uovo di carne e sangue,
come piccoli gioielli atroci
Oppio, riposo con la decadenza
e brucio con te
quando tu bruci dentro me

Oppio, immagineremo
di fonderci con le tue radici
sei un fiore strano,
e noi siamo i tuoi strani frutti

Oppio, brucia dentro me e dentro voi
Oppio, brucia per me e per voi

"Mi piace l'oppio. E' un magnifico rimedio.
Sono convalescente
vivo nella terra dei sogni
e passa la vita davanti a me, torturandomi
"

Testo di Fernando Pessoa/Alvaro campos: opiàrio - musiche dei Moonspell






































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giovedì, 07 ottobre 2004

La canzone più bella di sempre dei Sabs è anche quella di più stringente attualità, e pensare che fu scritta ai tempi della guerra in Vietnam...Il tempo passa ma i PORCI GUERRAFONDAI oggi sono vivi e attivi che mai.

Ecco cosa appare alle spalle dei quattro eroi di Birmingham ai loro concerti:

- SAME SHIT, DIFFERENT ASSHOLE -

George W. Bush
Ficcatele nel culo le tue fottute guerre preventive per il Petrolio
testa di cazzo!

Nemmeno un Commento invece per questo cesso d'uomo deambulante
(si spera che deambuli ancora per poco e che crepi lui ed il suo fottuto allah!)

STESSA MERDA, STRONZI DIVERSI

W A R    P I G S

(di Iommi, Butler, Osbourne, Ward)

Generals gathered in their masses

just like witches at black masses

evil minds that plot destruction

sorcerers of death's construction

in the fields are bodies burning

as the war machine keeps turning

death and hatred to mankind

poisoning their brainwashed minds,

Oh Lord Yeah

Now in darkness, world stops turning

As you hear the bodies Burning

No more war pigs of the power

Hand of god has struck the hour

Day of judgement, god is calling

on their knees, the war pigs crawling

Begging mercy for their sins

Satan, laughing, spreads his wings

Oh Lord Yeah

Politicians hide themselves away

they only started the war

Why should they go out to fight?

They leave all that to poor

Time will tell on their power minds

Making war just for fun

Treating people just like pawns in chess

Wait for the judgement day to come

Oh Lord Yeah

 

 

P O R C I    G U E R R A F O N D A I

 

 

Generali alle adunate

come streghe ai loro sabba

Il male si compiace dei complotti per devastare

Stregoni che costruiscono morte

Sui campi di battaglia i corpi bruciano

mentre la macchina da guerra continua ad andare avanti

Morte ed odio a tutto il genere umano

stanno uccidendo menti che hanno subito una lobotomia al cervello,
Oh Signore!

Nel buio, oggi il mondo finisce di girare

e senti i corpi che continuano a bruciare

Mai più porci guerrafondai al potere

La mano di Dio ha fatto scoccare l'ora

del giorno del giudizio, dio chiama

i porci guerrafondai che, in ginocchio, strisciando

implorano misericordia per i loro peccati

Satana, ridendo di loro, spiegherà le sue ali

Oh Signore!

I politici abitano lontano

danno solo inizio alla guerra

Perchè dovrebbero andare a combattere?

Lasciano che facciano tutto i poveri

Il tempo cancellerà i loro appetiti di dominio

e di fare guerra solo per gioco

trattando gli uomini come pedine su una scacchiera

Aspetta che arrivi il giorno del loro giudizio

Oh Signore!





Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:29
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