mercoledì, 30 novembre 2005

Quando mettevate le vostre mani avanti, e quel sorriso che la notte mi aveva accompagnato era scomparso, dal viso scomposto di lacrime e fiori, io non sapevo leggere il dolore scolpito, urlato nella compostezza di un attimo situato nella più brutta vita che potessi trascendere.
Non seppi che fare se non compiangere quanto il mio_di sorriso_ si fosse tramutato in ghigno ed in tutto quanto sia antitesi dei miei sentimenti.

Ho costruito il mio accelerato mondo, le nomenclature, tutte quante le simultanee sensazioni di carta, facilmente assemblate, che in quei momenti erano più difficili da distruggere.
Nel disfare io rappresento il padrone di tutto. Nel mortificare il mio stesso senso per quanto sia grande, nell'inghiottire amare parole per poi sputarle come veleno su quei tetti fatati coperti di chiome di nero: lisce e spezzate sula fronte ambrata, a riccioli silenziosi e torturati dal vento, lunghe e fluenti e adombrate, profumate di gelso e di lauro, insensate e proterve lingue, aggrovigliate, che non sanno parlare che il modo del cuore, anche se questo, moribondo, reclama più spazio, anche se questi ne reclama un altro, io sono l'epigono ed il centro del cerchio. E la mia croce è sempre stata nel non poter capire quanto sia complesso, eppur semplice, il completo sviarsi delle cose.
L'uomo non è eterno, perciò tutto quanto gli si cuce attorno è destinato a scomparire, e pure le croci, anche se pesanti, pure se insopportabili, chiunque riesce a trascinarle, basta che non manchi di speranza, purchè non ceda l'ostinazione di essere sempre unico, inscindibile, impossibile da mettere da parte.
Ed un mondo di illusioni, che farsene? Perchè tenere tutte quelle chiome, tutti quegli occhi umidi di tristezza ed in cerca di perdono, tutti quei ricordi di sorrisi e di baci, e di carezze ruvide e di parole ammorbate dai sensi, dalle mancanze, dalla disperazione?

A tutte le donne che amo e che ho amato.

Dal Buio

Prostrato da OzzyRotten alle ore 20:35
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diary of a madman

martedì, 29 novembre 2005

La voce di Gaia, io non posso ascoltarla, perchè solo di urla in questo universo appeso ai ganci delle pupille dilatate, io posso affidarmi.
Per il mio destino, non c'è che da guardarsi attorno, e non esiste atrocità immensa che possa schiodare le mie braccia, né dolore così forte da farmi desiderare i sogni, e con loro, la stracciata e sbilenca voglia di reagire al niente.

Io non ho sogni perchè dietro al mio tragico pallore ed al mio sorriso non si cela alcun respiro tinto di brillante rosso, smargiasso, crudele, abominevole come il tempo dei desideri che non verranno mai.

Io non possiedo che me stesso, ed in 24 minuti, nemmeno la voglia di morire.


»»»L'uso del Pavulon nelle esecuzioni e' iniziato nel 1977 in Oklahoma e la formula chimica e' stata copiata poi da tutti gli altri stati che hanno adottato la iniezione come metodo primario di esecuzione (con l'eccezione del New Jersey).
Il metodo prevede l'uso di tre sostanze: il sodio tiopentale avvia un processo di anestesia, il Pavulon paralizza le reazioni muscolari (senza toccare il cervello o i terminali nervosi), il cloruro di potassio causa infine la morte del condannato.
Alcuni medici hanno comunque osservato che una dose inadeguata di sodio tiopentale (una sostanza difficile da calibrare) provoca la morte del condannato tra sofferenze atroci: mentre il Pavulon paralizza il detenuto gli effetti del cloruro di potassio sono molto dolorosi.

''Il condannato e' sepolto vivo in una tomba chimica - ha osservato il dottor Mark Heath - il cloruro di potassio infligge il massimo dolore che puo' essere trasmesso attraverso le vostre vene, che e' tanto''.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:56
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diary of a madman

sabato, 26 novembre 2005



Ghost of Mother
Lingering death
Ghost on Mother's bed
Black strands on the pillow
Contour of her health
Twisted face upon the head

Ghost of perdition
Stuck in her chest
A warning no one read
Tragic friendship
Called inside the fog
Pouring venom brew deceiving

Devil cracked the earthly shell
Foretold she was the one
Blew hope into the room and said:
"You have to live before you die young"

Holding her down
Channeling darkness
Hemlock for the Gods
Fading resistance
Draining the weakness
Penetrating inner light

Road into the dark unaware
Winding ever higher

Darkness by her side
Spoke and passed her by
Dedicated hunter
Waits to pull us under
Rose up to it's call
In his arms she'd fall
Mother light received
And a faithfull servant's free

In time the hissing of her sanity
Faded out her voice and soiled her name
And like marked pages in a diary
Everything seemed clean that is unstained
The incoherent talk of ordinary days
Why would we really need to live?
Decide what is clear and what's within a haze
What you should take and what to give

Ghost of perdition
A saint's premotion's unclear
Keeper of holy hordes
Keeper of holy whores

To see a beloved son
In despair of what's to come

If one cut the source of the flow
And everything would change
Would conviction fall
In the shadow of the righteous
The phantasm of your mind
Might be calling you to go
Defying the forgotten morals
Where the victim is the prey


IL FANTASMA DELLA PERDIZIONE

Fantasma di Madre
come la Morte che si fa aspettare
Fantasma al capezzale
spazio nero sul cuscino
circonda la fine della Madre
con la faccia deforme

Fantasma della Perdizione
che ti insinui in lei
Quello che nessuno è riuscito a comprendere
è il tragico legame tuo
richiamato alla nebbia
come infuso di veleno che uccide

Il diavolo ha spaccato la crosta della terra
ha predetto che lei era
colei che darà un soffio di vita ancora e ha detto:
"Dovete vivere perchè morirete giovani"

Prendila la Morte dalla tua parte
come Veleno nell'oscurità
per gli Dei che svaniscono
per la forza che scompare
sfinita dalla malattia
penetrata nella sua luce profonda

Percorri i meandri dell'inconsapevolezza oscura
portali con te in cielo

L'oscurità che la circonda
l'ha circuita e sopraffatta
l'ha trovata
e ha aspettato che ritornasse
per poggiargli una rosa al petto
Tra le sue braccia è caduta
Madre Luce l'ha raccolta
ed un servitore della fede l'ha resa libera

Quando il suo senso scompare
ha esaurito la sua voce e ha maledetto il suo nome
ha segnato pagine del suo diario
che sembravano intinte nel nulla
come l'incoerente vociare dei giorni che passavano
Perchè dovremmo avere realmente bisogno di vivere?
Perchè dovremmo decidere quello che è giusto ed il significato di tutte le cose
Cosa prendere e cosa dare

Fantasma della perdizione
Santo custode e veggente oscuro
Guardiano delle Sante orde
Guardiano delle Sante puttane

Osserva il figlio amato
avvolgersi di disperazione

Se qualcuno tagliasse la sorgente della vita
Tutto cambierebbe
e le convinzioni cadrebbero
nell'ombra di quello che sembra giusto
Il fantasma della vostra testa
vi chiamerebbe
a sfidare la dimenticata moralità
dove le vittime sono prede

Prostrato da OzzyRotten alle ore 20:42
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heavy rock

sabato, 26 novembre 2005

Il mondo fa schifo, la vita è un'insopportabile labirinto da cui si esce sempre con le ossa spezzate, frantumate dal dolore, rotte dal niente, dalla complessità delle cose falsamente ipocrite e possibilmente comprensibili. Ma io non le comprendo proprio per nulla. Io so delle mie cose, delle mie piccole e faragginose cose, quei rimasugli che in ventisette anni non mi hanno mai abbandonato: i miei libri, la mia musica, la mia testa, il mio voler combattere contro tutto e su tutti per dominare qualcosa che non è niente, per adattarmi a qualcuno che non merita tutto questo mio acidume di stomaco.

Io non sono niente, io non valgo per le cose grandi, per quelle imperscrutabili, per gli orizzonti di chi sa guardare lontano; la mia vista va da un mattino grigio, sempre uguale, ad una sera scura, sprofondata con le sue radici nel buio, annessa alla solitudine che ormai, io lo comprendo bene, è l'unica compagna che possa desiderare.

Perchè sono ruvido come un pezzo di legno di castagno, intollerante, semplicista, incurante dei sentimenti e della sensibilità degli altri, soprattutto se donne, soprattutto se queste mi vogliono e non mi vogliono, pretendono da me concetti che mi sono estranei ed io rispondo solo alla mia maniera con criptici rimandi ad un reame che non c'è, ad un mondo tutto mio dove non esistono regole, dove l'unica cosa a valere è la sincerità ed il volersi. Ma è troppo poco, lo capisco. Capisco anche che per quanto io possa lottare, la mia è sempre, a prescindere ed apriori di tutto, una guerra persa. Parole come concetti al vento, musiche che mai nessuno ascolterà, cacofonie che non escono dal labirinto di pietra del mio studiolo, stupide smargiassate di una persona che vuol credere di essere quello che in realtà non è.

Io non cerco soluzioni, io non voglio impelagarmi in foreste di paletti, io non voglio niente, non pretendo nulla, non ambisco a niente. Sono semplicemente e palesemente me stesso, con tutte le sotrture, tutti i guai, tutti i casini, tutti i momenti latenti ed insopportabili anzitutto per me stesso, momenti di buio. Totale, senza spiragli, senza speranza.

Se non ho imparato finora che cosa sia questo schifo di vita, dovrò decidermi ad impararlo prima o poi. Dovrò decidere seriamente a diventare "cattivo", e se finora lo sono stato, non è stato da indice, e dovrò migliorarmi nel peggio.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 01:08
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diary of a madman

venerdì, 25 novembre 2005

Sono arrivato a Firenze, l'altro giorno, con la strana ed ingiusta decisione di paragonarla all'Urbe.
È strano che per quanto mi sforzi, non riesca mai a valutare la bellezza di una città senza avere come metro di giudizio e di paragone Roma. Ogni volta, poi, rimango affascinato come uno scolaretto a mirare tutto quanto di bello offra una città d'arte. Per il lavoro che faccio mi son trovato spesso a visitare posti belli e brutti e di ognuno di questi ne serbo un'impressione particolare ed oggettiva.
Firenze è bellissima, dal suo Ponte Vecchio si avverte il piacevole lezzo dell'opalescenza del suo passato fatto di figure gigantesche e di luoghi dalla prospettiva da mozzare il fiato.
Mi emoziono ed ho piacere ad emozionarmi passando davanti alla statua di Leonardo Da Vinci o di Giovanni Boccaccio, la testa è sempre rivolta in alto ad ammirare le guglie del Duomo ed i merletti barocchi. Il cielo, lo percepisco, è lo stesso che la prima volta mi fece trovare ai piedi della statua di Cesare in Via dei Fori Imperiali e mi stupii di quanto i romani amassero il loro Imperatore, della quantità di fiori ai piedi di quel pezzo di bronzo, di quanto fosse animata tutta la parte circostante.
Certo, la storia dell'Urbe è la nostra storia; quella millenaria che comprende di territori fino alla fine del mondo, di potere e di gloria. Quella di Firenze sembra invece maggiormente l'argomento di ricordi signorili, di vecchie stampe e di quadri di personaggi all'antica maniera, con gli occhi grandi e lucidi ed il profilo tondeggiante del benessere.

Non c'è metro, non c'è paragone che regga perchè nessuno si sognerebbe di fare un confronto.
Firenze è bellissima.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:09
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diary of a madman

mercoledì, 23 novembre 2005

In my hour of need
Ha you're not there
And though I reached out for you
Wouldn't lend a hand

Through the darkest hour
Grace did not shine on me
It feels so cold, very cold
No one cares for me

Did you ever think I get lonely
Did you ever think that I needed love
Did you ever think to stop thinking
You're the only one that I'm thinking of

You'll never know how hard I tried
To find my space and satisfy you too

Things will be better when I'm dead and gone
Don't try to understand, knowing you I'm probably wrong

But oh how I lived my life for you
Still you'd turn away
Now as I die for you
My flesh still crawls as I breathe your name
All these years I thought I was wrong
Now I know it was you
Raise your head raise your face your eyes
Tell me who you think you are, who ?

I walk, I walk alone
Into the promised land
There's a better place for me
But it's far, far away
Everlasting life for me
In a perfect world
But I gotta die first
Please God send me on my way

Time has a way of taking time
Loneliness is not only felt by fools
Alone I call to ease the pain
Yearning to be held by you, alone, so alone, I'm lost
Consumed by the pain
The pain, the pain, the pain

Won't you hold me again
You just laughed, ha, ha, bitch
My whole life is work built on the past
But the time has come when all things shall pass
This good thing passed away

In my darkest hour


NEL MIO MOMENTO BUIO

Nel momento del bisogno
nessuno c'era
e pur chiamandoti
Non mi hai aiutato.

Nel momento più buio
nessuno ha saputo capirmi
tutto era freddo, tanto freddo
Nessuno mi ha considerato.

Hai mai pensato che io potessi esser solo?
Hai mai pensato che io avessi solo bisogno d'amore?
Hai mai creduto che potessi smettere di pensare?
Sei l'unica a cui io possa pensare

Non saprai mai quanto sia stata dura
Trovare il mio spazio e cercare di mantenerlo

Le cose andranno meglio quando mi farò da parte e sarò andato
Non provare a capire, tutto quello che fai è sbagliato.

Ma io so come ho vissuto la mia vita
Ancora ti turberesti se solo lo sapessi
Muoio per te
La mia carne striscia mentre respiro il tuo nome
Tutti questi anni ho pensato che sbagliassi tutto
Ora so che eri tu
Alza, alza la faccia e gli occhi
Dimmi chi credi di essere, chi?

Cammino, cammino da solo
Nella terra promessa.
C'è un posto migliore per me
Ma è lontano, tanto lontano
Una vita sfatta per me
In un mondo perfetto
Ma ho saputo almeno morire nel posto che ho scelto,
Per favore, dio, fammi morire dove ho scelto di morire.

Il tempo ha un senso che s'attorciglia su se stesso
Non devi pensare che la solitudine sia soltanto per gli sciocchi
Da solo so capirmi per procurarmi dolore
Pregando per essere accettato, solo sempre solo, perso
Consumato dal dolore
Il dolore, il dolore, il dolore.

Non lo avrai più il mio dolore
Hai sorriso appena, puttana di una vita
Quello che sono viene dal passato
Adesso che è venuto il momento in cui tutte le cose scorrono via
Tutto quello che è buono è distante da me.

Nel mio momento buio.



MEGADETH

Prostrato da OzzyRotten alle ore 15:15
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heavy rock

martedì, 22 novembre 2005

Il colore della neve, di notte, non è bianco ma grigio come le terga di una gelida filastrocca malsopportata.
Lungo gli spazi scuri, lassù nel cielo che non vedo, immagino, quanto le stelle intreccino i destini che devono compiersi, e tutti i pensieri che gli amanti affamati, nemici della luce, si scambiano.
La loro oblunga cassa di risonanza di baci, carezze e dolcezze, scolpita sulla pelle, il tempo farà presto a cancellare, e le nuvole cariche di livore, affogheranno nella coltre dei ricordi.
Le cose non fatte, le occasioni perdute, i bei momenti che lancinano la carne e la colpiscono cospargendone di sale i contorni piangenti e tristi dei degeneri rimasugli di sentimento, ma tu sai, tu immagini, tu pensi mai, a quanto io sia preso dal basso della mia faccia per poterti amare?
Tu credi di volere, credi di essere, credi di soffrire.
Non c'è sofferenza che la neve ingrigita non possa inghiottire e fagocitare.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:10
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spleen

giovedì, 17 novembre 2005

Quando mi alzo la mattina, in genere, il sole dalle finestre con gli scuri abbassati, mi sembra un'opera malaticcia e malferma, fissatà lì, in quella parte di cielo che da secoli è la casa degli astri, ad essere costretto a dover oservare, inorridendo, tutte le piccole e piccolissime, grandi e grandissime squallide, cose proprietà del tempo. Il mio tempo è diluito alla mattina. Sembra voglia accelerare e poi fermarsi di colpo: sprint mentre mi lavo la faccia e mi specchio in due occhiaie da guinnes dei primati sotto occhi iniettati e scottanti del fumo delle sigarette fino alla sera precedente consumate, slowl quando affogo la persistente e non più fastidiosa tosse nel nero profondo caldo ed abbacinante del caffè.
Sigaretta, ed il sole, dall'uscio di casa, sembra lo stesso astro annoiato, ancora semi dormiente, in parte infastidito dalle poche macchine che percorrono il nastro umido di asfalto, in parte stupito ed invidioso di chi ancora sogna nel caldo lussurioso del proprio letto, di valchirie e di puttane dai facili atteggiamenti interessati, di cavalli bianchi e di masturbazioni che macchiano d'alone scuro le lenzuola.

A me conviene non pensare tutto questo. Nella macchina che mi è stata data in dotazione non c'è stereo. Potrei cantare io, ma se c'è una cosa che detesto prima di iniziare una giornata di lavoro, è proprio il proferir parola. Mi irrita, rappresenta per me una maniera strana di dovermi giustificare per qualcosa di grave che non comprendo bene nemmeno io che cosa sia.
Penso, allora, a quanto sarebbe bello non dovermi preoccupare più per tutto quello che mi gravita come peso insopportabile intorno; penso a tutte le opportunità che mi sono scivolate lungo il solco della schiena e che non ho saputo cogliere, penso a tutti i sorrisi di donna di cui ho goduto e che alla fine si sono risolti solo in amene falsità, ed a quanto poi sia arrivato a capire che di sorrisi, se ne sono meritevole, solo una persona al mondo è capace di procurarseli vivamente per quello che faccio e che dico: mia madre che ancora non ha compreso bene di che cosa mi occupi principalmente, che alla sera pazientemente, mentre mi accudisce, sopporta i miei silenzi annoiati e stanchi ed i miei mal di testa ed il mio carattere non certo facile.

Penso, e mi tornano alla mente, in un vortice lento, quasi da supplizio mentale, alle donne che mi consideravano "solo" un amico, anche quando eravamo a letto, a quelle che dopo avermi minato il cervello per mesi, dopo avermi strappato la pelle del cuore ed esserselo mangiato, mi scrivevano "perdonami se puoi..." (e non è stato un caso isolato), a quelle che ancora, uscendo con me, hanno sempre riso del mio modo di pensare, che hanno sparlato di me per come mi vesto, per i pochi peli che mi son rimasti ancora sulla lingua e per tutti gli sbagli che ho commesso e che non ho avuto la codardia di dimenticare.

Penso ancora. E la giornata, la mattinata che è appena iniziata, stenta a prendere slancio se non in mezzo agli alberi e sotto le coltri di nubi che ammorbano l'aria fresca e pungente.
Sono solo, ed ancora non mi sono reso conto che diventandolo, io non ho altro che me stesso e la mia forza di combattere e distruggere ogni cosa mi si pari davanti e mi sia contraria. Perchè non conosco indifferenza, non conosco "gelo d'animo", non conosco pantomime di vita e tradimenti, né bugie per intascare qualche spicciolo di serenità. Preferisco soffrire che abbassarmi agli stilemi e alle convenzioni di qualcosa che mi obbliga solo a dover essere succube degli altri e non dominatore, almeno, di me stesso.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:08
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diary of a madman

mercoledì, 16 novembre 2005

Il mio growl da dodici caffè al giorno e due pacchetti e mezzo di marlboro.

Death Metal:
                        “Nichilismo totale o sfiducia verso qualsiasi preconcetto in musica. Costituito essenzialmente da musica ritmica, questo genere fa un uso massiccio di potenti accordi smorzati e caratterizzati dall’effetto tremelo spesso suonati su una corda sola del basso al fine di produrre un martellante codice musicale centrato su complesse strutture di riff ed implacabili geometrie di suono convergente. La struttura di questo genere coincide con una visione generale cupa ma di potente introspezione. Contraddistinto da giri di basso estenuanti e parti vocali gutturali, il death metal esiste come espressione musicale sotterranea che disgrega impietosamente l’estetica dell’armonia settando la mente umana sui livelli più bassi dell’esistenza attraverso ritmi naturali, istintivi e intuitivi.”

Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:20
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heavy rock

domenica, 13 novembre 2005

A V.

Quando pure, alzavi lo sguardo verso la linea d'ocra
per curve di crine scoscese ed affrante;
di bocche cucite dal freddo imbrunire e occhi iniettati,
l'emozione, questa mi è mancata
raccoglievo quei poveri resti
sepolti tre metri sotto il midollo della pena
vibrati e dimenticati senza che nessuno mai lo sapesse
perchè la voglia, il desiderio, la sofferenza d'averti
hanno tolto midollo all'uomo che sono stato.

Le illusioni lungo il mio passato
fantasmi e sberleffi che spellano tutto quanto di buono
posseggo e mi rimane
a pomparmi nelle vene, adesso, solo velenose paure.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 20:22
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diary of a madman