BURIED IN THE JUSTICE GROUND
You can't ignore warning signs
Strategies of hidden lies
You can't replace the truth by guns
Escape from all that wrath
Corruption
Selection
Murder and ritual washing
Depression
Regression
Triumph of incredulity
This hate forged in sacred fire
Disguised behind the holy war
Platoon leader's battlefield
To bring 'em democratic law
Illusions
Confusions
Instinctive superstition
Worshipping
And praying
Revenge could be so sweet
Buried in the justice ground
Buried in the justice ground
You can't ignore the warning signs
Buried in the justice ground
Buried in the justice ground
Still waiting for deliverence
To stop the evil on the march
Insanity within our dreams
It's peace until eternity
Invasion
Of freedom
Extinguished optimism
The anger
The hunger
Morphine to hold the fire
You can't replace the truth by guns
Buried in the justice ground
Buried to stop the evil on the march
Buried in the justice ground
Eternity
Se vi sono piaciuti i Moonspell di "The Butterfly Effect" o quelli di "Sin/Pecado", allora questo nuovo "Memorial", parliamoci chiaro, non vi piacerà.
I Moonspell, ormai lo sanno pure i sassi, hanno, col tempo, variato, arricchito e distorto di volta in volta il loro suono e la loro attitudine, in maniera, a volte, sbalorditiva e spiazzante, ma condendo sempre il tutto con una buona dose di coraggio e di forza. Qualità che li ha resi celebri e ne ha fatto meritare sempre e comunque un nutrito ed agguerrito nugolo di fans.
Tra questi, modestia a parte, c'è anche il sottoscritto, che conobbe i Moonspell ascoltando "Alma Mater" e innamorandosene immediatamente e senza tante cerimonie.
Ancora una volta, quindi, la sterzata del suono targato Moonspell c'è, ed è evidente; solo che, a differenza di quanto si possa immaginare, visti i grandi riscontri di pubblico ed il successo che ha accompagnato i cinque portoghesi, la sterzata non si è votata ad un trend melodico e gotico, come ci si poteva aspettare, ma il loro suono si è fatto malvagio e potente, epico in diversi passi, distorto e veloce; tanto che, se si volessero accostare a qualche genere, allora il primo che torna alla mente è il Black Metal.
Parlo naturalmente in maniera generale, ma meraviglia molto il fatto che dopo "The Antidote" che forse era l'album più cupo e disperato dei Moonspell, con accenni gotici a profusione, melodie apocalittiche e nenie oscure, ci si ritrovi ad ascoltare "Memorial" che stravolge tutta l'aurea mefistofelica e decadente della band.
Questo, già di per sé, per quanto mi riguarda, è un punto a favore dei Moonspell: crescere ma non per forza addolcirsi, pur avendo cura della propria brutalità e mai stemperando i toni ma esasperandoli.
Sanguigno. Ecco l'aggettivo giusto per quest'album. Sanguigno. Sin dalla copertina (interna per chi possiede la Limited Ed. come me), sin dalle prime note che, più che accompagnare un percorso catacombale, sembra un intro per un Horror - Movie del genere "L'Esorcista" o "Suspiria".
Un minuto e venticinque per "In Memoriam", tanto per ricamare ed anticipare la struttura epica e grand-guignolesca dell'albm e poi, subito si passa a "Finisterra", che, come si suole dire nel gergo "spacca di brutto". Ecco che le prime impressioni che legano i Moonspell al Black Metal si fanno evidenti: doppia cassa rullante, chitarre assassine pesanti, cupe e ultra-distorte, suono arioso ed epico, che poi esplode in una classica corsa che mi ha molto ricordato i Cradle of Filth di "Nymphetamine". Il brano, scelto per presentare l'intero lavoro, è efficace e brutale, con Fernando Ribeiro che non scherza in quanto a growl e sussurri malvagi, facendo ruotare attorno a sé l'intero resto della band.
Che Ribeiro sia uno dei migliori cantanti metal in giro, lo si sapeva bene, che intendesse mettersi a gareggiare anche con Peter Tägtgren e Mikael Åkerfeldt in quanto a brutalità, nessuno poteva immaginarlo anche se, già dal precedente "Everything Invaded" e "From Lowering Skies" erano degli esempi allucinanti per quanto riguarda i vocalizzi.
"Memento Mori", invece, inizia come se volesse conficcare una spina nei padiglioni auricolari dell'ascoltatore. Effetti synth di sottofondo, ritmo spaccaossa, voce ancora brutale (in questa canzone la si può proprio apprezzare al meglio), stacchi gotici che suonano quasi strani ma si sentono lontano un miglio che sono targati Moonspell, certo, magari di Moonspell incazzatissimi e allucinati, ma sempre Moonspell al cento per cento.
Devo dire che, dalle prime impressioni, questo è il brano che più facilmente riascolto spesso, ed anche se abbisogna di parecchie volte per poterlo apprezzare, è encomiabile da qualsiasi verso lo si ascolti.
Secondo specie di intro strumentale, "Sons of Earth", stacca dai ritmi forsennati e dalla cattiveria delle prime due canzoni per esplorare lidi crepuscolari e minimalisti, con chitarre dal sapore molto "Sin/Pecado" e che mi ricordano tantissimo (forse fino al plagio), i Tiamat di "Wildhoney", ed anche questo è un altro punto a favore dei Moonspell.
L'interludio finisce presto, e si torna alle atmosfere malate con venature epiche e tradizionalmente Heavy con "Blood Tells", in cui le orchestrazioni catastrofiche ed i cazzotti allo stomaco non mancano per nulla nell'incedere tortuoso e che cresce man mano per la durata del brano. Quando sembra di essere arrivati in cima, all'apoteosi della violenza, ecco che arrivano i break e le chitarre melodiche ed acute riportano alle basi le impressioni avute; e così per tutti i quattro minuti del brano che, comunque, non crediate, risulta sempre essere spaccaossa dalla prima all'ultima nota.
"Upon the Blood of Men" inizia con un coro alla Carmina Burana e travolge dopo nemmeno cinque secondi con le chitarre lancinanti e con i balletti orchestrali. Forse il brano più ipertecnico di tutto l'album, forse il più strutturato, il più ridondante di pazzia e malvagità che, mia impressione, ho associato agli At the Gates. Incredibile.
"At Image of Pain" è un legame che percorre le note di "Irreligious" e sventra il suono con un gorgoglio continuo ed una voragine lirica fuori dal comune. Epica, metallo, oscurità, melodia, disperazione, cori gregoriani, l'avreste mai creduto?
Bellissima canzone, da ricordare; forse la più bella di "Memorial".
Ma ancora non è finita: arriva "Sanguine" (ecco da dove deriva l'aggettivo di paragone) ed i vecchi Moonspell, quelli che hanno scritto "Wolfshade" e "Full Moon Madness" ritornano. Il brano è estremamente ispirato, e a differenza dei precedenti, richiama molto la tribalità mediterranea e la ricerca del suono che contraddistinse "The Antidote". Magari si verrà a sapere che questa era una canzone che non entrò in scaletta in quel tempo, o magari no, sta di fatto che è semplicemente sublime e dolorosa. Quanto di meglio dai Moonspell ci si aspetti. Vocalizzi gotici interrotti da break furiosi, per chiudersi in un decadente attacco lunare, infarcito di pazzia e dolore.
Se per la precedente c'era il forse, quale miglior brano, per questa non ci sono dubbi: la migliore dell'intero lavoro!
Altro stacco solo strumentale. "Proliferation", che sembra essere tagliata apposta per un maniaco alla Jason Voorhees ed i suoi "Venerdì 13".
Immaginate di correre urlanti e terrorizzati in una foresta vicino Cristal Lake con Jason che con la sua solita calma, vi insegue e non vi da tregua; ecco. In quel momento se sentirete nell'aria questa "Proliferation" saprete che siete vicini alla fine.
"Once It Was Ours!" invece, esplora sentieri più mistici ed arcani. Altro richiamo ai Moonspell di una volta, altri cori da far rabrividire, altre melodie spaccaossa che stavolta se la prendono comoda e si sbilanciano in nenie ossessive e malvage.
Ascoltare tutti quei "Remember" è un piacere da non farsi scappare.
"Mare Nostrum" è l'ennesimo intermezzo strumentale, e tutta l'atmosfera si fa gelida e grigia. Un pò come accadeva quando Ribeiro si faceva chiamare ancora con uns oprannome e si dichiarava satanista impenitente e misantropo convinto.
Un paesaggio lunare e blasfemo, proprio da lupi. Semplicemente, ammaliante.
"Luna" concede uno spazio arioso al puro Heavy Metal e al gothic più convinto, con arpeggi e spunti di sottofondo a cui i Monnspell non sono mai stati immuni, ma il tutto non serve ad altro che ad acuire la disperazione e la decadenza del brano, con una voce femminile e liquida che ripete sempre "Luna" e che dona phatos ed anima alla canzone. Per il resto, richiami doomeggianti quì e là, melodia e tribalismo. Ingredienti che i Moonspell sanno miscelare con sapienza per confezionare qualcosa di davvero fuori dal comune.
"Best Forgotten" è un brano d'atmosfera e nient'altro. Un semi-finale dai contorni labili e affascinanti, coinvolgente perché sempre sul punto di scoppiare, e quando lo fa, statene certi, si avverte la liberazione della rabbia e del cinismo tutto Black Metal, con tanti richiami al sinfonismo di genere inglese, e gli strumenti che tritano qualsiasi cosa si trovino di fronte.
"Atlantic" è un brano lunghissimo (dura dodici minuti e passa), e, se dovessi prendere ad esempio di come i Moonspell sono cambiati, allora citerei senza ombra di dubbio questo. Attitudine progressiva, melodia lancinante, growl ed ancora growl, tecnicismo, atmosfera, potenza, potenza, potenza, amplificazioni, distorsione, decadentismo, suoni liquidi, paesaggi lunari. Una suite che non vuole finire mai: scordatevi i Moonspell di "Magdalene", oggi questi portoghesi sono diventati cattivi e spaccano e sfasciano tutto quanto possa essere alla loro portata.
Coniugare la violenza del Death Metal, con la melodia drammatica delle orchestrazioni da camera, le voci femminili, i testi poetici e decadenti, malinconici, originali, perversamente belli, accecanti come la neve d'Inverno; e poi, la storia di una tragedia, della Guerra, delle lande ghiacciate, del sonno di tutte le cose, degli amori perduti, può, tutto questo, essere vero e soprattutto essere messo in musica?
Wikipedia - L'Assedio di Leningrado (8 Settembre 1941 - 18 Gennaio 1944): [...] la Wehrmacht fece degli avanzamenti rapidi ed in settembre giunse alle porte di Leningrado; nello stesso tempo i loro alleati avanzarono sino al fiume Svir, raggiunto nel mese di dicembre, a 160 chilometri a nord-est della città.S I L E N Z I O . . . . . .
Raggio inquieto di luna violenta · viene una notte, più scura di ogni tristezza · e non sai, se pregare disperato, o morire così · Solo, e senza sicurezza alcuna · Nella luce d'ocra e dolce che sprofonda nel mare che si muove · hai affogato il tuo silenzio pensando di poterlo diluire e sfare · ma non ha più impeto, né gambe e né braccia · forse nemmeno parole, che non hai voluto dire · che non hai inteso proferire.
S I L E N Z I O . . . . . .
Dolce lasciarsi andare · proprio come morire · ma a braccetto della Volontà · perché immagini solamente · come sia fatto il sole e quali raggi investiranno la tua innocenza · quali il tuo viso, e quali le mie rimembranze inghiottite dalla falce del tempo.
S I L E N Z I O . . . . . .
Non dimenticarmi, per favore · e per quello che non sono stato · per quello che avresti voluto e ho seppellito · per quello che ti sarebbe piaciuto e ho cancellato · per quello che potevo aspettare, ma ho intrappolato stretto · legato e stretto, soffocato ed immobilizzato, da corde sottili, come filamenti d'argento · per manomettere il tempo che passava · e la sera quando è venuta, che s'è fatta padrona di ogni pensiero · ineluttabile e violento.
No · Non accadrà più, se tu non vorrai · Le ombre, come uccelli notturni, civette delle persecuzione · Digregano in alto, Fuochi da distruggere, per desideri da dover tacere. · Adesso, per favore · non dimenticarmi · ma lasciami morire · ancora una volta · nella tombra del mio
S I L E N Z I O . . . . . .
Non ho mai provato ad amare una donna che, come un groviglio di vipere nello stomaco, irto, spinoso e contratto, non mi ha perdonato, ancora una volta, e vorrà prendersi, come un miracolo, la testa dei miei supplizi e il cuore rappreso senza pezzi.
Senza vita, mi adagio e aspetto un miracolo; una profezia che sappia dare giusta direzione alla mia stella del mattino, alle mie parole incancrenite, a tutto quanto salta e rimbomba nelle mie preghiere per l'universo.
Vado e non comprendo, quanto sia forte e terribile dormire sotto le ali impetuose della tempesta.
Pioggia di primavera, stille di sogni, contratte paure e riverite suppliche senza vedere, scorrono e lasciano via, senza dannarsi, per la mia anima piegata e distorta, forse vuota, forse insensata, quanto io non comprendo dare.
Vampira cogli occhi di lapislazzuli, che barcolli lungo i lembi sfocati, invisibili e marcescibili del desiderio che non riesco a recuperare, per favore, chiuditi in me, oltre che il mondo, io non so bene cosa tu supplichi ed inveisca.

25 Aprile. Anniversario della Liberazione d'Italia dall'occupazione nazista e dal fascismo.
Io non dimentico MAI d'essere Antifascista.
Senza nessuna possibilità di revisionismo storico e politico, né sociale, né umano né morale: l'Italia repubblicana e democratica, libera, equa e sociale, l'hanno fatta gli Antifascisti Partigiani e nessun altro.
Nessuno potrà permettersi, MAI, di infangare il sacrificio e la lotta dei Compagni Partigiani equiparandoli a puri mercenari al servizio delle truppe alleate contro i "combattenti" di Salò ed i soldati nazisti.
Non c'è altro male assoluto e peggiore del fascimo e del nazismo, non c'è altro bene comune più prezioso della memoria, che manteniamo viva, dei Compagni morti per la Liberazione d'Italia.
A loro questo giorno è dedicato. A loro questo post io dedico.


In Memoriam
Finisterra
Memento Mori
Sons Of Earth
Blood Tells
Upon The Blood Of Men
At The Image Of Pain
Sanguine
Proliferation
Once It Was Ours!
Mare Nostrum
Lun
Best Forgotten
Finalmente.
Dal Buio, più pesto, profondo e farraginoso.
Qualcosa per cui è valsa l'attesa mortale di tutto questo tempo passato a fantasticare su come sarebbe stato questo nuovo album. Per dovere d'obiettività, visto che gira da poche ore nel mio lettore cd, per ora mi astengo da qualsiasi giudizio e rimando a chi ne fosse interessato, alle recensioni fatte da chi lo ha ascoltato già ed ha avuto il tempo di meditarci su.
Presto, un post esaustivo di "Memorial" che, già da adesso, posso dire che, probabilmente, per il sottoscritto, rappresenta l'album dell'anno.
Staremo a vedere, anzi a sentire.
»»» Metallized.it
»»» Nero Opaco
»»» Dagheisha.com
»»» Iced Tears
Gli altri post sui Moonspell sul Reame di Ozz:
- Love Crimes
- Trebraruna
- Eurotica (I Sogni che non si Tramutano in Incubi)
- Mephisto
- Opium
- AbYsmo
- Moonspell
Oggi è uno di quei giorni in cui la differenza tra lo stare in carcere ed il vedersi stravaccati sul letto o sulla poltrona sono opzioni identiche. Niente da fare se non osservare rigagnoli d'acqua sporca che si schiantano sui vetri delle finestre per poi morire in un tortuoso, breve, percorso. Niente da volere, se non la noia, inquieta ragazza, che abbraccia ed avvinghia stretta; niente da provare, se non una rabbia cavalcante che nasce ed erutta con la furia della tempesta impervia che si consuma sulla terra, fuori, sull'erba bagnata che odorerà di un miscuglio marcescente di freschezza, catarsi e morte, fuori, lungo le foglie ed i boccioli appena spuntati ed accennati che stentano a vivere sotto i colpi violenti del temporale, fuori, dalle mie orecchie che non hanno altro da ascoltare se non il ricordo delle elucubrazioni, a volote bisbigliate, a volte contorte, del mio carattere semplice, ma che a volte mi sembra estremamente complesso.
Un sabato simile affligge più del dolore cronico che si dibatte nei confini stretti e delimitati dei reni affaticati e della schiena piegata. Più di quanto il cuore indurito ed abbruttito, somigliante ad un rosso rappresso e svenevole, abbia saputo fare in un passato non tanto remoto, più di tutti i sorrisi opachi che si sono spenti nel calderone scottante e nero dell'indifferenza e del cinismo.
Oggi sono intrattabile.
Mi servirebbe una cura per lo stomaco attorcigliato che fa male, per il fegato gonfiato che mi rende il contorno degli occhi stanco e malato, per le idee che s'avvicinano e s'allontanano con velocità e senso psichedelico e mi costringono a provare conati di vomito ad ogni passo dato.
Se esco fuori, mi vien da pensare a quanto tempo sia trascorso dall'ultima volta che ho sentito chiamarmi con affetto, a quanto sono stato incapace in molte situazioni, ai vestitini succinti di una femmina impudica che, quella sì, quella sì, sarebbe stata disposta a tormentare il mio viso con baci e carezze.
Adesso, niente.
E niente è una parola che troppo spesso, in questo presente, ricorre nel mio vocabolario.
Fiutare l'aria, come cani.
Sbavando per strade che non si conoscono e cercando l'appiglio del male, in ogni sua dimensione.
Quella mia.
Di nessun altro.
Perchè io sono il male assoluto generato dalla sofferenza e da tutto quanto è "facile" e "futile".
Un imprevisto sguardo verso il nulla: per il nulla.
Anima mia, Anima mia, ricordi la cosa che vedemmo quella magnifica dolce mattina d'estate?
Alla svolta di un sentiero, una carogna infame, adagiata su un giaciglio di sassi, con le gambe all'aria come una donna impudica, bruciando e sudando i suoi veleni.
Come una fontana dai ritmici singhiozzi, sento colare il sangue con un lungo mormorare.
Ma mi tasto il corpo invano in cerca di una ferita.
Io sono il vampiro del mio cuore. Uno di quei grandi derelitti condannati al riso eterno, che non hanno imparato a sorridere.
Sono forse morto... Devo essere Morto.
