domenica, 30 aprile 2006

BURIED IN THE JUSTICE GROUND

You can't ignore warning signs
Strategies of hidden lies
You can't replace the truth by guns
Escape from all that wrath

Corruption
Selection
Murder and ritual washing
Depression
Regression
Triumph of incredulity

This hate forged in sacred fire
Disguised behind the holy war
Platoon leader's battlefield
To bring 'em democratic law

Illusions
Confusions
Instinctive superstition
Worshipping
And praying
Revenge could be so sweet

Buried in the justice ground
Buried in the justice ground

You can't ignore the warning signs

Buried in the justice ground
Buried in the justice ground

Still waiting for deliverence
To stop the evil on the march
Insanity within our dreams
It's peace until eternity

Invasion
Of freedom
Extinguished optimism
The anger
The hunger
Morphine to hold the fire

You can't replace the truth by guns

Buried in the justice ground
Buried to stop the evil on the march
Buried in the justice ground
Eternity

Prostrato da OzzyRotten alle ore 14:24
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heavy rock

sabato, 29 aprile 2006

Se vi sono piaciuti i Moonspell di "The Butterfly Effect" o quelli di "Sin/Pecado", allora questo nuovo "Memorial", parliamoci chiaro, non vi piacerà.
I Moonspell, ormai lo sanno pure i sassi, hanno, col tempo, variato, arricchito e distorto di volta in volta il loro suono e la loro attitudine, in maniera, a volte, sbalorditiva e spiazzante, ma condendo sempre il tutto con una buona dose di coraggio e di forza. Qualità che li ha resi celebri e ne ha fatto meritare sempre e comunque un nutrito ed agguerrito nugolo di fans.
Tra questi, modestia a parte, c'è anche il sottoscritto, che conobbe i Moonspell ascoltando "Alma Mater" e innamorandosene immediatamente e senza tante cerimonie.
Ancora una volta, quindi, la sterzata del suono targato Moonspell c'è, ed è evidente; solo che, a differenza di quanto si possa immaginare, visti i grandi riscontri di pubblico ed il successo che ha accompagnato i cinque portoghesi, la sterzata non si è votata ad un trend melodico e gotico, come ci si poteva aspettare, ma il loro suono si è fatto malvagio e potente, epico in diversi passi, distorto e veloce; tanto che, se si volessero accostare a qualche genere, allora il primo che torna alla mente è il Black Metal.
Parlo naturalmente in maniera generale, ma meraviglia molto il fatto che dopo "The Antidote" che forse era l'album più cupo e disperato dei Moonspell, con accenni gotici a profusione, melodie apocalittiche e nenie oscure, ci si ritrovi ad ascoltare "Memorial" che stravolge tutta l'aurea mefistofelica e decadente della band.

Questo, già di per sé, per quanto mi riguarda, è un punto a favore dei Moonspell: crescere ma non per forza addolcirsi, pur avendo cura della propria brutalità e mai stemperando i toni ma esasperandoli.

Sanguigno. Ecco l'aggettivo giusto per quest'album. Sanguigno. Sin dalla copertina (interna per chi possiede la Limited Ed. come me), sin dalle prime note che, più che accompagnare un percorso catacombale, sembra un intro per un Horror - Movie del genere "L'Esorcista" o "Suspiria".

Un minuto e venticinque per "In Memoriam", tanto per ricamare ed anticipare la struttura epica e grand-guignolesca dell'albm e poi, subito si passa a "Finisterra", che, come si suole dire nel gergo "spacca di brutto". Ecco che le prime impressioni che legano i Moonspell al Black Metal si fanno evidenti: doppia cassa rullante, chitarre assassine pesanti, cupe e ultra-distorte, suono arioso ed epico, che poi esplode in una classica corsa che mi ha molto ricordato i Cradle of Filth di "Nymphetamine". Il brano, scelto per presentare l'intero lavoro, è efficace e brutale, con Fernando Ribeiro che non scherza in quanto a growl e sussurri malvagi, facendo ruotare attorno a sé l'intero resto della band.
Che Ribeiro sia uno dei migliori cantanti metal in giro, lo si sapeva bene, che intendesse mettersi a gareggiare anche con Peter Tägtgren e Mikael Åkerfeldt in quanto a brutalità, nessuno poteva immaginarlo anche se, già dal precedente "Everything Invaded" e "From Lowering Skies" erano degli esempi allucinanti per quanto riguarda i vocalizzi.

"Memento Mori", invece, inizia come se volesse conficcare una spina nei padiglioni auricolari dell'ascoltatore. Effetti synth di sottofondo, ritmo spaccaossa, voce ancora brutale (in questa canzone la si può proprio apprezzare al meglio), stacchi gotici che suonano quasi strani ma si sentono lontano un miglio che sono targati Moonspell, certo, magari di Moonspell incazzatissimi e allucinati, ma sempre Moonspell al cento per cento.
Devo dire che, dalle prime impressioni, questo è il brano che più facilmente riascolto spesso, ed anche se abbisogna di parecchie volte per poterlo apprezzare, è encomiabile da qualsiasi verso lo si ascolti.

Secondo specie di intro strumentale, "Sons of Earth", stacca dai ritmi forsennati e dalla cattiveria delle prime due canzoni per esplorare lidi crepuscolari e minimalisti, con chitarre dal sapore molto "Sin/Pecado" e che mi ricordano tantissimo (forse fino al plagio), i Tiamat di "Wildhoney", ed anche questo è un altro punto a favore dei Moonspell.

L'interludio finisce presto, e si torna alle atmosfere malate con venature epiche e tradizionalmente Heavy con "Blood Tells", in cui le orchestrazioni catastrofiche ed i cazzotti allo stomaco non mancano per nulla nell'incedere tortuoso e che cresce man mano per la durata del brano. Quando sembra di essere arrivati in cima, all'apoteosi della violenza, ecco che arrivano i break e le chitarre melodiche ed acute riportano alle basi le impressioni avute; e così per tutti i quattro minuti del brano che, comunque, non crediate, risulta sempre essere spaccaossa dalla prima all'ultima nota.

"Upon the Blood of Men" inizia con un coro alla Carmina Burana e travolge dopo nemmeno cinque secondi con le chitarre lancinanti e con i balletti orchestrali. Forse il brano più ipertecnico di tutto l'album, forse il più strutturato, il più ridondante di pazzia e malvagità che, mia impressione, ho associato agli At the Gates. Incredibile.

"At Image of Pain" è un legame che percorre le note di "Irreligious" e sventra il suono con un gorgoglio continuo ed una voragine lirica fuori dal comune. Epica, metallo, oscurità, melodia, disperazione, cori gregoriani, l'avreste mai creduto?
Bellissima canzone, da ricordare; forse la più bella di "Memorial".

Ma ancora non è finita: arriva "Sanguine" (ecco da dove deriva l'aggettivo di paragone) ed i vecchi Moonspell, quelli che hanno scritto "Wolfshade" e "Full Moon Madness" ritornano. Il brano è estremamente ispirato, e a differenza dei precedenti, richiama molto la tribalità mediterranea e la ricerca del suono che contraddistinse "The Antidote". Magari si verrà a sapere che questa era una canzone che non entrò in scaletta in quel tempo, o magari no, sta di fatto che è semplicemente sublime e dolorosa. Quanto di meglio dai Moonspell ci si aspetti. Vocalizzi gotici interrotti da break furiosi, per chiudersi in un decadente attacco lunare, infarcito di pazzia e dolore.
Se per la precedente c'era il forse, quale miglior brano, per questa non ci sono dubbi: la migliore dell'intero lavoro!

Altro stacco solo strumentale. "Proliferation", che sembra essere tagliata apposta per un maniaco alla Jason Voorhees ed i suoi "Venerdì 13".
Immaginate di correre urlanti e terrorizzati in una foresta vicino Cristal Lake con Jason che con la sua solita calma, vi insegue e non vi da tregua; ecco. In quel momento se sentirete nell'aria questa "Proliferation" saprete che siete vicini alla fine.

"Once It Was Ours!" invece, esplora sentieri più mistici ed arcani. Altro richiamo ai Moonspell di una volta, altri cori da far rabrividire, altre melodie spaccaossa che stavolta se la prendono comoda e si sbilanciano in nenie ossessive e malvage.
Ascoltare tutti quei "Remember" è un piacere da non farsi scappare.

"Mare Nostrum" è l'ennesimo intermezzo strumentale, e tutta l'atmosfera si fa gelida e grigia. Un pò come accadeva quando Ribeiro si faceva chiamare ancora con uns oprannome e si dichiarava satanista impenitente e misantropo convinto.
Un paesaggio lunare e blasfemo, proprio da lupi. Semplicemente, ammaliante.

"Luna" concede uno spazio arioso al puro Heavy Metal e al gothic più convinto, con arpeggi e spunti di sottofondo a cui i Monnspell non sono mai stati immuni, ma il tutto non serve ad altro che ad acuire la disperazione e la decadenza del brano, con una voce femminile e liquida che ripete sempre "Luna" e che dona phatos ed anima alla canzone. Per il resto, richiami doomeggianti quì e là, melodia e tribalismo. Ingredienti che i Moonspell sanno miscelare con sapienza per confezionare qualcosa di davvero fuori dal comune.

"Best Forgotten" è un brano d'atmosfera e nient'altro. Un semi-finale dai contorni labili e affascinanti, coinvolgente perché sempre sul punto di scoppiare, e quando lo fa, statene certi, si avverte la liberazione della rabbia e del cinismo tutto Black Metal, con tanti richiami al sinfonismo di genere inglese, e gli strumenti che tritano qualsiasi cosa si trovino di fronte.

"Atlantic" è un brano lunghissimo (dura dodici minuti e passa), e, se dovessi prendere ad esempio di come i Moonspell sono cambiati, allora citerei senza ombra di dubbio questo. Attitudine progressiva, melodia lancinante, growl ed ancora growl, tecnicismo, atmosfera, potenza, potenza, potenza, amplificazioni, distorsione, decadentismo, suoni liquidi, paesaggi lunari. Una suite che non vuole finire mai: scordatevi i Moonspell di "Magdalene", oggi questi portoghesi sono diventati cattivi e spaccano e sfasciano tutto quanto possa essere alla loro portata.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:12
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heavy rock

venerdì, 28 aprile 2006

Coniugare la violenza del Death Metal, con la melodia drammatica delle orchestrazioni da camera, le voci femminili, i testi poetici e decadenti, malinconici, originali, perversamente belli, accecanti come la neve d'Inverno; e poi, la storia di una tragedia, della Guerra, delle lande ghiacciate, del sonno di tutte le cose, degli amori perduti, può, tutto questo, essere vero e soprattutto essere messo in musica?

Chi conosce i Dark Lunacy sa benissimo che è possibile e che anzi, il risultato che se ne ha, non può essere aggettivato con nient'altro che "eccezionale".

Si chiama "The Diarist".
Un'opera di quasi un'ora che attraversa le gelide piane della Russia, entra nei palazzi magnifici con le cupole rosse e a cipolla ed i pavimenti d'oro, trova donne coperte di cenci e con gli occhi scavati dall'orrore della violenza e delle privazioni, e ne racconta le storie.
Novecento giorni d'assedio e di guerra per Leningrado. Due anni e mezzo di paura, morte ed oppressione, di freddo che penetra nelle ossa e di case che si sfanno sotto i colpi delle granate.
Un percorso intenso, un viaggio onirico a ritroso nel tempo, guidato da cinque italiani, di Parma, innamorati della Russia dei primi del Novecento, degli Zar e delle distese crepuscolari senza fine.
Un affresco ad immagini, caotico, d'accordo, violento e senza peripezie, ma anche dolce ed ammaliante, semplicemente sublime e fantasmagorico.

"The Diarist" racconta tutto questo. Ed è bellissimo.
È fantastico, originale, mai noioso, incredibilmente toccante e, in finis, drammatico. Proprio come la musica dei Dark Lunacy: Death Metal Drammatico.
Mai etichetta, di quelle odiose e per i comparti stagni, fu più azzeccata.

Drammatico - Bellissimo.

Growl in profusione, cupo e dannato, disperato e toccante; voci femminili dolci come lo zucchero e liriche come un'opera senza pareti ed impalcati; orchestre e musica da camera, vodka dal sapore avariato e scaduto, che lascia tutti, ma proprio tutti, i segni del tempo.

Forse la mia è una fissazione ma, se così è, allora ne sono contento. Ad avercene di band scandinave o americane che suonano e cantano in una tale sublime maniera. Ad avercene di artisti che entrano ed escono dagli schemi con la stessa non-curanza con cui si sorseggia un caffè. Eppure sembra così semplice e naturale, non artefatto e composto; sembra di perdersi davvero nelle distese immense di neve della Russia, sembra di sentirli i rumori delle granate, dei panzerfaust tedeschi che cingono d'assedio la città, sembra davvero di ascoltarli i lamenti della gente chiusa nelle case a morire di stenti, sembra davvero di poterla carpire, toccare, sentirla profondamente dentro la malinconia, la disperazione, la fame, la paura. Tutto quello che la guerra e la morte portano: l'orrore delle cose vissute e raccontate dalla storia che, si spera, non debba più ripetersi.

Non scrivo più nulla. Chi conosce i Dark Lunacy sa benissimo che cosa deve fare e come dovrà usare questo "The Diarist".

Aurora
Play Dead
Pulkovo Meridian
The Diarist
Snowdrifts
Now is Forever
On Memory's White Sleigh
Heart of Leningrad
Prospekt
Motherland
The Farewell Song


»»» Wikipedia - L'Assedio di Leningrado (8 Settembre 1941 - 18 Gennaio 1944): [...] la Wehrmacht fece degli avanzamenti rapidi ed in settembre giunse alle porte di Leningrado; nello stesso tempo i loro alleati avanzarono sino al fiume Svir, raggiunto nel mese di dicembre, a 160 chilometri a nord-est della città.

Incapace o non convinta nel continuare nella sua posizione di vantaggio, grazie anche alla strenua e brillante difesa cittadina organizzata dal Maresciallo Zhukov, l'armata tedesca si trovò ad assediare Leningrado, senza riuscire a conquistarla, per 900 giorni. I militari tedeschi accerchiarono la città bloccando tutte le vie di rifornimento e rimase aperto solo un piccolo corridoio verso il lago Ladoga che prese il nome di Strada della Vita (Дорога жизни in russo, Laatokan elämänlinja in Finnico).

La situazione sanitaria e alimentare della città fu pessima, soprattutto nel primo inverno, ma Hitler non riuscì mai ad organizzare il banchetto da lui previsto per festeggiare la conquista di questo gioello della civiltà europea. Il tentativo di conquista continuò con la denominazione di Operazione Spark, un'offensiva su larga scala partita il 12 gennaio 1943 contro le truppe russe, ma dopo cruente e feroci battaglie l'armata rossa riuscì a distruggere le fortificazioni tedesche ed aprire un corridoio stradale sicuro verso il lato meridionale del Ladoga, riuscendo il 18 gennaio a far giungere rifornimenti alla città assediata.

Nel gennaio 1944 una decisa controffensiva russa riuscì a cacciare i tedeschi dalla zona sud della città ponendo di fatto termine al lunghissimo assedio; più tardi, nella stessa estate del '44 anche le truppe finlandesi vennero ricacciate al di là della Baia di Vyborg e del fiume Vuoski.

Nel caos del primo inverno di guerra nessun piano di evacuazione della città era attuabile e di fatto sia il centro urbano che i suoi sobborghi furono in completo isolamento fino al 20 novembre 1941 quando un corridoio venne aperto sulla superficie ghiacciata dal Ladoga permettendo l'arrivo di vettovagliamento agli assediati.

La capacità di resistenza dei sanpietroburghesi meravigliò molto gli alleati, spaventati dal repentino collasso delle armate sovietiche di fronte ai primi attacchi delle truppe naziste. Molti cattivi profeti già prevedevano una repentina caduta dell'impero sovietico, invece i semplici cittadini, anche solo continuando le loro solite occupazioni diedero un grande impulso morale alla resistenza. Anche gli artisti fecero la loro parte, ad esempio Dmitri Shostakovich compose la sua famosa Sinfonia di Leningrado durante i giorni dell'assedio nel 1941 e riuscì ad organizzarne la prima rappresentazione nell'estate del 1942. Questa opera divenne in breve molto popolare anche al di fuori dei confini russi, in particolare negli Stati Uniti dove divenne un veicolo potente di propaganda per la lotta contro il Nazi-Fascismo.

Una stima accurata delle vittime dell'assedio è fonte di continue dispute, dopo la fine della guerra il governo sovietico riportò una cifra di vittime di circa 670.000 dal 1941 al gennaio 1944 ma molte valutazioni di terze parti riportano cifre oscillanti tra i 700.000 e i 1.500.000 caduti con una predominanza di fonti che ne indicano il numero in 1.100.000.

Sempre le stime valutano che la città di Leningrado da una popolazione nel 1939 di quasi 3,2 milioni di abitanti, si ritrovò con poco più di 2,5 milioni di cittadini al termine dell'assedio.

In virtù del suo eroismo e delle sue vittime Leningrado fu la prima città dell'Unione sovietica ad ottenere il titolo di Città eroina conferitole nel 1945.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:18
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heavy rock, darkening

giovedì, 27 aprile 2006

S           I           L          E          N          Z          I          O          .          .          .          .          .          .
Raggio inquieto di luna violenta · viene una notte, più scura di ogni tristezza · e non sai, se pregare disperato, o morire così · Solo, e senza sicurezza alcuna · Nella luce d'ocra e dolce che sprofonda nel mare che si muove · hai affogato il tuo silenzio pensando di poterlo diluire e sfare · ma non ha più impeto, né gambe e né braccia · forse nemmeno parole, che non hai voluto dire · che non hai inteso proferire.

S           I           L          E          N          Z          I          O          .          .          .          .          .          .
Dolce lasciarsi andare · proprio come morire · ma a braccetto della Volontà · perché immagini solamente · come sia fatto il sole e quali raggi investiranno la tua innocenza · quali il tuo viso, e quali le mie rimembranze inghiottite dalla falce del tempo.

S           I           L          E          N          Z          I          O          .          .          .          .          .          .
Non dimenticarmi, per favore · e per quello che non sono stato · per quello che avresti voluto e ho seppellito · per quello che ti sarebbe piaciuto e ho cancellato · per quello che potevo aspettare, ma ho intrappolato stretto · legato e stretto, soffocato ed immobilizzato, da corde sottili, come filamenti d'argento · per manomettere il tempo che passava · e la sera quando è venuta, che s'è fatta padrona di ogni pensiero · ineluttabile e violento.

No · Non accadrà più, se tu non vorrai · Le ombre, come uccelli notturni, civette delle persecuzione · Digregano in alto, Fuochi da distruggere, per desideri da dover tacere. · Adesso, per favore · non dimenticarmi · ma lasciami morire · ancora una volta · nella tombra del mio
S           I           L          E          N          Z          I          O          .          .          .          .          .          .

Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:03
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diary of a madman

martedì, 25 aprile 2006

Non ho mai provato ad amare una donna che, come un groviglio di vipere nello stomaco, irto, spinoso e contratto, non mi ha perdonato, ancora una volta, e vorrà prendersi, come un miracolo, la testa dei miei supplizi e il cuore rappreso senza pezzi.
Senza vita, mi adagio e aspetto un miracolo; una profezia che sappia dare giusta direzione alla mia stella del mattino, alle mie parole incancrenite, a tutto quanto salta e rimbomba nelle mie preghiere per l'universo.

Vado e non comprendo, quanto sia forte e terribile dormire sotto le ali impetuose della tempesta.
Pioggia di primavera, stille di sogni, contratte paure e riverite suppliche senza vedere, scorrono e lasciano via, senza dannarsi, per la mia anima piegata e distorta, forse vuota, forse insensata, quanto io non comprendo dare.

Vampira cogli occhi di lapislazzuli, che barcolli lungo i lembi sfocati, invisibili e marcescibili del desiderio che non riesco a recuperare, per favore, chiuditi in me, oltre che il mondo, io non so bene cosa tu supplichi ed inveisca.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 19:35
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bloodysucker

martedì, 25 aprile 2006

25 Aprile. Anniversario della Liberazione d'Italia dall'occupazione nazista e dal fascismo.

Io non dimentico MAI d'essere Antifascista.
Senza nessuna possibilità di revisionismo storico e politico, né sociale, né umano né morale: l'Italia repubblicana e democratica, libera, equa e sociale, l'hanno fatta gli Antifascisti Partigiani e nessun altro.

Nessuno potrà permettersi, MAI, di infangare il sacrificio e la lotta dei Compagni Partigiani equiparandoli a puri mercenari al servizio delle truppe alleate contro i "combattenti" di Salò ed i soldati nazisti.

Non c'è altro male assoluto e peggiore del fascimo e del nazismo, non c'è altro bene comune più prezioso della memoria, che manteniamo viva, dei Compagni morti per la Liberazione d'Italia.

A loro questo giorno è dedicato. A loro questo post io dedico.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 14:23
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diary of a madman

lunedì, 24 aprile 2006



In Memoriam
Finisterra
Memento Mori
Sons Of Earth
Blood Tells
Upon The Blood Of Men
At The Image Of Pain
Sanguine
Proliferation
Once It Was Ours!
Mare Nostrum
Lun
Best Forgotten


Finalmente.
Dal Buio, più pesto, profondo e farraginoso.
Qualcosa per cui è valsa l'attesa mortale di tutto questo tempo passato a fantasticare su come sarebbe stato questo nuovo album. Per dovere d'obiettività, visto che gira da poche ore nel mio lettore cd, per ora mi astengo da qualsiasi giudizio e rimando a chi ne fosse interessato, alle recensioni fatte da chi lo ha ascoltato già ed ha avuto il tempo di meditarci su.

Presto, un post esaustivo di "Memorial" che, già da adesso, posso dire che, probabilmente, per il sottoscritto, rappresenta l'album dell'anno.
Staremo a vedere, anzi a sentire.

»»» Metallized.it

»»» Nero Opaco 

»»» Dagheisha.com

»»» Iced Tears

Gli altri post sui Moonspell sul Reame di Ozz:

- Love Crimes

- Trebraruna

- Eurotica (I Sogni che non si Tramutano in Incubi)

- Mephisto

- Opium

- AbYsmo

- Moonspell

Prostrato da OzzyRotten alle ore 23:23
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heavy rock

sabato, 22 aprile 2006

Oggi è uno di quei giorni in cui la differenza tra lo stare in carcere ed il vedersi stravaccati sul letto o sulla poltrona sono opzioni identiche. Niente da fare se non osservare rigagnoli d'acqua sporca che si schiantano sui vetri delle finestre per poi morire in un tortuoso, breve, percorso. Niente da volere, se non la noia, inquieta ragazza, che abbraccia ed avvinghia stretta; niente da provare, se non una rabbia cavalcante che nasce ed erutta con la furia della tempesta impervia che si consuma sulla terra, fuori, sull'erba bagnata che odorerà di un miscuglio marcescente di freschezza, catarsi e morte, fuori, lungo le foglie ed i boccioli appena spuntati ed accennati che stentano a vivere sotto i colpi violenti del temporale, fuori, dalle mie orecchie che non hanno altro da ascoltare se non il ricordo delle elucubrazioni, a volote bisbigliate, a volte contorte, del mio carattere semplice, ma che a volte mi sembra estremamente complesso.

Un sabato simile affligge più del dolore cronico che si dibatte nei confini stretti e delimitati dei reni affaticati e della schiena piegata. Più di quanto il cuore indurito ed abbruttito, somigliante ad un rosso rappresso e svenevole, abbia saputo fare in un passato non tanto remoto, più di tutti i sorrisi opachi che si sono spenti nel calderone scottante e nero dell'indifferenza e del cinismo.

Oggi sono intrattabile.
Mi servirebbe una cura per lo stomaco attorcigliato che fa male, per il fegato gonfiato che mi rende il contorno degli occhi stanco e malato, per le idee che s'avvicinano e s'allontanano con velocità e senso psichedelico e mi costringono a provare conati di vomito ad ogni passo dato.

Se esco fuori, mi vien da pensare a quanto tempo sia trascorso dall'ultima volta che ho sentito chiamarmi con affetto, a quanto sono stato incapace in molte situazioni, ai vestitini succinti di una femmina impudica che, quella sì, quella sì, sarebbe stata disposta a tormentare il mio viso con baci e carezze.
Adesso, niente.
E niente è una parola che troppo spesso, in questo presente, ricorre nel mio vocabolario.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 17:34
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diary of a madman

Aria 

giovedì, 20 aprile 2006

Fiutare l'aria, come cani.
Sbavando per strade che non si conoscono e cercando l'appiglio del male, in ogni sua dimensione.
Quella mia.
Di nessun altro.

Perchè io sono il male assoluto generato dalla sofferenza e da tutto quanto è "facile" e "futile".

Un imprevisto sguardo verso il nulla: per il nulla.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:21
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diary of a madman

giovedì, 20 aprile 2006

Anima mia, Anima mia, ricordi la cosa che vedemmo quella magnifica dolce mattina d'estate?
Alla svolta di un sentiero, una carogna infame, adagiata su un giaciglio di sassi, con le gambe all'aria come una donna impudica, bruciando e sudando i suoi veleni.
Come una fontana dai ritmici singhiozzi, sento colare il sangue con un lungo mormorare.
Ma mi tasto il corpo invano in cerca di una ferita.

Io sono il vampiro del mio cuore. Uno di quei grandi derelitti condannati al riso eterno, che non hanno imparato a sorridere.
Sono forse morto... Devo essere Morto.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 01:03
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darkening