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E non mi pare vero.
Sto aspettando che un treno mi travolga senza stridore di rotaie arrugginite.
Sto camminando, pian piano, col passo pesante, plumbeo, deciso ed immancabile; tale e quale a quello disegnato da un improbabile destino che mi sembrava, qualche tempo fa, nient'altro che di procrastinazione.
Ho la vista abbastanza lunga per osservare, oggi, la curva incrinata ed impercettibile, su di un piano totalmente soggettivo, del mio cielo di nervi e fluidi.
E non ho remore, e non ho paura a camminare su traverse imbullonate di chiodi d'acciaio, scurite e bruciate; spiegate e crocifisse lungo le mie vene secche di grettezza, pompate di misantropia.
Volete che la violenza vi pervada?
Avete mai ascoltato un suono di batteria che sembra moltiplicarsi e che polverizza qualsiasi cosa gli venga incontro?
Pensavate che il "vecchio" Death Metal, fosse morto e sepolto da quando i Morbid Angel suonavano "Altars of Madness" o gli Obituary "The End Complete"?
Vi sbagliate di grosso.
E ancora:
Credete che il Death Metal sia ormai un genere ridicolo, fine a se stesso, che non abbia nulla da dire, contaminato fin nelle budella, svezzato solo dal genere "Swedish"?
Avete coscienza che una band Death debba solamente inneggiare a Satana e ai suoi accoliti per essere veramente di "spessore"?
Vi sbagliate ancora, e i Nile sono lì a dimostravelo.
Avanti.
Su, avanti: trovatemi una band talmente perfetta, violenta, oltraggiosa, incredibilmente preparata e d'"atmosfera", come i Nile.
Il loro "Annihilation for the Wicked" è la dimostrazione lampante che, ad un vero Deathster, qualsiasi cosa che non sia putridamente catacombale, fa solamente ridere, che qualsiasi suono non complesso, qualsiasi arrangiamento buttato e poi sparato a caso, è davvero uno schifo, che il Black Metal di blasfemo ha solamente il face-painting, che la musica, pur essendo violenta, opprimente, da incubo, è, essenzialmente tecnica e sentimento; mica è detto poi, che di sentimenti, bisogni coltivarne solo di positivi o attuali!
Sedici anni che ascolto Heavy, e di sorprese ne ho avute parecchie.
Quando iniziai ad ascoltare questa musica, niente mi sembrava più emozionante della voce di Bruce Bruce o di Michael Kiskie; quando cominciai ad "estremizzare" i miei gusti e comprai "Demanufacture" dei Fear Factory, capii che c'era molto altro, oltre agli Iron Maiden e compagnia; scoprii per la prima volta che non era inverosimile che si potesse creare una musica tanto potente e sfavillante dai rumori di una fonderia; quando mi regalarono "Icon" dei Paradise Lost, compresi pure che di sentimenti tragici, c'erano generi che ne trasudavano, e oggi invece che ascolto quest'album dei Nile, ho capito che non c'è nessun limite all'estro nella ferocia.
I Nile. Americani, come nella migliore tradizione 80's dei Thrashers della Bay Area o dei Deathster di Tampa, in Florida.
Fautori di un Death Metal ultra-tecnico, ultra elaborato, ultra-arrangiato, inarrivabile e con la particolarità di inframezzi orientaleggianti che richiamano l'Egitto dei Faraoni e la loro iconologia funeraria e deistica, finora non hanno sbagliato un colpo in tutto quello che hanno composto.
Ritmi serratissimi eppur variegati, che vanno da atmosfere, appunto, "catacombali" in stile Doom, a sfuriate impressionanti di velocità e tecnica da far impallidire Morbid Angel, Deicide e Suffocation messi insieme.
Ad ascoltarli, sembra di ritrovarsi nel racconto di H.P. Lovecraft "Sotto le Piramidi", con atmosfere crudeli e mefitiche che trapelano dalle note, pur essendo queste un tappeto inviolabile, ma che, "tra le righe" sprigionano quello che nel gergo si chiama "mood", ossia la sensazione che dietro a tutto ci sia un architettura più larga, che va aldilà dei suoni lancinanti e della violenza fine a se stessa, non si capisce bene se voluta appositamente o solo casualmente apparsa.
Incredibili.

"Quello che sta accadendo in queste ore, e cioè la protesta illegale e a tratti squadrista che i tassisti stanno conducendo a Roma e in tutte le grandi città italiane, ci induce a ritenere che il Decreto Bersani abbia in parte colto nel segno, toccando dei privilegi e delle rendite che non hanno ragione d'essere in un paese liberale. La protesta dei tassisti mostra come poche decine di migliaia di persone possano bloccare un paese e calpestare i diritti di milioni di comuni cittadini, troppo onesti e disorganizzati per far valere le proprie ragioni civilmente e nel pieno rispetto della legalità.
Il corporativismo che questa riforma voleva contribuire a scardinare mostra tutta la sua arroganza, quello di una lobby che antepone i propri egoistici interessi all'interesse della generalità, difendendo privilegi che essa considera ormai alla stregua di diritti. Ma che ne è dei diritti dei comuni cittadini? Non siamo meritevoli di tutela, noi che non facciamo blocchi illegali per le strade impedendo alla gente di andare a lavorare? Non è un nostro diritto avere un numero di taxi che sia in linea con le esigenze della comunità e dell'economia locale? Non è un nostro diritto pagare il tragitto in taxi dalla città all'aereoporto meno del biglietto di un volo internazionale?
Ma la protesta dei tassisti è solo la punta di un iceberg, presto anche le altre corporazioni faranno sentire la propria voce, perchè in questo paese di solito vince chi fa la voce più grossa. Ebbene, questo non deve più accadere! Basta con i ricatti delle lobby! Basta con i politici che soffiano sul fuoco della protesta per poi proporsi come mediatori per prendere qualche spicciolo di voto in più, dimenticandosi dell'interesse della collettività! Basta con la politica che accontenta questo e quello a spese di tutti.
Noi chiediamo al ministro Bersani di andare avanti nella strada delle liberalizzazioni senza farsi fermare dai ricatti dei vari potentati, corporazioni ed interessi di parte. Non bisogna cedere di un millimetro ma anzi andare avanti il più speditamente possibile, in virtù del mandato conferitovi dagli italiani alle scorse elezioni e forti del sostegno dei due terzi degli italiani che giudicano positivamente il decreto in questione.
Altrimenti, se ci faremo fermare anche stavolta, continueremo ad essere l'Italia delle gilde e dei mestieri: un paese medievale, anacronistico relitto nel mare della competizione globale."
Potete leggere il Post originale QUI.
Leggete, comprendete, prendetene atto e diffondete più che potete.
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"Sei andato a scuola? Sai contare?"
"Come contare?"
"Come contare? 1,2,3,4, sai contare?"
"Si, so contare"
"Sai camminare?"
"So camminare..."
"E contare e camminare insieme lo sai fare?"
"Si! Penso di si!"
"Allora forza! Conta e cammina! dai... 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8..."
"Dove stiamo andando?"
"Forza! Conta e cammina! 9... 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 99 e 100! Lo sai chi ci abita qua? A? U zù Tanu ci abita qua!!"
"Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!"
("I cento passi" di M.T.Giordana)
E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio.
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare.
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato.
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore.
Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare,
gridando forte senza aver paura
contando cento passi lungo la tua strada
Allora... 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
"Noi ci dobbiamo ribellare..."
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare,
Gli amici, la politica, la lotta del partito, alle elezioni si era candidato.
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato.
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato.
Allora dimmi se tu sai contare,
dimmi se sai anche camminare,
contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani
Allora...
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto;
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato.
Allora dimmi se tu sai contare,
dimmi se sai anche camminare,
contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani
Allora...
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi
"E' solo un mafioso, uno dei tanti"
"E' nostro padre"
"Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!"
(Modena City Ramblers - da Viva la Vida! Muera la Muerte!)
»»» Giuseppe Impastato, meglio, Peppino come lo chiamavano gli amici ed i compagni di partito, non era nessuno. Perlomeno, non lo era per se stesso.
A nulla valeva il cognome che portava, che a Cinisi rispecchiava omertà, mafia, violenza, timore e soggezione. Ma Peppino era differente.
Peppino Impastato è stato nessuno, come ho detto, dapprima per se stesso, poi, dopo la sua tragica e misteriosa morte, anche per tutta la società civile degli anni settanta, che lo voleva dapprima colluso con la piovra mafiosa stessa, poi suicida e, di riflesso, caricatura dell'intellettualoide impegnato per svogliatezza che, nella decadenza dei costumi, ha trovato la propria tomba.
Ci sono voluti quasi trent'anni perché la memoria di questo Compagno bistrattato e disamato anche dalla Sinistra da "salotto", sia stata riportata sui binari della correttezza, anche se tragica, del martirio e della forza delle idee.
Avevano tentato di infangare il suo ricordo con accuse e pretesti che ne avrebbero spento la lotta, l'ideologia, la poetica, l'arte, la passione di un piccolo, piccolissimo siciliano che amava la propria terra e che, di contro, detestava la violenza e le vessazioni mafiose.
Oggi invece, tutto è differente. Peppino è il Compagno la cui storia ha fatto e fa ancora piangere decine di persone, per coraggio e spregiudicatezza.
La sua vita, dovrebbero conoscerla anche i muri, e la sua lotta, in tutti coloro che si riconoscono come Comunisti, dovrebbe essere presa a modello, rispettata e imitata.
»»» Peppino Impastato: Biografia, collegamenti, opere. Su Wikipedia.org
»»» Peppino Impastato, una vita contro la Mafia....
»»» Centro Siciliano di Documentazione "Peppino Impastato" - 29 anni contro la Mafia
