giovedì, 31 agosto 2006

Dan Brown ci riprova.
O meglio, ci aveva già provato nel 1998 con questo suo primo libro, inizialmente intitolato "Digital Fortess", ma poi, evidentemente deluso dello scarso o nullo interesse suscitato dal thriller in questione, lo scrittore americano decise di dedicarsi ad altro, e, nella fattispecie, alle sue due opere maggiori e cioè "Angeli e Demoni" prima, e il "Codice Da Vinci" poi.
Visto che, oggi, i libri di Dan Brown, aldilà della qualità che serbano, sono diventati un prodotto ad uso e consumo di milioni di lettori sempre avidi di intrighi, crittogrammi, trame al fulmicotone e colpi di scena, non dimenticando mai la necessaria suspence, allora, il buon Dan avrà certamente deciso di "cavalcare l'onda", ripubblicando o estendendo ai paesi dove non era stato tradotto precedentemente, il suo primo romanzo in assoluto che, qui in Italia si intitola, in maniera molto più sibillina, "Crypto".

Confesso che i libri di Dan Brown mi sono piaciuti sempre. Li ho letti tutti e quattro (comprendendo anche questo di cui parlo), ritenendoli semplicemente per quello che sono, ossia ottimi romanzi con trame avvincenti, almeno per la loro architettura narrativa complessa ed avvincente, e non piccandomi di certo a volerne trovare, in questi, riscontri storici o teologici, né topografici, né fantascientifici, né di nessun'altra natura.
In fondo lo stesso Brown, probabilmente, aldilà della sicumera e della facciata di professore autorevole che scrive "grandi verità", desidera proprio questo dai suoi lettori: che passino, insomma, qualche ora avvincendosi a storie con dei connotati quantomeno originali, senza nessuno scopo altro che il puro intrattenimento.

Giuste posso giudicare le numerose critiche piovute addosso all'autore per tante leggerezze nel corpo logico dei testi, giuste certe recriminazioni riguardanti la lingua ed altro, di certo davvero rincresciose, invece, le polemiche di molti ambienti cattolici o vetero - cattolici che hanno accusato Dan Brown di essere nient'altro che un eretico che si dà arie da intellettuale, fulminando scomuniche che, alla fin fine, non hanno fatto altro che accrescere la morbosa curiosità della gente che non lo aveva ancora letto, sempre tesa a scoprire segreti scabrosi e pettegolezzi letterari in ogni riga che non sia conforme a quanto benedetto e consacrato dalla Cei.
Trabocchetti invece, così si chiamano questi, e gli editori dello scrittore americano lo sanno bene, come pure i produttori cinematografici che sono riusciti a far passare un film inutile e noioso, come il fenomeno cinematografico dell'anno, riuscendo a ricavare milioni di dollari da una pellicola che, se non si fosse trattato della trasfigurazione cinematografica di un best-seller, anzi, "del" best-seller degli ultimi anni, sarebbe stato un sicuro flop ed una perdita di capitali ingente.
Ma la pubblicità, per buona o cattiva che sia, è sempre pubblicità, e di certo non fa che crescere l'interesse e porre alle luci della ribalta, fatti, vicende, e storie del tutto trascurabili. E purtroppo è così non solo per quanto riguarda l'arte cinematografica o la letteratura, ma anche riguardando altri ambiti e altre questioni che è inutile, se non noioso, rivangare.

Ebbene, il libro.
"Crypto" stavolta prende di mira la NSA (National Security Agency) americana, e cioè la più potente ed organizzata agenzia governativa che si occupa di spionaggio e controspionaggio a livello mondiale.
La NSA è impegnata anche, nella decrittazione di codici informatici e comunicazioni riservata che percorrono l'etere informatico.
Ed è proprio di questo che il libro si occupa: una fenomenale macchina progettata e funzionante per decodificare codici e password complesse, denominata appunto, Crypto, in possesso della NSA, scopre un giorno un file virtualmente inviolabile, cosa impensabile fino a quel momento, e dunque, il Vice Direttore dell'agenzia, tale Strathmore, coadiuvato da una affascinante (anche se un poco glaciale) capo-crittologa (Susan Fletcher), cerca in tutti i modi di impossessarsi della password del file, progettato da un suo ex collaboratore (Ensei Tankado) cacciato dall'agenzia per questioni etiche e deontologiche e che ha giurato di vendicarsi dell'umiliazione tentando di distruggere il più grosso e complesso cervellone americano di informazioni riservate.
Come?
Cercando di violare il database di dati dell'archivio centrale della NSA, mettendo così in ginocchio tutti i servizi di intelligence e di spionaggio del governo americano.
Succede però che Ensei Tankado muore a Siviglia in circostanze misteriose, e come ultimo suo gesto in punto di morte, consegna a degli sconosciuti un anello con delle strane incisioni sovra riportate, incisioni che Strathmore e la Fletcher considerano la "chiave" del file introdotto in "Crypto", e dunque, l'unica maniera possibile per bloccarne il flusso devastante che rischia di minare dalle fondamenta, l'apparato segreto degli Stati Uniti.

Il resto della storia, che qui ho derro per sommi capi, lo leggerete nel libro, se avrete intenzione di comperarlo, altrimenti, vi basti sapere che, come per il precedente "La Verità del Ghiaccio" (che aveva come punti cardine, invece, altre due agenzie americane, la NASA e il NRO), questo romanzo è strutturato con intelligenza e ben studiato, ma non nei minimi particolari.
Americanate, si dovrebbero chiamare, e probabilmente lo sono, solo che, raccontate alla maniera di Dan Brown, non possono che far andare a ruba il libro (io stesso ho girato tutte le librerie di Vieste per cercarlo, non trovandolo, ed anche quelle limitrofe).

Di punti a favore questo romanzo ne ha molti, come, di contro canto, anche a suo sfavore. Facendo un esempio: come può essere possibile che il super - blindato, super - corazzato, super - tecnologico e super - sorvegliato edificio che ospita "Crypto", abbia meccanismi di chiusura e di apertura delle porte super - sofisticati ed a prova di bomba, quando, invece, in un momento di disperazione, la protagonista, riesce ad aprirne una con la sola forza delle mani, senza rimanerci attaccata vicino?
Oppure, come fa, un autore come Dan Brown, certamente bene informato e che sicuramente si avvarrà di un'equipe di specialisti e collaboratori preparati quanto e forse più di lui, scrivere che nella cattedrale di Siviglia sono conservate le spoglie di Cristoforo Colombo (perlopiù, particolare ancora più imbarazzante, trattandosi di reliquie, ci si riferisce ai testicoli del grande esploratore...), quando invece è una pura e semplice falsità?

Certo, Dan Brown non è Umberto Eco, lo si deve ribadire, e ad onor di cronaca, credo (spero), non si reputi alla stessa altezza dello scrittore italiano, però, certamente, sarebbe lecito aspettarsi da un autore di portata mondiale, e del peso di Brown, qualche particolare un pò più coerente e non campato in aria.
E gli esempi si sprecherebbero, non solo per questo libro, ma anche per gli altri.

Speriamo che, da questo punto di vista, Brown migliori con la sua prossima opera, "La Chiave di Salomone", probabilmente edita nella prima metà del 2007 che, da indiscrezioni fatte trapelare ad arte per creare ansia d'attesa, si occuperà stavolta di Massoneria, dopo, quindi, degli Illuminati (in Angeli e Demoni) e del Priorato di Sion (nel Codice Da Vinci), in un thriller che si preannuncia mozzafiato, e di cui, si sa per ora, che alcuni misteri ed indizi del libro, sono celati sulla copertina del "Codice Da Vinci" raffigurante la “Monna Lisa” di Leonardo, già edito e ristampato in parecchie edizioni.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:31
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diary of a madman, darkening

lunedì, 28 agosto 2006

Esattamente due anni fa, scrivevo:

«Questo è un sogno che non avrei mai voluto fare, ma che purtroppo, ancora adesso, mi trovo a ripetere e tutto non mi sembra altro che Tenebra e stupidità.»

Mi sono accorto che l'afflizione, i sentimenti, i desideri, le paure, le piccole e grandi tarantole che mi mangiavano lo stomaco allora, sono cresciute, ora, diventando il cancro esteso di tutte quante le cose accadute, dimenticate, poi tornate, o magari sepolte definitivamente.

Il sogno viene ancora perpetrato, credo, per tanto ancora.

Auguri al mio Reame di ermetiche parole e di passioni fluenti.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:45
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giovedì, 24 agosto 2006

La tigre è ancora viva:
SANDOKAN ALLA RISCOSSA!




SANDOKAN

Più crudele è la guerra
e l'uomo sa cos'è la guerra.
Caldo e tenero è l'amore
e l'uomo sa cos'è l'amore.
Giù dal cielo scende un tuono
tutto intorno un grande suono
nasce il seme dalla pianta
il grande albero adesso canta

Corre il sangue nelle vene
grande vento nella notte calda si alzerà

Sandokan Sandokan
giallo il sole la forza mi dà
Sandokan Sandokan
dammi forza ogni giorno ogni notte coraggio verrà

Sandokan Sandokan
giallo il sole la forza mi dà
Sandokan Sandokan
dammi forza ogni giorno ogni notte coraggio verrà

Sandokan Sandokan
giallo il sole la forza mi dà
Sandokan Sandokan
dammi forza ogni giorno ogni notte coraggio ve...

La conchiglia suona piano
il mare ormai è già lontano
Sale e scende la marea
che tutto copre e tutto crea

Corre il sangue nelle vene
grande vento nella notte calda si alzerà

Sandokan Sandokan
giallo il sole la forza mi dà

Sandokan Sandokan
dammi forza ogni giorno ogni notte coraggio ve...

Sandokan Sandokan
giallo il sole la forza mi dà
Sandokan Sandokan
dammi forza ogni giorno ogni notte coraggio verrà

Sandokan Sandokan
giallo il sole la forza mi dà
Sandokan Sandokan
dammi forza ogni giorno ogni notte cora...
dammi forza ogni giorno ogni notte cora...
dammi forza ogni giorno ogni notte coraggio verrà

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Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:55
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lunedì, 21 agosto 2006

Notte fonda ed il mare quieto che sfiora con stanchezza ammaliante gli scogli, le corde dei trabucchi sparsi, i faraglioni illuminati dal basso con la punta possente ammantata d'opale.
Da lontano, il rigurgito selvaggio della città, il sapore dell'acqua salata che ci sale fin nelle nari; da vicino, lo stare seduti su un palco di cemento e mattoni brulli, ed ammirare quanto sia grande ed immenso l'Adriatico e quanta gente abbia inghiottito, resa felice o disperata.

Lo sappiamo bene, noi, che la notte alla rive di questo mare ha le gote imperlate e lo sguardo perso nella lontananza schiava della coperta di cielo leggera, addobbata di sirene, cantici alla Madre e desideri che abbiamo visto nascere, crescere, e alla fine avvolgerci completamente.

Come carne e come spirito, come brezza di maestrale e fantasma del passato e del futuro.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 18:13
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martedì, 08 agosto 2006

Stille rubate alla nebbia.
Non serve urlare per riprendersele:
per quanto ci si sforzi,
sporche e iniettate di polvere e rabbia,
non torneranno indietro.

Vivere in un momento, per poi spegnersi
come una luce opaca che discende verso la terra maculata.

Non ho nient'altro che un organo che mi fa male nel petto,
non ho odore di cordite da spargere, né campi sterminati di cui poter gioire.

Stille rubate alla nebbia.
Se cerchi i ricordi scomparsi, non puoi far altro che piangere e affliggerti:
quelli radiosi ed assassini, rivoltano la coscienza e la stordiscono per ucciderla.

Morire per aver vissuto male, forse non è una colpa più grande
del doversi esporre a miasmi di zolfo e fulmini e furia nei cieli.

Stille riportate alla nebbia,
perché la padrone del male stende un velo nero su tutte le cose;
saluta il giorno che forse non dovrà più sorridere,
acuisce il dolore lancinante nella carne che bolle, nei fianchi stemperati
sotto palpebre che non hanno moto.
Solo, stanche e spiaciute,
d'aver perso ogni stilla di sale
nella nebbia degli anni.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:12
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