Quando sento la sua voce i polmoni in petto mi si bruciano, e io non ho che fare per respingere questa grande, immane passione che non si esaurisce nel battere delle palpebre, né chiudendo completamente gli occhi, pure se fosse per secoli e secoli ancora.
Ho una grande tristezza in corpo: niente a che vedere con dubbi, incertezze, problemi, giorni che si infrangono e sigarette che diventano cenere esaurendosi.
Niente a che fare con l'eterna battaglia di fastidio che combatto tutti i giorni. Quella lo so bene, sarà sempre un ciclo da aprire e chiudere tra un alzarsi ed un coricarsi sullo stesso identico, freddo e scomodo sudario.
Ma quando si fa buio, figure nel cervello girano, m'attirano, m'invitano, mi chiamano, ed io sento la loro voce, sento il loro tremendo e struggente canto, sento il loro atroce pianto balbettato in sillabe discontinue. Tutte quelle che io dovrei ascoltare da vicino, abbracciare e stringere fino a disintegrare.
Non posso. E per una futile croce appoggiata sulle mie spalle al venire inerte ed ordinario del giorno, se ne sostituisce una di brace e di rovi nei centri nervosi, alla sera.
Immanentemente.