venerdì, 29 giugno 2007

Α
Noi siamo il respiro dell'universo,
l'incedere tumultuoso e meccanico dei corpi invisibili,
l'aurora nel cielo, ed il bronzo scuro della terra quando muore.

Noi siamo ai quattro cardini,
le nostre palpebre, tinte di blu, tinte d'ocra
sincronizzate rilasciano il nettare dell'Amore:
perché noi siamo Uno e Nessuno.
Siamo il Tutto in Uno e sui rostri di pietra
spargeremo sangue e vita,
perché la nostra ricompensa è nasconderci,
e lassù, lungo i profili di gemme stellate,
lì abbiamo eletto il nostro tempio, la nostra casa
nel nostro cuore grondante.

Noi siamo fuoco, anima e pensiero.
Nessuno può annoverarci tra i suoi accoliti:
siamo luce e buio, nascita e Destino,
e non abbiamo che nelle mani, il desiderio che duri.
Che si faccia alto, vibrante e possente, come le nostre parole.

Ma noi non siamo Nulla, siamo Uno, siamo la brezza del mare,
e le ombre della spuma lungo la linea dei nostri giorni, delle nostre ore

Siamo due, siamo uno.

“Amore è la Legge, Amore sotto il dominio della Volontà”  

 Ω
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diary of a madman

giovedì, 28 giugno 2007

Hadit: Io sono il Serpente segreto avvolto a spirale e pronto a scattare: nelle mie spire c'è la gioia.
Se sollevo la testa, io e la mia Nuit siamo uno.
Se l'abbasso e sputo il mio veleno, allora c'è estasi nella terra, ed io e la terra siamo uno.


Prostrato da OzzyRotten alle ore 14:15
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diary of a madman

mercoledì, 27 giugno 2007

"L'illuminazione non si raggiunge vedendo la luce, ma esplorando l'oscurità."
Carl Gustav Jung



Il surrogato di questo disco, la sua filosofia, l'atmosfera di sacralità che in esso si respira, sono insiti proprio in questo aforisma: esplorare la parte oscura.
Certo i Therion, autori di questa encomiabile opera, non vorranno riferirsi ai sequel di "Guerre Stellari". Piuttosto ad un misticismo dell'"unico" e dell'"auto-deificazione", tanto caro alla tradizione Ermetica non ortodossa.

Qui si parla di Cabala, di simbolismi e "segreti" donati dalla rune, quelli basati sul sistema di interpretazione della Cabala stessa, elaborato dall'erudito, mistico, filosofo, poeta e scrittore Johannes Thomae Bureus Agrivillensis, precettore del Re Gustavo di Svezia, che passò la vita ad interessarsi di come adattare i sistemi ermetici della sua epoca (parliamo del periodo a cavallo tra il XVI ed il XVII secolo e quindi, per forza di cose di Rosa+Croce in primis) ad un'idea che per quell'epoca sembrava assurda.
Ovvio, per chi si interessava di Ermetismo: creare un sistema di interpretazione dei segni basato non sui classici simboli ebraici, ma bensì sulle cinquanta rune in possesso della tradizione nordica e scandinava in particolare.
Per fare questo, egli dovette stravolgere le "letture" allora considerate proprie e corrette, creandone una nuova, che venne poi detta "Uppsalica". Forse questo strano e particolare personaggio non avrebbe mai immaginato di avere come allievi e studiosi del suo sapere gente del calibro di Papus o Aleister Crowley, che fecero della Cabala Uppsalica, un metodo di studio delle scienze occulte prettamente europeizzato, e quindi slegato dai canoni del misticismo giudaico.

Cose ardue, cose dell'altro mondo verrebbe da dire.
Ma i Therion, lo sa bene chi li ama e li segue da tempo, in questo genere di argomenti ci sguazzano a meraviglia, ed il risultato non poteva che essere, proprio, "Gothic Kabbalah", un concept incentrato sulla vita del già citato Bureus, che di diritto va a far parte della quadrilogia che la band sta dando alle stampe, ed il cui ultimo capitolo, con le rimanenti canzoni a far cinquanta in tutto, verrà pubblicato nel 2009.
Per ora però dobbiamo "accontentarci" di questo dischetto che porta in sé ben ottanta e passa minuti di musica che, come nella migliore tradizione della casa, risultano essere ostici ai primi ascolti, godibilissimi e ricchi di spunti infiniti man mano che se ne riescono a percepire i molteplici sensi.

Anche stavolta, come successe per "Lemuria/Sirius B" i dischi sono due, e se nel caso di questi due album era data l'opportunità all'ascoltatore di apprezzare uno o l'altro, visto che venivano venduti separatamente, per il presente il discorso è diverso: due dischi venduti assieme.
Mastodontici, epici, cangianti, disarmanti, perfetti da ogni punto di vista li si voglia analizzare.
La produzione per esempio. Messa nelle mani di un produttore che già ha lavorato con Rammstein, Europe, ecc.; la qualità altissima dei contenuti, che non serve ribadire sia eccellente, e poi le melodie.
Quelle sono il punto forte di questo album, di questa opera: sempre in bilico tra un Heavy Metal roccioso e pesante, ed un goticismo di gusto apocalittico che regala perle messe su pentagramma che difficilmente potrebbe qualcun altro riprodurre.

È per esempio il caso di "The Perennial Sophia" con il suo struggente incedere, magicamente sublime, o di "Der Mitternachtslöwe" prima traccia del primo disco, che si perde nei barocchismi pomposi del sinfonismo e dell'opera lirica, cambiandone i connotati e portandoli su di un piano dinamico, imprevedibile, sublime.
In questo monumento al gotico e all'immaginifico trovano posto momenti per dimenticarsi d'essere fatti di carne, ed altri per deliziarsi dello straordinario talento della band.
Due esempi rappresentativi potrebbero essere "Close Up the Streams" per la prima ipotesi, e "Son of the Staves of Time" per la seconda. Questa, tra i capitoli più legati al classico Metal a stelle e a strisce di qualità.
Impossibile stare fermi ascoltandola.

Non state a sentire chi vuole trovare le molteplici influenze dei Therion in questo disco, arrivando a tacciarli persino di plagio in certi casi; è tutta fatica sprecata! Ce ne sono di tante di influenze, ma chi conosce la band sa benissimo che la loro bravura sta nel rielaborare i concetti e non nell'inventarli, convertirli, "trasmutarli", già che siamo in argomento. E per quanto riguarda i Therion, essi sono capacissimi di trasmutare il piombo in oro, perché tutto quello su cui mettono le mani diventa una favola, una sinfonia magnifica che non ha prezzo. Inestimabile.
Se poi voleste cercare qualcosa di ancora più intricato ed intimo, che molti punti ha a che vedere con certo Progressive settantiano, non avete che da chiedere.
La seconda parte del disco, infatti, è incentrata proprio sul maggior piglio psichedelico, vetusto, sinfonico ed epico.

Credo che a buona ragione la band abbia dovuto pubblicare questa opera in due parti.
Condensarne il contenuto in un solo disco sarebbe stato estremamente dispersivo.
Molte cose fatte nel primo non collimano proprio con quelle fatte nel secondo (si prenda, per esempio "The Wand of Abaris" con quel suo piano e l'organo di primo attacco che sembrano cadere dal cielo per quanto si stringono, s'avvolgono e computano di cose che solo ad occhi chiusi si possono immaginare), ma ciò non vuol dire che questo sia un punto a loro sfavore. Anzi.
"Path to Arcady", "Chain of Minerva (2012)", ma soprattutto "Adulruna Rediviva" vi trasporteranno in un mondo che difficilmente riuscirete a realizzare, e se riuscirete a farlo, di certo non vi sarà facile liberarvi di tutto il fardello di tragicità e di omicida senso onirico che portano. L'unica eccezione, se proprio ci si vuol ricordare che i Therion sono sempre e comunque una band dedita all'Heavy Metal è "TOF - The Trinity", altro distillato di potenza e di tecnicismo che però sarebbe stato certamente meglio messo nel primo cd.

Questi sono certamente dettagli.
Dettagli che non cambiano il giudizio che mi sono fatto di questo disco: e cioè che sia una perla unica, preziosa, da far propria gelosamente; come, del resto, tutta quanta la maggior parte della discografia di questa band che, passando gli anni, non finisce mai non dico di stupire.
No! Sarebbe troppo semplice!
Ma bensì di sbalordire. Forse nemmeno questa potrebbe essere la giusta parola per descrivere compiutamente tutte le emozionanti storie narrate da questi figuri, che non si sa bene se siano usciti da qualche racconto fantascientifico o da qualche scritto ermetico perduto nel tempo.⇒Debaser.it

»»» Le OzzyDeRecensioni dei Therion su Debaser.it:

- Atlantis Lucid Dreaming
- Lemuria
- Sirius B
- Vovin

»»»Le altre OzzyDeRecensioni nella mia scheda personale - QUI-
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heavy rock, debaser

domenica, 24 giugno 2007



I know you think you're all alone

I haven't been there when you've needed me
I didn't deserve the love you gave
But now I'm telling you I'm here if you need a friend

Give me your pain
Give me your anger
Let me be your rock
I can be the pillar of strength that you need
I'll help you keep it all together
It's better late than never
Lay your world on me
I can take the weight

Don't let it twist you up inside
Time never fails to make the heartache stop
You've got to let those feelings go
I'll give you everything I can if you say the word

Give me your pain
Give me your anger
Let me be your rock
I can be the pillar of strength that you need
I'll help you keep it all together
It's better late than never
Lay your world on me
I can take the weight

We all laugh and we all cry
We all hurt the same inside
We all fall down and we lose faith in who we really are
But if we bend instead of break
The choice for us is to make it together
Lay your world on me

I'll help you keep it all together
It's better late than never
Lay your world on me
Lay your world on me
Lay your world on me
I can take the weight

POSA IL TUO MONDO SU DI ME

Io so che tu pensi d'esser sola
Io non ci sono stato quando tu hai avuto bisogno di me
e non ho meritato l'Amore che mi hai dato
ma adesso sono quì se hai bisogno di un amico

Dammi il tuo dolore
Dammi la tua rabbia
Permettimi d'essere la tua spalla
Io posso essere tutta la forza di cui hai bisogno
ti aiuterò a tenertla tutta insieme
anche se in ritardo, ma è sempre meglio che mai
Posa il tuo mondo su di me
Io posso portarne il peso

Non permettergli di raggirarti
Il tempo non si ferma mai per l'angoscia
Devi lasciare che tutte queste cose se ne vadano
Io ti darò tutto quello che posso se solo tu proferirai parola

Dammi il tuo dolore
Dammi la tua rabbia
Permettimi d'essere la tua spalla
Io posso essere tutta la forza di cui hai bisogno
ti aiuterò a tenerla tutta insieme
anche se in ritardo, ma è sempre meglio che mai
Posa il tuo mondo su di me
Io posso sopportarne il peso

Noi tutti ridiamo e tutti quanti piangiamo
Noi stessi ci siamo fatti del male
Noi tutti cadiamo in basso e perdiamo la fede in quello che realmente siamo
Ma se decidiamo di camminare insieme anziché allontanarci
allora le scelta per noi sarà di fare le cose insieme
Posa il tuo mondo su di me

Io t'aiuterò a tenerci uniti
In ritardo, ma sempre meglio che mai
Posa il tuo mondo su me
Posa il tuo mondo su me
Posa il tuo mondo su me
Io posso sopportarne il peso

»»» Dedico questa canzone dal bellissimo testo, naturalmente a Lei. Ma anche a tutte quante quelle mie compagne di viaggio passate e mai dimenticate.
Che finisca un sentimento non vuol dire che io dimentichi quanto straordinario sia stato.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 14:45
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diary of a madman, ozzy

venerdì, 22 giugno 2007

Lei che sfiorisce quando viene la notte, e si porterà via tutto quanto il senno di prima e di poi, solo per farsi rincorrere, lungo strade non battute e dimenticate che è difficile ripercorrere due volte.
Polvere che si alza dalle suole bruciate e alla fine, forse trascurate, nei ghirigori di lettere che non sanno quale specchio infrangere per arrampicarcisi lungo.

Lei che muove la mano, al principio del buio, e cerca il mio volto per sfiorarne le cicatrici e farsene beffe, riderne, giovarsene, riempirsene lo stomaco fino a scoppiare, come un sacchetto di plastica riempito di putrescenza, di desiderio, di ossa spezzate, di denti frantumati e di altre cose così.

Lei, è mia.
Che si chiami Morte o Vita, io non lo capirò se non perdendomici dentro: lungo il profilo dei suoi capezzoli rosei, lungo le sue ciglia dove la nebbia della tristezza ha costruito un impero del Male.

Lei è mia, ma somiglia tremendamente alle cose finite. A tutto quanto il mio cuore cela e bisbiglia silenzioso, perché non ha voce e non ha abito, non ha cielo, né desiderio, solo ansia.
Similare alla mia.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:44
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diary of a madman

venerdì, 22 giugno 2007

Chiunque abbia una seppur limitata visione del genere Viking, dovrebbe prendersi la briga di ascoltare questa magnifica band.

Sì perché al di là di tutta la mole di produzioni e di dischi legati a quello che all'inizio era un sotto-genere del Black, i Månegarm hanno inteso aggiungerci una tale quantità di sentimento e di attaccamento alla propria terra, e al folclore di questa, davvero eccezionale. Tra i primi ad inserire nei loro brani, che all'inizio della loro carriera erano ferali e selvaggi come non mai, non degli inserti melodici, ma bensì intere parti che riverberavano di luce propria, e che riflettevano l'estrema vena creativa della band, sempre in bilico tra martellante ed assordante "assalto alla baionetta" e atmosfere epiche, quelle da "grandi eroi". Quelle che in definitiva hanno poi fatto la fortuna di Finntroll, Enslaved, Borknagar, ecc.

Questo loro ultimo album, quindi, può a buona ragione collocarsi come la loro opera "summa". L'evidenziare quanto di più mastodontico e maestoso ci sia nel loro riconoscibilissimo suono.
Brani uno diverso dall'altro.
Sempre intricati, sempre con quella vena raffinata e malinconica che riaffiora, che sanno essere bastonate senza pari, ma che spesso e volentieri si abbandonano nel corpo di una stessa canzone a mille rivoli, a mille sfaccettature, a mille percorsi che narrano di sangue, mare, nebbia, neve e guerrieri. Niente di nuovo sotto al cielo, per carità. Ma, anche quello che già si conosce quì è dato comunque al massimo del massimo che si possa immaginare.
E non è uno scherzo.

Per nulla denigrare a quanto fatto da altri loro similari (anche se è un bello azzardo: i Månegarm sono i Månegarm e basta), questi sanno benissimo dove andare a parare per ricavare l'impossibile dal misasma di un genere che ancora non è saturo, certo, ma che comunque è destinato nel suo futuro a fagocitare schiere e schiere di cloni.
Nessuno che ami il l'epicità e le cavalcate sonore, potrà rimanere fermo ascoltando una canzone come "Minnen-En Fallen Fader", che da sola spazza via il 70% delle band che si reputano affini a queste cose: scream a chitarre schiacciasassi che molti punti di contatto hanno con un cazzutissimo Thrash Metal, e poi, nuovo giro, una voce sporca ed urlata, un violino che danza schizofrenico e si barcamena nella struttura melodica, un coro epico da far rabbrividire, l'incedere cadenzato e cattivo della ripresa, la malinconia della seconda voce femminile, e di nuovo, alla fine, chitarre affilate come rasoi che corrono e si fanno inseguire senza che si riesca a respirare.
Ma non è solo una canzone a dare il voto ad un album, e a ragione!

Tutti quanti i capitoli di questo disco (che pare sia un concept, e come da migliore tradizione, è interamente cantato in Svedese), meriterebbero un lungo commento a parte, ma che quì sarebbe inutile nonché superfluo, semplicemente perché sarebbe fatica sprecata descriverne i sensi e i meriti. Vi basti sapere che le sensazioni che vengono risvegliate da questo album sono molteplici, e vanno dal malinconico ed affascinante ("Den Gamle Talar"), sino all'epico con venature gotiche ("Visioner På Isen"), passando al feroce ("Genom Världar Nio", "Nio Dagar, Nio Nätter", "Vargstenen"), e dal folcloristico ("Eld", "Vargbrodern Talar"), sino all'apoteosi dell'originalità con "Vedergällningens Tid", un brano che racchiude in sé tutti i tratti distintivi dello "Swedish Viking Metal", e che dovrebbe essere da esempio per chiunque si picchi di capirne qualcosa e di riprodurre questo stesso qualcosa su un pentagramma.

Dunque niente scherzi. Non c'è trucco e non c'è inganno. A meno che altre talentuose e affaccendate band non ci donino materiale che dia a questo lavoro filo da torcere (mi riferisco, per esempio ai Moonsorrow), candido per quanto mi riguarda questo album a migliore dell'anno, con buona pace di quelli passati in questo semestre, e pure di quelli futuri a venire.

Non consigliati. Stramaledettamente da avere.
E che Thor vi fulmini se mancherete d'acquistarlo.⇒Debaser.it
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:13
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heavy rock, debaser

Test 

mercoledì, 20 giugno 2007

Della serie: “Test intelligente per bambini deficienti”...

D'accordo, per una volta trasgredisco a tutte le mie regole, che hanno voluto che in tre anni di blog non dovessi mai fare un test. Lo faccio perché come Lei ha scritto, devo essere «tanto buono», e per una volta, una sola fottuta volta, accetto.

A chi passare il testimone poi? E che cazzo ne so?
Magari avrei pensato alla mia amica Dummes, sempre che ne abbia il tempo e la voglia, e poi, cazzo, magari a Flalia, che di sicuro scriverà qualcosa di più intelligente di me.

Benediko.

P.S.: Rosy, è stata tua l'idea di questo test?
Se sì, rispondimi che ti devo dire una cosetta nell'orecchio, per Odino.

- Il primo “disco” acquistato?
“Live...in the Raw” dei W.A.S.P.

- L'ultimo disco ascoltato?
“Vargstenen” dei Månegarm

- La tua copertina preferita?
“Lemuria/Sirius B” dei Therion

- La miglior colonna sonora?
“The Matrix Reloaded”

- Il peggior cantante di tutti i tempi?
Leone di Lernia

- La peggior cantante di tutti i tempi?
Gen dei Genitortures

- Il peggior gruppo di tutti i tempi?
I Manowar. Senza ombra di dubbio.

- Il miglior cantante di sempre?
Mikael Åkerfeldt degli Opeth

- La miglior cantante di sempre?
Liv Kristine

- Miglior gruppo di sempre?
Diavolo, gli Opeth!

- La canzone che vorresti fosse stata scritta per te?
“Leave this Alone” dei Paradise Lost

- La canzone che ti fa venire in mente l'infanzia?
“Iron Man” dei Black Sabbath o “Smoke on the Water” dei Deep Purple

- La canzone che riassume la tua adolescenza?
“In my Darkest Hour” dei Megadeth

- La canzone con cui vorresti addormentarti?
“Where the Wild Roses Grow” di Nick Cave

- La canzone che vorresti per un tramonto?
“Trebraruna” dei Moonspell

- La canzone più brutta di tutti i tempi?
“Kings of Metal” dei Manowar

- La canzone che non vorresti sentire mai più?
“Girls, Girls, Girls” dei Mötley Crüe. Un monumento all'insulsaggine fatta spazzatura.

- La canzone che ti mette ottimismo?
“Tale of Revenge” degli Ensiferum

- La canzone che vorresti al tuo matrimonio?
“Mr. Crowley” di Ozzy Osbourne

- La canzone che vorresti al tuo funerale?
“The Cry of Mankind” dei My Dying Bride

- La canzone che descrive un momento della tua vita?
“Bleak” degli Opeth

- La canzone che più ti piace nella collezione dei tuoi genitori?
“Imagine” dei Beatles

- La canzone che piace ai tuoi genitori nella tua collezione?
“Fischia il vento” rifatta dai Modena City Ramblers

- La canzone che ti fa venire in mente la tua prima “cotta”?
“In A Darkened Room” degli Skid Row

- La canzone che ti fa venire in mente una tua “ex” amante?
“Comalies” dei Lacuna Coil

- La canzone che non conosceresti se non fosse per un amico?
“Orgasmatron” dei Motörhead

- La canzone che ti fa pensare al sesso?
“Zion” dei Fluke

- La canzone che ti fa pensare alla solitudine?
“One Last Goodbye” degli Anathema

- La canzone più triste?
“Angels Of Distress” degli Shape of Despair

- La canzone per quando sei incazzato?
“Demon Knight” dei Machine Head

- La canzone con il miglior inizio?
“Enchantment” dei Paradise Lost

- La canzone con il miglior finale?
“Raining Blood” degli Slayer

- La canzone da ascoltare con gli amici?
“To Bid You Farewell” degli Opeth

- La canzone da cantare sotto la doccia?
“My Kantele” degli Amorphis

- La canzone che ti fa venir voglia di ballare?
di pogare: “Tornado” dei Megadeth

- La canzone col testo più originale?
“Alone” degli Arcturus, che non è altro che una poesia di E.A. Poe messa in musica.

- La canzone che è un'ottima cover?
“Children of the Grave” dei Black Sabbath rifatta da Rob Zombie

- Su cui fare l'amore?
Bhe... Diavolo... L'ultima volta che l'abbiamo fatto avevamo messo “I Long” dei Saturnus

- La canzone più nostalgica?
“I Just Want You” di Ozzy Osbourne

- La canzone col titolo più bello?
“Planet Caravan” dei Black Sabbath

- La canzone da sapere a memoria?
“Ghost of Perdition” degli Opeth

- La canzone su un vero amore?
“Face of Melinda” degli Opeth

- La canzone storica per eccellenza?
“War Pigs” dei Black Sabbath

- La canzone che ti è stata dedicata?
“Du Hast” dei Rammstein

- La canzone per riflettere?
“Violence” degli Anathema

- La canzone più inquietante?
“Seasons in the Abyss” degli Slayer

- La canzone che ascolteresti mentre sei nello spazio e si sgancia il cordone che ti lega alla navicella?
“The Weigth of Wind” dei Borknagar

- La canzone che odiavi ma adesso ami?
“Alone” degli Amorphis

- La canzone che più ti estranea dalla realtà?
“Oceans Rise” dei Borknagar

- La canzone da ascoltare mentre guidi?
“Clayman” degli In Flames

- La canzone che ti fa più paura al buio?
“South of Heaven” degli Slayer

- Il miglior duetto?
Gli Slayer con Ice-T

- La canzone da dedicare a chi non la pensa come te musicalmente?
“Demanufacture” dei Fear Factory
Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:46
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diary of a madman

domenica, 17 giugno 2007

L'ultimo dell'anno a Washington. Nove di mattina. Metropolitana. Gente che scende nei sotterranei della città, gente che risale in superficie, come se penetrasse e poi riuscisse a fuggire da un Inferno dantesco.
Gente che non si guarda in faccia, assorta nei propri pensieri da festa dell'anno vecchio che sta morendo, non sapendo però che di lì a qualche momento, a morire saranno vite molto meno astratte delle cose vecchie da buttare.

Un criminale dall'aspetto anonimo comincia ad eruttare colpi dal silenziatore del suo Uzi. Dieci, cento colpi, fino a quando le scale e l'atrio della stazione diventano un carnaio di urla, paura, orrore e disperazione. C'è chi sconcertato, non capisce cosa stia accadendo e cerca riparo da qualche parte lungo gli spessi muri di cemento armato, c'è chi viene schiacciato dalla calca, chi urla per una ferita, chi giace esanime a terra in un lago di sangue.

Orrore, sangue, urla, disperazione, paura.

Il Becchino non capisce bene cosa stia accadendo attorno a sé. Vede persone spaventate che piangono e che urlano. Cose così insomma.
L'uomo che gli dice le cose gli ha ordinato di presentarsi in quel posto alle nove in punto, e lui puntuale ci è arrivato. Lo stesso misterioso uomo che gli suggerisce le cose gli ha detto di mettere il suo fucile in un sacchetto qualsiasi e di sparare all'impazzata tra la folla per uccidere il maggior numero di persone.
Ma quante? Il Becchino non lo sà. Non sà quante siano il "maggior numero di persone". Non ne ha idea. Vorrebbe trovarsi seduto davanti alla televisione e guardare la pubblicità e mangiare una ciotola di minestra. Nient'altro.
Il Becchino, perciò, non capisce cosa stia succedendo.

Poco dopo, verso le dieci di mattina, nell'Ufficio del Sindaco della città, arriva una lettera minatoria che minaccia una carneficina ogni quattro ore se non verranno pagati venti milioni di dollari in contanti.

Ad occuparsi del caso è l'FBI e una energica agente dagli occhi inespressivi: Margareth Lukas, assieme ad un team di esperti in questo genere di cose.
Ma gli indizi lasciati sulla scena del crimine sono pochissimi, e nessuno ha idea di come si possa debellare una simile pazzia.
Unica cosa concreta a cui affidarsi, è la consulenza di un esperto calligrafo, Parker Kinkaid, che cercherà di scovare indizi dalla lettera ricattatoria che ha, come unico segno distintivo che la distingue da altre missive inviate da mitomani, i puntini sulle "i" a forma di lacrima.
La lacrima del Diavolo.

In quei momenti un uomo seduto di fronte alla sede del quartier generale dell'FBI sorseggia un caffé e mangia un panino, assorto nei suoi pensieri di ricchezza.
Una ricchezza da procurarsi a tutti i costi e in un modo "diabolicamente" geniale.
L'uomo non sembra avere nessuno scrupolo particolare. Anzi. Sul suo viso la soddisfazione è tangibile. Finisce di consumare il suo pasto ed esce fuori sulla strada.
Sta per attraversare, quando viene travolto da un furgone che lo investe e lo uccide, facendo sfumare tutti i suoi sogni, tutti i suoi desideri.
Quelli, imperniati su un ricatto di orrore, sangue, paura e disperazione.

Adesso, chi fermerà la meticolosità micidiale del Becchino?
Chi gli ordinerà di smettere il suo compito?

Sono questi gli ingredienti del best seller di Jeffery Deaver di cui quì parlo.
Una storia che inizia il 31 Dicembre del 1999 alle nove e si conclude alle dieci del primo Gennaio 2000.
La fine. La "Fine in minente" come scorrettamente il criminale ha scritto nella sua lettera minatoria.

Non c'è bisogno che ribadisca quanto grande sia il talento dello scrittore statunitense nel comporre i pezzi di un romanzo che il fiato non lo mozza, ma bensì lo trancia.
Come per i suoi precedenti, Deaver è un maestro nel tenere incollato chi legge alle pagine dei suoi libri. Fino a quando non si arrivi alla fine, all'ultima parola.
Quì come non mai.

Forse questo è il suo romanzo che mi è piaciuto di più (facendo da controaltare al "Silenzio dei Rapiti" che invece mi era piaciuto davvero poco). Quello s'intende, che non abbia protagonista Lincoln Rhyme, Thom ed Amelia Sachs. Anche se quì, sorpresa delle sorprese, in una data parte della storia Rhyme ricompare, per poi sparire come è giusto che sia.
Pochi romanzi riescono a dare tante scariche di adrenalina come questo.
Tra quei pochi, certamente, qualcuno è stato scritto da Jeffery Deaver, e non occorre che dica che non conviene, per chi ama il genere Thriller, lasciarselo sfuggire.

«Buffo...
Nessuno si accorge di lui.
Lui che somiglia a te e assomiglia a me e assomiglia alle porte delle case. Il cui volto è bianco come il cielo del mattino. Oppure scuro come l'entrata dell'Inferno.
Mentre cammina - lentamente, lentamente, non correre, non correre mai - pensa al suo albergo. Dove ricaricherà il suo fucile e ricompatterà il silenziatore con il cotone minerale e poi si siederà sulla sua poltrona con una bottiglia d'acqua e una ciotola di minestra accanto a sé. Si siederà e si rilasserà fino a quel pomeriggio e poi - se l'uomo che gli dice e cose non gli lascia un messaggio per dirgli di non farlo - indosserà una volta ancora il suo lungo impermeabile nero o blu scuro e uscirà di nuovo.
E lo farà un'altra volta.
È l'ultimo dell'anno. E il Becchino è in città.»
Prostrato da OzzyRotten alle ore 15:48
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darkening

giovedì, 14 giugno 2007

Dormono le luci questa sera che tutti gli uomini, rintanati in casa, apprendono quanto grande sia l'oppressione della solitudine.

Grande e forte è la voglia di chiudere gli occhi per riaprirli, una volta intera, in qualche posto che non sia covo di macerie, rovine e fegati consumati.
Mai nati rimproveri, rimpianti e famelici nascondigli, nelle briglie di un etere che ci ha intrappolati e non vuole cedere il passo a nulla che non sia cordoglio, rassegnazione, e forse pure tremenda noia che ci opprime.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:44
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diary of a madman

mercoledì, 13 giugno 2007

Dunque, dunque.
Quest'anno va ai satanici et malvagi et misantropi, et oscuri et sinfonici et pomposi et oscuramente melodici Dimmu Borgir, l'OzzyPremio.

Che cos'è?
Niente. Il premio mio tutto intimo, e che riguarda la band più pacchiana sulla faccia della terra. Ne ho viste tante, sapete? Dai Marduk (per le loro assurde e gaglioffe pose), ai Manowar (per tutta la loro foga di voler essere considerati come dei "duri" e "puri", dei "True Metaller" come si diceva qualche tempo fa, con un brutto neologismo, pur dimostrandosi d'essere niente di meno che dei buffoni in borchie e pantaloni di pelle), ai vecchi Venom, per chi se li ricorda, che con ogni probabilità, avranno messo pure sul coperchio del wc di casa loro un qualche pentacolo.

Ma no. Quest'anno i vecchi e cari Dimmu li superano tutti.
Non parlo di contenuti, naturalmente. Quelli ci sono eccome, e la band di Silenoz ancora è capace di mostrare i muscoli senza temere rivali, s'intende, naturalmente, per quanto riguarda il loro genere. Che non è Black perché pure questo nel suo neologismo esatto dovrebbe essere "True" e quindi minimale, scarno, oscuro, veloce e che non dovrebbe dar tregua (i primi Ulver in tal senso hanno fatto scuola. Provare per credere.), non è Death perché, si capisce non c'è l'atmosfera orrorifica e marcia che si percepisce invece in altre band, ma è qualcosa che sta, semplicemente, nel mezzo.

Un pò di questo, un pò di quello.
Miscelate sapientemente, aggiungete trasnfughi da altre band colosso, passati a presenti (serve ricordare, tra gli altri: Nagash, altrimenti detto Lex Icon, leader dei "The Kovenant", Nick Barker, batterista tumultuoso e talentuoso già nei primi "Cradle of Filth" e adesso trovandosi impiegato come onesto mestierante nei nuovi "Testament", e gli attuali I.C.S. Vortex, cantante strabiliante nei "Borknagar" medio periodo, tra, niente di meno, Garm prima e Vintersorg poi, e nei defunti "Arcturus", e, ultimo, ma non certamente per importanza, l'antipatico, ma estremamente preparato HellHammer, già nei "Mayhem", negli "Arcturus", nei "The Kovenant", e in un sacco di altre band che sarebbe superfluo nominare, e poi, dimenticavo, pure Galder, già negli Old Man's Child).
Ecco, a questo punto troverete i Dimmu Borgir.

Tanto intelligenti da non essersi venduti la nonna al primo rigatiere per racimolare qualche dollaro in più (come hanno fatto invece i Cradle of Filth con il loro inutile e passato "Thornography" o come cazzo si scrive), tanto perseveranti da riproporre ormai da "Puritanical..." sempre la stessa formula vincente e che comprende, nell'ordine: scream feroci (ma insopportabbili. Diavolo, metteteci Vortex al microfono, ci si guadagnerebbe certamente la qualità), chitarroni estremamente Heavy e mai impastati e che s'avvalgono ormai di produzioni super blasonate, batteria al fulmicotone in certi momenti, e abbastanza cadenzata in altri, tale da rendere questi ultimi epici ed "alti", basso pompato e che si sente abbastanza bene, anche se non sempre e, nota dolente, la loro attitudine da pagliacci.

In quella non li supera assolutamente nessuno.
Manco la più oscura ed adolescenziale band scandinava di True-Misanthropic-Raw-Black Metal uscita da un briefing con S.E. Varg Vikernes ovvero Burzum in persona e data in qualche covo della "Black Circle", risulterebbe essere tanto insulsa.
No no. Non li supera proprio nessuno. E basta osservare senza troppa attenzione la confezione del loro ultimo album per rendersene conto.

"In Sorte Diaboli".
Sapete trovarmi un titolo più inutile per un disco che si ritiene a buona ragione, debba puzzare di zolfo lontano dieci chilometri?
E poi, per chi come me possiede la Limited Edition, altre chicche che certamente entreranno nel novero della spazzatura musicale futura: un Baphomet in copertina nella più classica delle posizioni yoga (tra l'altro, ulteriore colpo di genio e pubblicità, la copertina nei bigotti USA è stata censurata, risultando addirittura migliore di quella nell'edizione europea), santi usurpati nella blasfemia di un libretto chiuso in una specie di busta per lettere, i componenti della band rappresentati con il trucco da clown del peggiore circo di periferia (quello che sa tanto delle impressioni di un Luca Di Fulvio nella sua "Scala di Dioniso"), simboli del femminino ribaltati, croci rovesciate, mezze lune storte, ecc. ecc.

Oltre a questo naturalmente, nella fatidica busta per le lettere, c'è pure, oltre al libretto canonico, uno specchio. «E a che cazzo servirà?» Mi ero chiesto corrucciato appena ho scartato il cd.
Magari a dare un pò di spessore ad un package che altrimenti sarebbe risultato un pò povero, ma no, non è possibile.
Basta però prendersi in mano i testi delle canzoni per rendersene conto: lo specchio, serve semplicemente a leggerli, dato che sono scritti tutti al contrario e capovolti, sicché, per effetto della rifrazione, a metterli davanti ad una superficie riflettente, magicamente compaiono in tutti i loro sinistri simbolismi.

Quali?
Bhe, i soliti: le canzoni dovrebbero essere nove (più una bonus track solo per l'Europa), e nove diviso tre quanto fa?
Poi.
Tutte le canzoni iniziano con "The", ossia l'articolo determinativo più comune nella lingua inglese, ma perché? Un concept forse?
Potrebbe sembrare, e invece no. "The": "T", "H", "E". Tre lettere.
E tre, sappiamo tutti che cosa rappresenta nel simbolismo ermetico, anche se quì dubito che si possa parlare di "Ermetismo", ma piuttosto di puro e semplice sfruttamento di un'aurea satanica che tanta fortuna ha portato a decine e decine di band. Dai Black Sabbath ai, appunto, Dimmu Borgir.
Un pò come la solita manfrina dei Cradle of Filth e del loro cantante che si sente una specie di vampiretto invasato. Shagrath, il cantante dei Dimmu invece, probabilmente si sentirà un piccolo demonio ammalato di sesso e aspirine.

Più prosaicamente, io credo, che invece a volte si senta un pò stronzo.
E mica per niente: vuoi mettere ad indossare crocefissi capovolti prima d'andare a letto e prima di farsi leggere le favole di Fedro? Vuoi mettere a dipingersi il volto con tutto quel cerone che nemmeno uno dei miei passati muratori avrebbe mai potuto stendere per imbrattare un muro fuori piombo? Vuoi mettere a giocare sempre al cattivo e all'alternativo, quando nel garage una bella Porshe, trinca trinca e lucente non aspetta altro che rombare sull'asfalto ghiacciato dell'inverno nordico? Vuoi mettere?

Ma non è finita quì. Non di certo. Sarebbe troppo poco.
Nella limited edition vi è anche un secondo dischetto.
Un Dvd con il video del primo singolo "The Serpentine Offering", un dietro le quinte del video, ed un "making of" della produzione del disco, con tutta la band al completo intenta a disfare bagagli, a sonnecchiare su brandine attigue alla sala di produzione, a fare gestacci con le mani, a pettinarsi i capelli, a truccarsi (ancora una volta, sì.), a mangiare la pizza e a strimpellare sulle chitarre mentre Shagrath, urla al microfono un "Black Metal" di Venomiana memoria.
Un polpettone insomma. Un gaglioffo e ridicolo teatrino del male, ma fittizio, che però rende un sacco di soldi.
E questo i Dimmu Borgir lo sanno e sanno pure come sfruttarlo al meglio.

Dunque, ce n'è per eleggere questo disco nella mia personale lista per quanto riguarda l'OzzyPremio? Credo proprio di sì.

Però, oltre a tutto il teatrino allo zolfo e alle acciughe del contorno d'immagine, c'è pure un lavoro che riguardo ai contenuti nessuno può discutere.

HellHammer entrato nella band ce la mette davvero tutta per non far rimpiangere il suo predecessore (e c'è n'è voluta tanta: Barker era una macchina devastatrice, ed io lo rimpiango, sì signore!), la sezione ritmica è come al solito implacabile, e potete scommetterci, ai loro concerti i fans urleranno a squarciagola il "Share my Sacrifice!!!" del brano "The Serpentine Offering". Il più diretto, certo, il più orecchiabile, ma poi, ad ascoltare meglio il lavoro, ci si accorge pure che è il più scadente.

Lasciarsi travolgere dai barocchismi dei Dimmu Borgir è sempre un piacere sublime: quì niente è affidato all'immaginazione, al "dico e non dico", "faccio e non faccio", quì è tutto chiaro, e potresti trovarti, dopo aver ascoltato tutte le canzoni, con una torcia in mano a girare per le foreste in cerca del prete da sodomizzare prima, impalare poi, e bruciare sulla pira del sacrificio estremo a Satana, alla fine.
Non che io nutra di simili aspettative, ma visti i precedenti di qualche deficiente abbastanza suggestionabile, è una ipotesi da non potersi escludere apriori.

Stupefacenti "The Fundamental Alienation" con il sottofondo di canti d'opera e le tastiere a ritmare uno strano ed amorfo ritornello che si stampa nel cervello con la stessa facilità di un cancro devastante, ma pure l'atmosferica "The Heretic Hammer" (proprio il brano in surplus per l'edizione europea), o l'attacco iniziale di "The Fallen Arises" (scommetto mille a uno che chi ha amato gli Arcturus come me ci troverà più di una verosimiglianza con qualche canzone di "La Masquerade Infernale". Non a caso, per quanto riguarda la voce, stavolta la parte del leone la fa Vortex, con la sua timbrica da mettere i brividi, nella migliore tradizione Avantgarde).

In fondo, che cosa si va trovando quando si compra un cd dei Dimmu Borgir?
Un package ridicolo di borchie, pelli e stereotipi, un titolo d'album assurdo e banale come tanti (qualcuno deve ancora spiegarmi che cazzo significhi e che senso abbiano titoli come "Death Cult Armageddon" o come "Puritanical Euphoric Misanthropia", ma va bhe...), eppure tanta e tanta potenza, tanta consolidata esperienza e, 'fanculo, magari avrei fatto meglio a comprare "Ordo Ab Chao" dei Mayhem (lo farò, mica me li posso perdere, per Odino!), che forse è più originale, più "True", tutto quello che volete, ma, io sono una persona semplice, la faciloneria, il Trash et similia mi ha sempre affascinato, e dunque...
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:38
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