mercoledì, 29 agosto 2007

Mi trovo ancora nell'Impero Austro-Ungarico. Stasera a cena da Francesco Giuseppe. E dunque per qualche giorno ancora ne avrò. Meno male.

Comunque, appena sarò a casa, e appena me ne verrà la voglia, posterò le tante, tantissime cose che abbiamo visto e visitato in questi (quasi) venti giorni.

Ecco un assaggio degli itinerari che abbiamo seguito, partendo da Ljubljana, tranne che per la visita alla parte della Slovenia Nord-Orientale (quella al confine con l'Ungheria, tanto per intenderci), che abbiamo spezzato in due giorni per vedere quante più cose possibili:

  • Ljubljana - Lago di Bled - Lago di Bohinj;

  • Ljubljana - Vipolže - Nova Gorica -  Sveta Gora - Kanal - Kolovrat - Kobarid - Tolmin;

  • Ljubljana - Castello di Škofja Loka - Ospedale Partigiano di Franja - Cerkno - Idrija - Ljubljana;

  • Ljubljana - Grotte di Postojna - Castello di Predjama - Lago di Cerkniško Jezero;

  • Ljubljana - Celje - Ptuj;

  • Ptuj - Gornja Radgona - Klöch (Austria) - Castello di Grad - Murska Sobota - Maribor - Ljubljana;

  • Ljubljana - Kranj - Kranjska Gora - Passo del VršiÄ - Valle del Trenta - Sorgenti del fiume SoÄa (Isonzo) - Bovec - Kobarid - Ponteacco (Italia) - Podbela - Breginj - RobidišÄe - Logije.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:28
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diary of a madman

venerdì, 24 agosto 2007



SOLITUDE

I'm sitting here alone in darkness
waiting to be free,
Lonely and forlorn I'm crying.
I long for my time to come
death means just life...
Please let me die in solitude

Hate is my only friend,
pain is my father
torment is delight to me.
Death is my sanctuary
I seek it with pleasure...
Please let me die in solitude

Receive my sacrifice
my lifeblood is exhausted
no one gave love and understanding
Hear these words
vilifiers and pretenders
...and please let me die in solitude...

Earth to earth
Ashes to ashes
Dust to dust

Solitude

Prostrato da OzzyRotten alle ore 23:22
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heavy rock

mercoledì, 08 agosto 2007

È passata una settimana da quando, l'ultima volta, ho posato il mio pennino interattivo su questi fogli fatti di algoritmi matematici e di cristalli liquidi. Ne è passata una, e già sono quì nuovamente a salutare gli sparuti avventori del mio Reame.

Parto per un pò di giorni, ma non subito. Non domani. Dedicherò il tempo che mi è rimasto ad organizzare le mie cose e a prepararmi per il viaggio imminente che mi aspetta. Quindi è probabile che per un bel pò, credo almeno fino a fine mese, di post miei ne leggerete pochissimi se non nessuno. Ma può darsi che sia anche il contrario. Chi potrebbe dirlo?

Mi aspettano quindici giorni che sono sicuro passeranno in fretta. Troppo in fretta per i miei gusti. Ma saranno sempre meglio di niente.
Mi serviranno per calmare un pò i nervi e per dimenticare l'immancabile stress. Mi serviranno per ricominciare a Settembre. O forse no. Forse a Settembre sarà uno strazio peggio di adesso, ma per adesso non mi va proprio di pensarci.

In questo momento i miei pensieri vanno a mille cose: alle lingue d'asfalto che mi lambiranno prendendomi ancora in quella strana “Sindrome”, che io vorrei, ma non potrei, desiderare più di ogni altra cosa al mondo. Andranno certamente alle gite che faremo, a quanto abbiamo, io e Lei, programmato per tanti mesi, e finalmente potremo realizzare insieme. Andranno a mille e mille altre elucubrazioni che non scrivo perché darebbero noia a chi legge, ed anche perché in fin dei conti non sono fatti di nessuno, se non miei.

Dunque, cari accoliti e viandanti affamati, questa porta rimarrà chiusa per un poco. Non del tutto. Di luce fioca dentro se ne vedrà eccome, ma spero che anche per voi siano giorni da passare in relax e senza troppe rotture di scatole.

REAME COI PONTI ALZATI
CAUSA ISPEZIONE REALE
E BATTUTE DI CACCIA,
AI DOMINI D'OLTRALPE
SINE S.

Pace, Tolleranza, Verità.
Saluti ad Ogni Vertice del Triangolo,
rispetto per l'Ordine.
A Chiunque Possa Interessare:
Congratulazione e Benessere

Che Thor vi preservi da ogni male,
e che Odino Vegtamr,
 Dio dei viandanti, possa proteggermi.


Benediko
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:37
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diary of a madman

giovedì, 02 agosto 2007

Quando da piccolo mio zio mi portava in giro con la sua macchina, io aspettavo quei momenti come se fino ad allora non aspettassi che una rivelazione celeste.
Non c'era proprio nulla di particolare in quei giri, per le campagne e per i bar del mio piccolo paese. C'era però sempre, e di sicuro, il maxigelato al pistacchio o, nella migliore delle ipotesi, pure il Transformers di turno, se mio zio si trovava di luna buona.
Quando lo vedevo tornare dal lavoro il pomeriggio, anche se ero occupato nelle più impegnative delle acrobazie, lasciavo tutti i miei giocattoli a terra e correvo da lui. Perché lui, anche se conduceva una vita normale, aveva sempre qualcosa per me quando tornava a casa: che fosse un racconto, un pizzicotto, un fumetto o solo una caramella.
Quello stesso zio quando sono cresciuto, e sono stato capace di decidere che cosa mi piacesse e cosa no, mi riempiva dei dischi dei Black Sabbath, e mi faceva leggere tutti i suoi Tex o Diabolik, che poi io, riportandomeli indietro, sbranavo famelicamente sotto le coperte la notte, con la luce fioca per non far adirare mia madre. Ma anche se ero cresciuto, c'erano sempre i giorni in cui ce ne andavamo in giro, quando non c'era proprio nulla di particolare da vedere o da dire. Si girava e basta in quella sua scassatissima macchina blu, col pomello del cambio che si smontava solamente tirandolo verso l'alto.

Si andava in giro per le strade e per i bar, dove non c'era proprio nulla.
A parte gli alcolici.

Lentamente nella vita di questo mio anfitrione si fece strada una brutta bestia ringhiante, che fece sì che lui, incurante di tutte quante le suppliche che noi parenti gli facevamo, si chiudesse a guscio in sé, senza desiderare altro che non fosse un bicchiere, piccolo o grande.
C'erano sere in cui rincasava talmente ubriaco da non sapere nemmeno trovare la chiave di casa, e allora s'accontentava di dormire in macchina, e alla mattina, quando mia madre si svegliava per prepararmi alla scuola, lo trovava disteso sui sedili, quasi come se fosse stato cadavere.

A quei tempi, a portarmi in giro, mio zio non ci pensava più, e nemmeno io del resto ci mettevo niente per convincerlo, preso dalle mie cose.

Fino a quando un giorno i medici gli diagnosticarono una grave infezione al fegato e alla bile, una di quelle cose dai nomi impronunciabili che solo loro, dal linguaggio ermetico, potevano capire.
E allora, da quel momento, fui io a dovermi sobbarcare l'onere si portare in giro mio zio.
Prima a Bologna, poi a Milano, poi a Napoli, Roma e infine di nuovo a Bologna dove, dopo un'operazione, e la promessa di non toccare mai più un goccio vita natural durante, ce la sbrigammo dopo due mesi e mezzo di panchine rotte nelle sale d'attesa degli ospedali, di sigarette spente sui davanzali delle trombe delle scale, di coperte consunte per la notte che faceva freddo, di panini comprati negli spacci e dal sapore orribile.
Cose così insomma. Cose che ho voluto bellamente dimenticare.
Fino ad oggi.

Dopo nove anni, dove tutto sembrava essere andato per il meglio, stasera rincasando, trovo la novità del mese che mi informa che i medici, sempre quelli dal linguaggio ermetico che avevo conosciuto tempo addietro, dicono che nel fegato di mio zio c'è qualcosa di strano, che cresce e che gli sta divorando con velocità la carne.
Qualcosa di liquido o semiliquido, non saprei.
L'unica cosa sicura è che stavolta è inutile prendersi l'impegno di sbrigarsela in un paio di mesi e mezzo di viaggi a destra e a manca.
No. Stavolta no. Stavolta in giro non si va. Né per i bar, né per le strade deserte cotte dal sole, né per le montagne lussureggianti e verdi. Stavolta ci tocca aspettare.
Sembra ridicolo, ma in realtà io, noi, aspettiamo che quel 10% di possibilità che mio zio sopravviva alle febbri alte e al giallore della pelle, entrino in casa e ci possano dare magari altri nove anni di tempo.

Di probabilità, però, ce ne sono pure altre 90 su cento che invece ci dicono di metterci l'anima in pace, e di prepararci al peggio, e di non nutrire speranze vane.

Forse, diavolo, se accendessi la macchina e portassi mio zio a fargli vedere quant'è bello il mare di sera, adesso che il clima è così caldo il giorno e così dolce la sera, forse una possibilità in più potrei averla io, ed insitllarla in lui.
Ma nemmeno questo posso adesso. E forse manco mai più. Manco se chiedessi agli Dei chissà quale impegno d'onore.
Sono certo che in questo momento non m'ascoltano proprio. Peccato.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:36
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diary of a madman

mercoledì, 01 agosto 2007



A day's light told me of my son's fate

The sun showed the way, grim and severe
Pulled under the raging waters, my child
Sank in the drowning currents, my son

My strenght is not enough, my powers failed me
I need the heavens help, I ask for thunder's force
I plead for you oh lightning, forge an iron tool
A magic rake for dragging, a river for my son

God of fire bring your light
Forger of sun help me now
Guardian of the shore will sleep in your warmth
Lull the folk of cold water
Banish the serpents of the dark
To the river let me go and fetch my son away

A rake made of iron from the Gods of skies
The spirit of bright days sent me the sun
Cold troops of Tuoni can not stand in my way
Untouched I shall walk by the river of the night
My child
My son

ACQUE SILENTI

La luce del giorno mi raccontò del destino di mio figlio
Il sole tracciò la via, arcigna e severa
Sospinto sotto acque furiose, il mio bambino
Affogato nelle correnti tumultuose, mio figlio

Non era sufficiente la mia forza, i miei poteri non funzionarono
Ho bisogno di cieli che mi aiutino, io imploro la potenza del tuono
Io ti supplico oh lampo, forgiami uno strumento di ferro
Un rastrello magico per trascinare, mio figlio fuori dal fiume

Dio di fuoco porta la tua luce
Forgiatore del sole io ti chiedo aiuto adesso
Guardiano della baia che dormi nel tuo calore
Lambisci la tribù di acqua fredda
Bandisci i serpenti del buio
Al fiume permettimi di andare per portare via mio figlio

Un rastrello di fuoco fecero gli Dei del cielo
Lo spirito di brillanti giorni mi mandò il sole
Le fredde legioni di Tuoni non possono marciare sulla mia via
Invulnerabile  continuerò a camminare lungo il fiume della notte
Il mio bambino
Mio figlio

Secondo le Antiche Tradizioni, Tuonela, che significa “Terra dei Tuoni”, era la residenza del Dio dei morti Tuoni, appunto, e di sua moglie Tuonetar.
Era un posto freddo, scuro ed inospitale, dove vi scorreva un fiume impetuoso su cui si posavano e nuotavano i cigni, uccelli sacri al Dio, che probabilmente non erano altro che le anime dei morti che popolavano quei luoghi situati al confine del mondo conosciuto.
Lungo le rive grette di questo Stige, sedeva ad osservare le anime sofferenti che vi annaspavano, la figlia di Tuoni e Tuonetar.

Questa canzone degli Amorphis, preludio del loro nuovo album che uscirà il 31 Agosto e che si intitolerà “Silent Waters”, è una trasposizione in musica della mitologia ugro-finnica, ricavata dalla Kalevala, il poema mitologico finlandese, e non manca di affascinare sia per il suo triste testo, dove un padre impotente si trova un figlio morto in battaglia e vorrebbe riportarlo indietro dal Regno dei Morti, implorando la potenza e la forza degli Dei del cielo luminoso. Questi, impietositi dal dolore e dalla pena di un padre ormai solo e vecchio, decidono, per mezzo di Perkele, Dio del fuoco, di donargli un rastrello magico di ferro forgiato che lo renderà invulnerabile agli eserciti di Tuoni, per permettergli di percorrere indenne le rive del fiume nero, e di trarre in salvo l'anima del suo figliolo.

Il singolo da cui è tratta la canzone, consta pure di un altro brano “Sign”, cerebrale e altalenante nel ritmo sostenuto, dove si alternano i growl cavernosi del nuovo cantante della band Tomi Joutsen e le parti strumentali possenti ed epiche del resto dei componenti.

Due piccoli gioielli dal valore inestimabile, per un album, quello di prossima uscita, che da molti appassionati è stato eletto disco dell'anno.
Staremo a vedere.
Per ora godiamoci queste due strabilianti canzoni, che di premesse per un capolavoro, ne hanno a bizzeffe.

»»» Ascolta il nuovo singolo degli Amorphis QUI.

»»» Leggi la recensione del singolo su Debaser.it, fatta da Fjelltronen
Prostrato da OzzyRotten alle ore 13:36
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heavy rock, debaser