mercoledì, 31 ottobre 2007

Per Halloween, vi regalo questo splendido video, tratto dal "Dracula di Bram Stoker" per la regia di Francis Ford Coppola, e musicato dai Forest of Shadows.

Ecco a che cosa serve il Doom. Buona visione. Io me ne torno a letto col raffreddore...


Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:14
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darkening

domenica, 28 ottobre 2007



Leggo che il prossimo V-Day è stato fissato per il 25 Aprile prossimo venturo.


Il 25 Aprile è la festa laica italiana forse più importante di tutte, che, a differenza di quanto abbia creduto un muflone ignorante con problemi psichiatrici lesivi del buon senso (quello altrui di chi lo ha ascoltato) come Augusto De Megni, che poi vinse il GF qualche anno fà, non ha nulla a che spartire con santi, madonne e dogmi religiosi di qualche tipo.

È la festa della Liberazione dal nazi-fascismo. Il riconoscimento postumo del sacrificio e dello sforzo dei tanti che presero la via della montagna durante la Seconda Guerra per liberarci dal giogo dei fascisti e degli scherani nazisti, che opprimevano la gente proibendogli una vita pulita e semplice, come la si voleva allora, opprimeva gli intellettuali e gli oppositori togliendogli il bene più prezioso di una Nazione Civile: il diritto al dissenso, alla parola.

Ecco. Le parole. Sono importanti, importantissime. Non esiste Democrazia se non vi è una libera associazione di idee ed un libero formular di concetti espressi con le parole parafrasando uno dei Padri della nostra Patria: Cavour. Cambiandone il tono o il senso "si può cambiare il mondo" come dice spesso un altro Padre del Buonsenso: Beppe Grillo.
Come dargli torto?

Le parole si possono usare per sferzare una persona senza pietà, per idolatrarla, per indurla a pensare qualcosa che magari non si pensa, ma, se espressa in un decalogo adatto e appositamente architettato, ribaltano situazioni che all'obiettività stanno come il veleno stà al vino.

Nell'epoca dei mass media assistiamo continuamente ai turpiloqui di gente che vuol far passare per idilliache e senza macchia idee che altrimenti verrebbero derise da tutti quelli che hanno bl'intelligenza per capire i fatti ed interpretarli in maniera razionale.

Cosi orde di politici con le pastoie di novelli Dante della grammatica (non me ne abbia a male il Vate. È solo per portare un esempio), fanno passare il loro insulso e ridicolo politichese da terza elementare, come il più puro distillato di buonsenso e di buoni propositi che si sia mai visto.

Lo fanno servendosi dei filtri che i giornalisti e l'informazione di regime forniscono loro, rendendo difficile a chi non è "del ramo" o a chi è un pò a corto di idee l'interpretazione vera dei fatti.

Così è successo che da quel dannatissimo 1994, cioè da quando il Cavaliere di Sventura è entrato svettando nei nostri schermi casalinghi, si sia potuto permettere al presente insulso microrganismo vivente e latente, di pontificare scenari da invasione "rossa" in tutti i campi: politici, scientifici, umani, sociali, ecc. Quando invece era lui stesso ad invaderci e ad assillarci con le sue disdicevoli parodie di "nazione felice" quale l'avrebbe voluta lui.
Ed oltre, si sia potuto permettere al presente piccolo Pinochet italiano, di prendere in giro più di venti milioni di persone che lo hanno votato e lo hanno tenuto alla testa delle baionette politiche per ben due volte, di cui l'ultima addirittura perdurante per ben cinque anni!
Mica bazzecole!

Questa è la più grossa responsabilità dei giornalisti ormai infervorati di informazione politica faziosa e decisamente, diciamolo pure, disgustosa.
Ma ce ne sono tante altre di responsabilità che questi scrivani del faraone dovrebbero portarsi. Magari prima o poi verrà pure il momento per loro di doversi giustificare.
Nel frattempo io credo però che dovrebbero avere il buon gusto di doversi auto finanziare, o di farsi pagare solo da coloro che vogliono andare in giro con le orecchie colme delle loro sciocchezze, e non anche, cosa grave, coi soldi miei e di tutti quelli che li considerano né più e né meno come dei servitori di bassa lega e poca dignità di questa o di quell'altra area politica, e non solo.

La decenza però, in Italia, non è pane per i denti dei nostri organi di informazione, e ci è voluto un comico, un COMICO, per rivendicare il diritto di ognuno di leggersi e pagare i giornali che vuole, ma senza l'accomodamento dei contributi statali.

E questa è una cosa sacrosanta.
Del tipo: perché io, IO che seppellirei tutti i preti ed il loro insopportabile tambureggiare di moralità, pietà, compassione, volersi bene, ecc. ecc., dovrei finanziare con i soldi delle mie tasse "L'Avvenire" ossia l'organo della CEI, la più grossa associazione a delinquere che l'umanità abbia mai conosciuto dalla notte dei tempi?
Perché?
E perché, alla stessa maniera, io che ho sempre detestato e considerato come "viscidi" tutti i Democristani in ogni salsa, dovrei finanziare il giornale di Mastella, il "Nuovo Campanile", con cifre oltretutto scandalose?

Se mi trovassi d'accordo con le idee e la linea editoriale di un giornale lo finanzierei comprandomelo, e finirebbe lì. Finirebbe lì e basta.
Ma questo è un concetto che nella testa dei politici che intendono portare avanti la loro baracca, non entra.
E allora occorre che tutti quanti noi che non abbiamo voce in merito ci si mobiliti e li si mandi tutti a casa, accompagnandoli, se si vuole, con una giusta e sacrosanta scarica di calci nel culo.
Lo dobbiamo fare una volta per tutte e senza pensarci un momento di più.

Noi non abbiamo bisogno di filtri. Non abbiamo bisogno di giornali che distruggono aree di foresta grandi come la Val d'Aosta ogni anno, solo per far da filtro alle menzogne che i politici vogliono propinarci.
Basta accendere un pc, collegarsi ad un sito e leggere on-line quello che si vuol leggere per essere informati, avendo la possibilità di scegliere, e non quella di doversi sorbire bombardamenti di notizie che tutto dicono tranne quello che andrebbe detto.

Basta!
Il 25 Aprile venite tutti al V-Day, e mandiamoli tutti a fare in culo.
Che siano preti, giornalisti schierati o politici-politicanti.

Ma di tutto questo parleremo molto d'ora innanzi.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 15:21
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v-day

giovedì, 25 ottobre 2007

Questo che sta passando è un periodo un pò buio per me. Perlomeno lo è più del solito.
Sembra che tutte le cose che io faccia o che io dica si trascinino stancamente, quasi di controvoglia.
Il problema è che io non vorrei e non voglio che sia così.
Troppi momenti che passano in un lasso di tempo infinetesimale ma che a me sembra eterno; troppe cose che vanno come non dovrebbero andare e mi creano pressione nel cervello.

Forse sono io ad essere completamente fuoriluogo, ed invece il mondo che mi gira attorno a tutto tondo è inverecondo con me.
Non saprei proprio.

Sono solo convinto del fatto che tutte quante le cose preziose, preziosissime che mi sono guadagnato col tempo, la passione, l'Amore e la pazienza, non debbano scomparire.

Io non devo scomparire.
Devo solo, forse, cambiar muta come i serpenti (sillogismo adattissimo a me, non è vero?), e convincermi del fatto che non esiste nulla di permanente nell'Universo.
Solo eventi transitori. Anche se crudeli a volte.

Coming Soon...

Ascoltatevi questa canzone degli Arcturus.
È bellissima, e riassume tutto quanto è il mio stato d'animo.

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Prostrato da OzzyRotten alle ore 14:06
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diary of a madman

lunedì, 22 ottobre 2007



È tornato.
Il più cattivo degli Uomini Neri è tornato.

Urlate finché potete...
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:31
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darkening

sabato, 20 ottobre 2007

Beppe Grillo è un comico.
Un comico coraggioso e graffiante che non ha mai avuto paura di dire la sua in ogni ambito e per ogni questione che riguardasse il bene comune e un'idea diversa di "futuro".
Più di trent'anni di carriera lo dimostrano inconfutabilmente, ed oggi più che mai egli ha deciso di tirarsi in ballo, giocandosi la faccia e quel pò di stima altrui che gli è rimasta nella cosidetta "società civile", con battaglie in favore di un paese più vivibile, contro l'inquinamento, contro l'indecente capitalismo dei debiti italiani e dei pescecani della finanza che rapinano ogni giorno le tasche di quei pochi e sparuti risparmiatori.

E allora eccolo a chiedere a gran voce che nel Parlamento italiano non seggano più i condannati per sentenza definitiva, o per reati prescritti. Che la Telecom ridiventi nuovamente una compagnia pubblica, senza l'ingerenza dei pescecani di cui sopra, che la tecnologia della banda larga e del digitale terrestre siano davvero un mezzo utilizzabile da tutti, che la guerra, quella sporca e di "marketing" come la chiama lui, in Iraq, venga a consumarsi ma senza l'apporto delle truppe italiane (significativo il fatto che all'epoca del lancio della raccolta di e-mail da inviare all'allora Presidente della Repubblica Italiana Ciampi per il ritiro dei nostri soldati, abbiano aderito 850.000 persone. Mica poche decine. 850.000 persone, per Odino!), che la politica ritorni ad essere espressione di "Democrazia dal basso" e che, infine, non debbano più ripetersi gli sfaceli di Cirio, Parmalat e dei Bond Argentini.

Tutte battaglie, come si vede che tutti condividono, e che, a differenza di quanto hanno scritto e scrivono i giornali di regime, non sono demagogiche, non hanno il taglio fascista che molti paventano.
Niente che riguardi queste cose.
Queste son battaglie di buon senso, tristemente snobbate dalla nostra classe dirigente. La stessa che nei momenti di difficoltà si trincera dietro ai plebisciti di mussoliniana memoria, che bada agli interessi di palazzo come se fossero in Sacrario, che tiene molto più al bene della casta che non a quello dei cittadini elettori.

Nel nostro piccolo tutti quanti noi possiamo opporci a questo stato di cose. Semplicemente cercando di ragionare con la nostra testa, e magari anche al momento del voto possiamo fare la nostra, perché, credeteci: nella cabina elettorale non vi vedrà né Dio e né Togliatti.

Questo blog, quindi, d'ora in avanti accoglierà e darà risonanza, per quanto poco conti, a tutte le battaglie che Beppe vorrà intraprendere.
Già da adesso vi dico, anzi, che aderirò al prossimo "V-Day", che, dicono, sia dedicato al mondo dell'informazione dei mass-media, e ce la metterò tutta anche per parteciparvi, lo si facesse pure in Polonia.

Per adesso però, occorre porre l'occhio su una contumelia sorta proprio in queste ore, e per merito proprio del governo che anche IO ho contribuito a far formare. Anche io. E me ne pento, purtroppo.

Ma adesso basta.
Adesso basta anche con i disegni di legge che intendono imbavagliare la libertà di ognuno di scrivere e di esprimersi: fossero pure scemenze.
E tutti quanti mi leggono sanno quanto io poco sopporti le scemenze.
Quando però i diritti vengono lesi non esistono più imbecilli o virtuosi: i diritti sono di tutti e guai a chi li tocca.

Quindi, caro Sig. Ricardo Carlo Levi, perché non se ne va a FARE IN CULO pure lei?

Basta. Per ora basta. Firmate la petizione on-line piuttosto.
Potete farlo cliccando sul banner quì sotto.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:44
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diary of a madman

giovedì, 18 ottobre 2007




Se nelle coltri d'ombra ti sembra di celarti, non svelarti come desiderio.
Perché sei qualcosa di più grande, persino del mio braccio che trema al solo pensarti.
Persino di quella solitudine spessa due dita che si è depositata sul fondo assonnato di una bottiglia consumata.

Noi non siamo di questo mondo, e sappiamo consumarci gli occhi e la cenere di quello che è stato per il solo desiderarci.

Esci.
Se vedi l'autunno fumoso e dolciastro riverberare per le strade deserte, o per i pinnacoli fendenti del cielo freddo che sviano la nebbia, con noncuranza, tu non saprai se proferire un sospiro, o un ricordo postumo, per una ignobile canzone disarticolata.
Questa che io dedico a te.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:50
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diary of a madman

domenica, 14 ottobre 2007

Ho letto e sto leggendo molto di questa ultima fatica targata Arch Enemy.
Ho cercato di farmi un'idea, più che sui contenuti del disco, di cui sono molto geloso perché "miei" indissolubilmente, sui pareri che questo suscita.
Nemmeno per compiacimento, intendiamoci.
Ma solamente per il fatto che in molti (e pure più specializzati e professionali di me) ne professano la totale assenza di idee, la mancanza di originalità, la constatazione che gli Arch Enemy, ormai giunti al picco della loro carriera, si siano fermati dal loro sciorinare un genere di musica che in tanti ritenevano dovesse essere il vessillo del Metal futuro, la monotonia del cantato (che la band affida ad Angela Gossow, una donna vero, con una voce al vetriolo e l'incazzatura sempre perenne), come se poi i growl debbano per forza essere variegati e cangianti.

Ovvio, non tutti/e i cantanti del genere Death Metal e similari possono avere l'estro di un Mikael Åkerfeldt, o la bestiale passionalità di un Fernando Ribeiro.
Questi però non sono la regola, ma semmai l'eccezione per un certo tipo di impostazione che richiede soprattutto una letale carica di rabbia e disperazione. Cose che, lo si capisce bene, possono benissimo sposarsi con un senso di straniazione, e quindi anche con la voce "monocorde" di Angela.
Che poi questa sia, come si dice? Una gran topona, ecco, ai fini di chi segue e magari apprezza gli Arch Enemy, conta davvero poco.
Se non fosse così, diavolo, staremmo tutti quanti ad ascoltare Britney Spears o Cristina Aguilera. Donne che della mancanza di idee ne hanno fatto un vanto alla rovescia del buon senso. Donne che al di là dello sculettamento e dei sorrisetti ammiccanti non vanno perché è il loro cervello che glielo impedisce.
Ma per gli Arch Enemy il discorso è diverso.

Se ne può dire peste e corna, ma la loro originalità che fu è fuori discussione.
Sono loro, nati da una costola importante dei Carcass (il chitarrista Michael Amott era membro dei questi), ad aver proseguito il discorso interrotto dai padri del Death'n'Roll.
Sono loro ad aver dato nuova linfa allo Swedish Death Metal, che nel 1995, anno della loro nascita, già contava band del calibro di In Flames e Dark Tranquillity e che nell'affermazione di un genere musicale nuovo, veloce, rabbioso, potente e ben calibrato, vi inserivano dosi massicce di melodia e di campionamenti.
Una band a tutto tondo, che ha fatto della tecnica sopraffina e di certi legami con il classicismo in musica, unito alla potenza e alla causticità del Metal, un simbolo.
Che oggi questo simbolo si sia stancato di sferzare le orecchie di tutti quanti noi, è ammissibile, ma non giustificabile, a detta di chi critica gli Arch Enemy. Ed io a loro contrappongo il fatto che, parlando del presente, questo disco suona dannatamente bene e non stanca nell'ascoltarlo.

Questo è un disco che non farà la storia, non rimarrà negli annali del Metal, è vero.
Ma è anche un esempio di come il Metal non sia solo violenza cieca e fine a se stessa.
Basta ascoltare le prime tre canzoni in testa alla scaletta per rendersene conto."Blood On Your Hands", "The Last Enemy", "I Will Live Again". Canzoni che si piantano in testa e che sono un godimento di potenza, ottima esecuzione ed assoli estremamente compatti, melodici ed in certi momenti, fulminei momenti, persino struggenti.
Non sto bestemmiando. Ditemi quello che volete, ma a me l'assolo centrale di "The Last Enemy" fa venire una voglia matta di dimenare la testa, e tutta la canzone, affilata nel suo veloce incedere come un rasoio, è un esempio di come, secondo me, dovrebbero suonare band anche più blasonate di questa, ma che, vuoi per incapacità, vuoi perché cullate sugli allori, non suonano.
Tutto il resto delle polemiche che seguono a questo disco sono solo storielle.

Che gli Arch Enemy copino è vero.
Ma loro copiano dal loro stesso catalogo, e potendoselo permettere se ne sbattono pure, costruendo un disco tecnicamente eccellente, gustoso nei contenuti e forbito in ogni sua parte.
Sul fatto che poi stiano diventando noiosi, ce ne sarebbe da dire, pure alla luce di quello che ho scritto prima riguardo alle canzoni apripista. Ma non solo queste danno valore aggiunto a quest'opera.
Le altre non sono da meno, e quali in maniera maggiore, quali in maniera minore, contribuiscono tutte a far sì che ci si trovi ad ascoltare 48 minuti di eccellente musica.
Dimostrazione lampante che, se si pone l'attenzione solo sui contenuti e non sui raffronti al passato della band, di concretezza e di potenza quì se ne trova a iosa.
"Vulture", per esempio. Ultima canzone della scaletta.
Non è forse una canzone che se fosse suonata da qualche band emergente farebbe gridare al miracolo i critici? E invece? Invece, solo perché composta dagli Arch Enemy deve essere per forza qualcosa non degna di loro, qualcosa di trito e ritrito da scartare a prescindere e a priori di tutto.

Dunque io voto al disco. Solo a quello.
E non alle gambe di Angela Gossow, che per eccitanti che possano essere sono solo la copertina superflua per una band che ancora da dire ne avrà, si spera. ⇒Debaser.it

»»» Leggi la recensione di "Doomsday Machine nel Reame di Ozz.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 18:09
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heavy rock, debaser

giovedì, 11 ottobre 2007

Occorre anzitutto fare una doverosa premessa ed una riflessione nei riguardi di questo "Under Satanæ".
Si tratta infatti, per tutta la sua durata e per tutte le canzoni che lo compongono, di quello che i cineasti chiamano "Remake".
Un rifacimento di canzoni che i Moonspell già avevano pubblicate rispettivamente nel 1992 per quanto riguarda "Serpent Angel", che fu per chi non lo sapesse, il primissimo vagito di una band, i Morbid God, che poi per magia alchemica diverrà uno dei gruppi più originali e seguiti, nel bene e nel male, della scena Gothic Metal mondiale con una nomenclatura diversa, logico, ed un'attitudine del tutto originale e stupefacente (almeno per quei tempi, si capisce).
Per quanto riguarda invece le tracce a seguire, queste sono composte dal contenuto del primo demotape dato alle stampe nel 1993 "Anno Satanæ", quando già si chiamavano Moonspell, e del mini disco a seguire "Under the Moonspell".
Dunque niente di nuovo sotto al cielo, e questo vale per precisare.

La riflessione, invece, è insita nel fatto che oggi, purtroppo per i Moonspell, ma anche per noi fans che li abbiamo amati e seguiti sin dall'inizio, di anni da quegli esordi ne sono passati quindici, e i tempi sono cambiati, per c'è chi dice "merito", c'è invece dice "demerito" della band stessa che, quasi ad ogni uscita ha sferzato gli ascoltatori intraprendendo una direzione artistica sempre diversa.

Al di là del fatto che questo possa essere quantomeno disorientante, nulla toglie al merito dei Moonspell nell'aver innovato o inventato un filone di genere che in molti hanno apprezzato ed apprezzano (ed io sono tra questi ultimi), ma quantomeno occorre essere obiettivi e riconoscere che ultimamente, e parlo di quest'anno che si sta consumando, la vena creativa della band sta inesorabilmente inaridendosi.

Mi duole fare questo discorso, ma per onestà e per ragionamento logico, io non arrivo a nessun'altra conclusione.
Altrimenti, che senso avrebbe pubblicare a distanza di qualche mese una raccolta di brani ("The Great Silver Eye") che non ha aggiunto proprio nulla alla loro pregevole discografia, e che non conteneva nessun brano nuovo o di interesse che non fosse già edito, e poi una riedizione delle primissime canzoni, quelle, tanto per esser chiari, antecedenti "Wolfheart"?
Certo, parlando di "Under Satanæ", i brani sono stati remixati con la tecnologia di oggi, cui i Moonspell hanno attinto a piene mani, potendoselo permettere ovviamente, e suonano tutti belli tosti e pompatissimi, ma il sospetto che Ribeiro e soci vogliano prenderci beatamente ed apertamente per il sedere cercando di spillarci qualche quattrino in più resta, e non può che condizionare il giudizio di chi li ascolta o di chi ne scrive.
Questo è il classico album da scaricare e non da comprare in originale, dedicato più agli estimatori di vecchia data che a tutti quelli che hanno conosciuto i Moonspell con "Sin/Pecado" o, più recentemente con "Memorial".
E forse è stato proprio il successo di quest'ultimo a spingere la band a come si dice, "cavalcare l'onda", visto che i Moonspell stessi ed ancora di più la loro casa discografica, si saranno accorti che il pubblico li segue con maggiore passione e numero quando interpretano i momenti più duri e bui del loro essere, che poi, a doverla dire proprio tutta, visto che siamo in vena di sfoghi, sono anche quelli più ispirati e ricchi di fascino.

Fatta questa lunga e perigliosa premessa, passiamo ai contenuti.
Su questi, nessuno discute: le canzoni, per chi non le ha mai ascoltate in originale, sono tutte quante pregne di un piglio, di una passione morbosa ed animale, che le rende una più stupenda dell'altra.

Niente sintetizzatori messi a bella posta a sostituire le sezioni armoniche, niente crepuscolarismo derivato dal vivere odierno, solo puro e "semplice" stile gotico che pesca in molteplici influenze: dal Black Metal di matrice nordica ("Serpent Angel"), al folclore mediterraneo tribale, caldo e sensuale del Portogallo, che si ravvisa, per esempio, nel prologo "Halla Alle Halla Al Rabka Halla (Praeludium/Incantatum Solistitium)", o in "Chorai Lusitânia! (Epilogus/Incantatam Maresia)", unico interludio acustico, forse il meglio riuscito della carriera dei Moonspell, di tutto il disco.
Sciabordare del mare, una chitarra che riecheggia echi lontani e perduti, un incedere che si fa via via sostenuto nella sua semplicità.
Ed è già tutto detto.

C'è posto però pure per il lato più intransigente e furioso della band, con brani che molto da vicino ricordano quello che i Moonspell saranno con "Wolfheart" e "Irreligious": un'entità blasfema e virile, dotata di un talento talmente grande da saper accordare concetti che nelle loro canzoni diventano l'uno il sinonimo dell'altro.
Sicché morte, satanismo, sesso e lussuria, accompagnati da nostalgia e dolore fanno tutt'uno, e lo fanno in una maniera che sa bene affascinare e che non può non lasciare a bocca aperta.

Queste cose, naturale, fanno parte del retroterra della band, ma sono un chiaro segno, se si pensa ai tempi di allora, di quanto la loro versatilità ed il loro genio, siano stati un segnale di avvio per altre band che poi negli anni a seguire hanno spopolato.

E non è uno scherzo. La classe sprizza da ogni nota, da ogni passaggio nelle canzoni, passando per l'umore brutale ed intransigente di episodi come "Tenebrarum Oratorium (Andamento I/Erudit Compendyum)" o come "Tenebrarum Oratorium (Andamento II/Erotic Compendyum)", a momenti finemente cesellati di sensualità e di lussuria accennata, come in "Opus Diabolicum (Andamento III/Instrumental Compendyum)", una delle canzoni più belle che i Moonspell abbiano mai composto, con una cadenza epica come non mai ed un andamento, verso l'inizio, quasi thrasheggiante.

Episodi.
Storie che iniziano e finiscono nell'arco di pochi minuti, e che raccontano di amanti persi nel buio, di lupi famelici che cercano le loro prede in sentieri dall'atmosfera nebbiosa e sferzata dal vento, di Inferni che si aprono nella terra arsa dal sole del Portogallo, terribili e mai immaginabili in quei luoghi.
Storie che narrano di tante cose.
Originali, affascinanti, suadenti, ma sempre con un piede ben saldo in un goticismo lugubre e blasfemo, roccioso e ben mirato, che dona certamente un valore superlativo al preponderante bagaglio della band. Ne è un ulteriore esempio "Goat of Fire", forse il migliore brano del lotto, che è il riassunto e allo stesso tempo la summa del meraviglioso avvicendarsi d'atmosfere che quì passano.

Fate voi.
Certamente i fans apprezzeranno questo lavoro, e in molti, sono pronto a scommetterci, lo difenderanno a spada tratta, trincerandosi nella qualità sublime del contenuto.
Altri invece, volteranno la faccia e diranno dei Moonspell peste e corna, e nemmeno si potrà biasimarli, almeno in quest'ambito.

Per conto mio apprezzo, ma permettetemi di non condividere. Avrei avuto più piacere nell'ascoltare qualcosa di nuovo che qualcosa di già sentito e digerito, ma tant'è.
Anche il mio voto rispecchia il mio parere, come immagino sia giusto che sia. E questo mi fa molto male, lo confesso.
Ma non lasciatevi fuorviare, rimane comunque una grande prova questa, e sono sicuro che ci sarà chi saprà apprezzarla e vederla in maniera diversa dalla mia. Ne sarò infinitamente contento.

»»» La recensione di "The Antidote"
»»» La recensione di "Hermeticum" dei Demonarch, progetto parallero dei Moonspell
»»» La recensione di "Sin/Pecado"
»»» La recensione di "Memorial" nel Reame

»»» La recensione di "Memorial" su Debaser.it

Altri post sui Moonspell nel Reame di Ozz: Love Crimes, Tebraruna, Eurotica, Mephisto, Opium, AbYsmo, Moonspell (introspettivo).
Prostrato da OzzyRotten alle ore 20:22
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heavy rock, debaser

domenica, 07 ottobre 2007

Questo disco, quando uscì, fu considerato da molti come il prosieguo dell'epoca d'oro dei Therion.
I precedenti lavori del gruppo, erano perlopiù esperimenti (riuscitissimi diremmo) di quell'incarnazione sinfonica con marcati tratti gotici che ben rappresenterà poi i Therion dell'avvenire (leggi: di oggi, anche se con molte differenze e discriminanti).

Se "Theli", infatti, aveva posto le basi del classico ed inqualificabile stile della casa, "Vovin" lo aveva spinto sino all'inverosimile, tralasciando quelle che erano le attitudini Death Metal degli inizi carriera, per concentrarsi maggiormente sul sinfonismo, l'epica dei brani, e la straordinaria intelligenza degli argomenti trattati nei testi, opera dell'intellettuale ed occultista Thomas Karlsson che si rifanno ad una tradizione mistica ermetica, erede dei Rosa+Croce e della Golden Dawn, non disdegnando i culti misterici antichi, che partono dagli Egizi, e dalle culture mesopotamiche, fino ad arrivare alla mistica ebraica e all'Odinismo.
E "Deggial", infine e se si vuole, non è altro che il riassunto, la sintesi, usando parole inappropriate, di quella enorme classe che ha portato la band ad essere osannata nel mondo.

In questo enorme e stupefacente circo che miscela senza tanta parsimonia miti antichi, Heavy Metal roccioso ma raffinato, goticismo e gusto melodico sopraffino, si farà strada nei Therion quell'attitudine barocca e pomposa che poi darà loro tanta fortuna, ma che agli occhi dei detrattori sarà sempre l'arma con cui accuseranno il gruppo delle più svariate cose: d'essere prolissi, noiosi, ripetitivi, compiacenti del proprio ego.
Tutte queste cose potrebbero anche essere vere.
In parte lo sono eccome, ma fanno indubbiamente il paio con il fascino etereo che le loro canzoni hanno sempre irradiato, e con questo album, al di là di ogni concetto già detto, tutto viene riconfermato, anzi sottolineato in maniera inconfutabile.

Dieci canzoni, più un rifacimento di un brano d'opera ("O Fortuna", che in origine faceva parte dei famosissimi Carmina Burana, opera del compositore tedesco Carl Orff), che pongono in essere uno stile estremamente volubile ed eclettico, cui va a sommarsi l'enorme bagaglio sinfonico ed operistico che la band inserisce come colonna portante in quasi tutti i brani.
Così, accanto a pure perle oniriche ed inarrivabili, dove sembra di navigare in una costellazione magica, come in "The Invisible" o in "Enter Vril-Ya", si passa al pout-pourrì di influenze che i Therion omaggiano senza tanti veli, come in "Eternal Return" (chiarissimo il riferimento agli Iron Maiden, tanto che sembra quasi, dopo lo svolgersi del prologo gotico bellissimo, di ascoltare una delle loro hit), o come in "Flesh of the Gods", riferimento un pò più generico, ma sempre marcato, ad una certa quale NWOBHM (tra l'altro, a cantare nella canzone è Hansi Kürsch, che molti conosceranno per essere la voce dei Blind Guardian).
Se vogliamo però, per onestà, dobbiamo dire che i migliori episodi passano per le canzoni con il piglio più intimistico e forse più riconoscibile dei Therion stessi.
Sicché la stessa "Deggial" partendo da un a base Progressive, evolve, dal suo centro fino alla fine, in una scarica adrenalinica ed incandescente di Heavy tirato e ben costruito, che nella sua geometria non può che affascinare l'ascoltatore.
Ma pure "Via Nocturna part I, II" non manca di centrare l'obiettivo di mettere a nudo la straordinaria versatilità della band, che quì dà libero sfogo alle elucubrazioni liriche e sinfoniche, ponendo all'inizio uno struggente ed epico passaggio di violini, organi ed archi (tutti in originale, e non campionati, avendo la band, in questo disco, utilizzato una vera piccola orchestra. Preludio poi di quello che faranno su "Lemuria" e "Sirius B"), per poi acutizzare il senso tragico e romantico della canzone, attraverso una cadenza vibrata, quasi ipnotica che le chitarre profondo a piene mani e senza imbarazzi.

Un sogno, più forte di qualsiasi paradiso artificiale, più grande di qualsiasi immaginazione, più imponente e stupefacente proprio perché comprensibile in parte o solo a metà.
Tutti, ascoltando attentamente questo disco (e solo attentamente, bisogna precisarlo: i Therion non sono un gruppo da stereo in macchina), potranno ricavarne la loro impressione soggettiva.
Diversa certamente da persona a persona, e forse proprio in questo, più che sui rimandi magici ed esoterici delle composizioni, si cela il grande fascino di una musica che non rappresenta un punto fermo, ma piuttosto una mistura di impressioni ed emozioni che si conforma, volta per volta, ai desideri e al volere di ognuno.

Se non è genio questo, ditemi voi di che cosa si tratta, perché io non saprei proprio come spiegarvelo altrimenti. ⇒Debaser.it
Prostrato da OzzyRotten alle ore 19:30
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heavy rock, debaser

sabato, 06 ottobre 2007

Le frustrazioni salgono dallo stomaco, dilantando il cervello, iniettandolo di bile.
Son come rintocchi a morto, per una ragione che deve andarsene, snaturandosi.
E non c'è nulla da fare....

Rinunciare o morire?
Prostrato da OzzyRotten alle ore 23:52
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diary of a madman