lunedì, 31 dicembre 2007

Siamo arrivati all'ultimo giorno di quest'anno ormai passato, e dobbiamo felicitarcene.
Certo, dobbiamo proprio, perché no altrimenti?
Anzitutto perché questo, a memoria (corta purtroppo, ma l'anagrafe non può darmi ragione anche di questo) di chi scrive, e credo purtroppo anche di molti altri, sarà ricordato come uno di quei periodi più brutti e bui del nuovo secolo. E questo riguardo tanti ambiti: molteplici e collegati tra loro.

Questo è stato l'anno degli stravolgimenti politici e sociali, ma non rivoluzionari, no! Sarebbe stato tutto più semplice se una sommossa robesperriana avesse travolto il mare di fango che ci ha avvolto e che ci sta' affogando: no!

Stravolgimenti più fini ed immateriali, più impalpabili ma non meno letali delle forche e dei manganelli: politici che tentano di riciclarsi dal vecchio pattume e dalle macerie della loro "casta di bramini" vergognosa ed indecente, spendacciona ed indifferente ai problemi dei cittadini, che non pensano altro che a fagocitare, loro, i più "grandi", quelli più piccoli, per costruire poi alla fine, una consorteria di "poteri forti", di poltrone non schiodabili, di lobbies che contino davvero e che possano fare e disfare a sproposito quello che adesso non è permesso loro non dalla decenza purtroppo, ma dai numeri.
Tutta colpa, in questo caso, della legge elettorale, che sugli schermi Tv di questa nostra Italietta da due soldi medioevale, ha sostituito i veri problemi e le vere esigenze della gente comune.

Più aumenta l'insicurezza, la paura, la malavoglia, il livore e (speriamo di no) la rassegnazione dei cittadini, più i media battono sul tasto dell'insicurezza-paura-malavoglia-livore-rassegnazione.
Per ovviare a questi sentiti problemi, a queste "percezioni", a questi argomenti che interessano tutti, la soluzione più logica e migliore è quella di riformare la legge elettorale. Naturalmente discutendone non nei consessi propri e atti alla bisogna, ma in Tv, nei palazzi del potere, ovunque, tranne che in Parlamento.
Ma poi, questi bramini vecchi, unti e bisunti dei nostri politicanti, avranno pur ragione a non voler parlare di riforme di leggi nel Parlamento Italiano: ormai questi sembra più una casa circondariale che un luogo di rappresentanza democratica, e nonostante tutto, non si può prescindere il fatto che siano proprio loro ad abitare il Parlamento stesso.
Non è una bella e propria palese contraddizione?

Non si deve parlare dei salari troppo bassi e del costo del lavoro troppo alto; non si deve parlare del precariato e della nuova schiavitù legalizzata della Legge Biagi. Non si deve parlare del fatto che per tutelare la sicurezza ci vogliono poliziotti e carabinieri in maggior numero, ma che per assumerne di nuovi ci vogliono risorse (ossia soldi, non ceci) che non si hanno perché lo Stato deve mantenere ministeri elefantiaci, caste come quelle dei giornalisti, dei tassisti, dei politici istituzionalizzati, dei sovrannumeri dell'Alitalia e degli stipendi d'oro dei manager di Trenitalia, o di tutte quante le altre società municipalizzate, quotate in borsa, svendute e poi ricomprate, che non fanno utili, non hanno rapporti di costo/benefici in attivo ma perennemente in passivo. Non si deve parlare di inquinamento, di riscaldamento globale del nostro pianeta, di città ormai invivibili, distrutte come sono da auto, smog, dicariche a cielo aperto, deliquenza, malavita.
Non si deve parlare di Mafia, 'Ndrangheta, Camorra, né di onesti servitori dello Stato che ci hanno rimesso la pelle a tutelare i beni comuni più elementari.
Non si deve parlare dell'ingerenza quotidiana dei preti e dei loro scherani nello Stato laico, che ci stanno trasformando, pure abbastanza velocemente, in uno Stato Vaticano allargato, così come era prima del 1861, prima della Breccia di Porta Pia, prima che Garibaldi risalisse la penisola e facesse sloggiare il Papa da Roma, e prima che Cavour pronunciasse il magifico aforisma della "Libera Chiesa in Libero Stato". No.
Guai ad offendere i preti. Guai a dire che i preti, anziché di occuparsi della non-contraccezione, e dei diritti negati alle coppie di fatto, debbano preoccuparsi delle centinaia di migliaia di bambini in Africa e nel mondo che muoiono per AIDS, per bronchiti, per colera, o dei giovani "bamboccioni" che non riescono a sistemarsi da soli o con la propria compagna perché uno Stato di Diritto nega loro la possibilità di contrarre un mutuo e quindi di metter su casa, solo perché non unti dal sacramento del matrominio.

Si deve parlare ed ascoltare solo e solamente di Legge Elettorale: di Vassallum, di Mattarellum, di Mastellum e di altre amenità varie.

Solo queste magiche parole servono a risollevare le sorti del nostro paese.
Una potenza industriale mondiale che fa più morti per lavoro all'anno di una guerra civile, che ha poveri che raggiungono ormai paurosamente la percentuale dl 15% dell'intera popolazione, dove l'emissione di anidride carbonica è ad un buon 27% in più di quanto si è messo su carta alla Convenzione di Kyoto, ma che tutta la grancassa dell'informazione indecente, dei politicanti burattini, degli uomini di potere indebitato che la costituiscono, vuole farci apparire come una specie di Paradiso in terra: con le pezze al culo, ma sempre di Paradiso si tratta, no?

E allora porca puttana...
Prendete mortaretti, salamelle e legumi, e festeggiate pure voi la fine di quest'anno schifoso.
Dimenticatevi per un giorno d'essere sottopagati, sfruttati, vessati, impoveriti, raggirati, malmenati, umiliati e costernati. Scordatevelo.
L'anno dei topi di fogna sta' per concludersi, inizia quello dei topi in doppiopetto. Di quelli che non avete fatto a tempo a buttare giù dal balcone, che vi rientreranno in trionfo dalla porta di casa vostra.
Siatene felici! Gioitene!

Il calendario 2008 dei santi laici

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Schiavi Moderni
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diary of a madman, v-day

venerdì, 28 dicembre 2007


foto by Squarciomomo

Se non si hanno ali superbe maestosamente conficcate nel midollo della schiena, tanto da far male, non si può desiderare altro che spegnersi, come i sogni al malato risveglio del mattino.

Morire come le luci alle membra delle strade, per non sapere più se verrà un'altra silvana notte per cui illuminare le strade sfangate, i viottoli lugubri, i vicoli claustrofobici, che trasudano paure sempre pronte a mostrarsi col coltello acuminato in pugno, e le passioni che bruciano il petto come se fossero benzina ed accecano gli occhi come le scintille.

Alla fine avvicinarsi, senza doversi scontrare con nulla: a qualche desiderio tanto sospirato, a qualche lucerna che fugge allo schiocco di un dito lieve, a qualche rimpianto: a qualche altro inizio incerto o a qualche altra fine ineluttabile e marziale.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:38
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spleen

mercoledì, 26 dicembre 2007

Perché a Natale ci sentiamo tutti più buoni.
Signori e Signore, Sua Orrorificità Rob Zombie!

Prostrato da OzzyRotten alle ore 19:50
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heavy rock

giovedì, 20 dicembre 2007

Questo è un piccolo esperimento tra la mia amica Dreamt e me.
Abbiamo provato a scrivere qualcosa sul tema della vita e della morte, cercando due canzoni che a nostro vedere, riepilogassero i nostri pensieri e che ribaltandole poi, dessero modo di leggere i due pensieri contrapposti totalmente l'uno dall'altro e di risalire alle due canzoni stesse.
Abbiamo poi deciso di associare ai due post e alle due canzoni anche due immagini, che rendessero bene l'idea.
Il risultato è quì sotto.

#La Vita (Dreamt):

Dimmu Borgir - Fear and Wonder

Lei era lì.
Immobile. Vicina al cornicione, indecisa se saltare e farla finita, una volta per tutte e per sempre.

Una rondine si librava in cielo spalancando le ali.
Osservava Lei.

Un triste sorriso mostrò le sue labbra sferzate dal vento, portandola sempre più vicina ad una decisione definitiva.

Vita o Morte, Vita o Morte, Vita o Morte” sembrava che il vento le bisbigliasse.

Diede un passo, uno solo, osservando il mondo verso il basso: il vortice scuro della Morte l’attendeva, la incitava, la provocava fremente.
Ma il cielo sopra di lei era brillante d’azzurro, un azzurro che mai ricordava d’aver visto prima: la Vita pure l’aspettava, e non aveva fretta.
No, affatto.

Salì sul cornicione. Aprì le braccia. Strinse gli occhi.
Il grido disperato della rondine riecheggiava tragicamente: Lei alla fine decise.

Indietreggiando di colpo. »»»Is This the Real Life?



#La Morte (Ozzy):

Shape of DespairAngels of Distress

Col cuore sotterrato. Si sentiva così.
Non ne percepiva nemmeno più i battiti: i nervi tesi allo spasimo, il tremore delle sue mani.
Non le vedeva. Non poteva, teso a schierare lo sguardo e la sua afflizione all’alto, verso il soffitto, nemmeno il cielo più c’era.

Ruggine. Come se fosse stato ruggine ed incrostazione.
Estraneo, nemmeno più il cuore gli era rimasto a ricordargli che era vivo: vivo!
Non un ricordo!
Non il passato!
Non le scritte sbiadite!
No! Niente!

Aveva di ché felicitarsi allora.
La vita sembrava voltarsi verso di lui, col viso meno indifferente del “sempre” lungo gli anni trascorsi: sempre alla stessa disperata e angosciosa maniera, senza né occhi né tormento, né guerra e né riposo: niente.
La Vita con brame da seduttrice aveva il volto degli angeli senza sesso, l’odore buono dei sensi dell’infanzia, del calore della madre; la famelicità delle fiere in cerca dei destini degli uomini.

Tutti i destini degli uomini condannati ad una dolorosa perdita.

Il cuore tumulato aveva smesso di battere.
Gli occhi di secernere stille intossicate di rimorsi, i pensieri di dibattersi furiosi.

La pace della Morte. Nella luce tremolante della lampadina ormai spenta.
Lungo le pareti investite dall’ombra ammuffita dell’inchiostro della tragedia.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 23:37
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diary of a madman

mercoledì, 19 dicembre 2007

Tutti, in questi giorni, siamo inorriditi per quanto è successo a Torino alla ThyssenKrupp: sei operai morti per un incidente sul posto di lavoro.
Sei poveri cristi, onesti, che facevano parte di un piccolo esercito di operai come loro che, per portare a casa un salario da fame, erano costretti a lavorare anche per doppi turni di sedici ore, evidentemente in spregio ad ogni logica da "Stato Civile dei Diritti" quale il nostro ambirebbe anelare.
Uno Stato, quello italiano, con la più alta percentuale di sindacati e sindacalisti impegnati, in tutti i campi, che ne annovera di insigni persino al Governo, con il Ministro del Lavoro Damiano, e alle più alte cariche istituzionali come il Presidente del Senato Franco Marini.

Eppure c'è qualcosa che non funziona in questo sistema che dovrebbe tutelare i diritti e la sicurezza dei lavoratori più di un mastino di guardia al suo osso preferito.

Tragedie di ogni giorno quelle nostre: più di mille morti all'anno che cadono sul loro posto di lavoro. Per non parlare di quelli che riescono a salvare la pelle negli incidenti ma che rimangono mutilati, invalidi per tutta la vita o magari solo menomati per qualche periodo.
Ed il costo sociale è altissimo. Quello morale mostruoso.

Quasi come, nello specifico, il bagaglio culturale, umano, politico e sociale dei Thyssen e dei Krupp, ossia delle due famiglie che controllano oggi, uno dei più grossi colossi economici al mondo, che produce di tutto: dagli ascensori ai componenti per le macchine, dall'estrazione sino alla lavorazione dell'acciao, dagli yacht di lusso sino ai carri armati.
 
Un impero economico che viene da lontano, e chi ha letto o si è appassionato alla Storia Contemporanea e Moderna, ben sa' quali siano state le implicazioni delle due famiglie in fatti noti e meno noti lungo il filo sottile del tempo.

Tutte implicazioni con un minimo comune denominatore: quello dell'essere, se fosse possibile, ancora più orrende e mostruose dei fatti che hanno portato il colosso industriale nell'occhio del ciclone in questi giorni.

Già, perché sapete, la ThyssenKrupp è un gruppo moderno, ma con alle spalle un ingombro di scheletri da far impallidire persino i più meschini e crudeli dittatori che siano mai esistiti.

Sapete cos'è la "Grande Berta", per esempio?
Era un bestione di mortaio che pesava all'incirca settanta tonnellate e che si spostava solo su rotaia, che sparava proietti che pesavano quasi dodici quintali, e che contenevano circa 150 kg. di esplosivo ognuno: una macchina di morte che doveva servire ad infrangere muri di cemento armato spessi tre metri, ed la cui onda d'urto era talmente forte da infrangere i vetri alle finestre a parecchi chilometri.
Venne usata nella Prima Guerra Mondiale per distruggere città come Ypres, come Verdun, come Aversa.

A produrla era l'allora gruppo industriale Krupp, sotto la gestione di un nobile, Gustav von Bohlen und Halbach che ebbe la fortuna di sposare la figlia di Friedrich Alfred Krupp detto "Fritz", Bertha Krupp, ed il tipo in questione pensò bene di ingigantire il già poderoso impero economico di famiglia incrementando la produzione di cannoni, di mitraglie, di proiettili, di obici e di mortai, di cui la "Grande Berta" (nome che fu dato all'arma in onore della moglie) pure fa parte, ricavandoci sopra superlativi utili.

Bertha Krupp, come ho detto, era figlia di Friedrich A. Krupp, un uomo che già aveva prestato la sua opera al Kaiser Guglielmo II producendogli bocche di fuoco che poi venivano impiegate per il riarmo dell'Imperatore, e che gli valsero l'appellativo di "Re Cannone".
Ebbene quest'uomo, oltre all'essere uno spregevole guerrafondaio aveva in sé anche una vena romantica e appassionata: amava l'Italia e per poterne godere del clima buono e per poterci studiare diverse specie di plancton sua grande passione, prese a soggiornare a Capri, dove comprò degli appezzamenti di terreno per costruircisi una villa e una strada capolavoro dell'ingegneria dell'epoca che serviva per collegarlo al suo mega panfilo ormeggiato in porto.
Nessun problema quindi: salvo il fatto che a Fritz Krupp piacevano, oltre al clima e agli incantevoli paesaggi di Capri, anche i giovinetti che vi soggiornavano e di cui faceva man bassa.
Vizio vero e proprio che gli valse anche l'espulsione dall'Italia e la reputazione distrutta, sebbene per difenderlo dall'infamia e dal fango che lo stavano affogando si mosse persino il Kaiser in persona.

Dei festini orgiastici che si consumavano tra panfili di lusso e suite d'albergo s'è sempre detto che fossero storielle, salvo poi constatare che all'epoca ne parlarono personaggi del calibro di Matilde Serao, che sul "Mattino" di Napoli pubblicò articoli di fuoco, accusandolo di "pederastia", scritti che poi finirono per rovinarono.

Ma perché tanto astio per un miliardario straniero con qualche vizio  inconfessabile di troppo da parte prima della stampa italiana e poi di quella tedesca?

Forse perché il di lui padre, Alfred Krupp era un reazionario della peggior specie che voleva orchestrare una contro-rivoluzione verso ebrei, liberali, socialisti ed emarginati?
Forse perché lo stesso Alfred Krupp sfruttava i propri dipendenti spremendoli come schiavi, poibendogli di fermarsi durante i turni, e rimbambendoli con vere e proprie encicliche contro questa o quella categoria sociale?

Andiamo avanti.
A succedere a Fritz Krupp, come abbiamo detto fu la figlia, poi andata sposa al barone Gustav von Bohlen und Halbach, che quando Hitler divenne Cancelliere aveva già elargito alle casse del Partito Nazista diverse centinaia di milioni di franchi.
La riconoscenza del "piccolo caporale austriaco" nei confronti del magnate poi, appena preso il potere, fu grande:  fece sì che l'azienda di famiglia, che già contava migliaia di dipendenti, divenisse beneficiaria di quasi tutte le commesse in armamenti e siderurgia di cui la Germania del "Terzo Reich" si serviva da un lato per elevare in maniera spropositata l'occupazione dei propri "figli", ma pure per terrorizzare ed inglobare in poco tempo più di tre quarti d'Europa.

Come sia andata a finire per Hitler e i suoi scherani tutti lo sappiamo, ma non chiaramente sappiamo, invece, come andò a finire per i Krupp, padre (Gustav) e figlio (Alfried), che alla fine della Guerra vennero processati per riduzione in schiavitù e poi, magia delle magie, graziati per poi tornare alla ribalta del potere economico.

I Krupp, all'epoca del Reich, avevano fabbriche di fianco ai campi di concentramento di Aushwitz e di Wustergierdorf, ed erano autorizzati dal governo a prelevare i poveri disgraziati che lì erano segregati, per farli lavorare notte e giorno alla costituzione degli arsenali bellici della Germania.
In condizioni, si immagina, non molto dissimili a quelle di oggi, e che tutti hanno visto, per esempio, nei documentari storici dell'epoca.

Quando Hitler decise di abbracciare i Krupp lo fece col preciso scopo di ingraziarsi i già ingraziati componenti di una dinastia di morte che gli fecero molto comodo in tempo di guerra, ma al dittatore nazista essi non bastavano.
E si rivolse pure allora, al loro diretto concorrente: la famiglia Thyssen.

Un'altra accolita di schiavisti super miliardari che si contendevano il mercato della siderurgia e delle commesse di guerra dell'allora Reich germanico.
Con un'aggravante in più: quella d'essere stati per il tempo e sin dall'inizio, nazisti con tutti i crismi e senza tanti giri di parole.

La contessa Margit Thyssen-Bornemisza per esempio, rampolla di famiglia, decise una bella sera di Marzo del 1945, di indire una festa per invitati esclusivi e altolocati.
Mangiarono a crepapelle e bevvero a gargamella, fino a quando, annoiati dall'andazzo tedioso che la serata stava prendendo, e sotto i fumi dell'alcool, si recarono in quindici (tra cui la stessa contessa), in una stalla del castello oggetto del consesso e dove erano ammassati come bestie circa 200 ebrei non più in grado di lavorare.
Tra una battuta ironica e l'altra i quindici presero ad impallinare i poveri prigionieri, alcuni uccidendoli persino a mani nude, relegando poi il compito ai superstiti terrorizzati della strage compiuta, di scavare le fosse comuni dove seppellire i già trucidati, per poi vedervisi finire anch'essi.

Quando i russi conquistarono il castello e si misero a perquisirlo, trovarono una ventina di enormi tumuli sparsi attorno, che contenevano ognuno circa una diecina di corpi.

La contessa poi si ritirò in Svizzera, dove visse fino al 1989, indisturbata e dimenticata dal mondo esterefatto per gli orrori della guerra, e una volta tornò pure alle sue vecchie tenute castellane, indovinate a far che?
A fare una battuta di caccia.
In memoria dei vecchi tempi, dove anziché ammazzare esseri umani inermi e terrorizzati,  lo si doveva fare alle volpi: che tedio!

Ma i la famiglia Thyssen è stata sempre pure grande gruppo di mecenati: in Spagna si può visitare il Museo Thyssen-Bornemisza, una delle più grandi collezioni private, poi prestate (forse vendute, non si sa' bene) al pubblico, di opere d'arte, che comprende quadri di maestri come Caravaggio, Carpaccio, Tiziano.
Roba di poco conto.

I tempi cambiano si sa', e allora, quale migliore idea, se non si può battere l'avversario di ieri, se non alleandocisi oggi.
Ed ecco che nasce il gruppo ThyssenKrupp AG, sorto dalla fusione dei capitali e delle sinergie industriali delle due famiglie, in un edificante quadretto sporco di sangue che inizia dagli orrori di ieri, e finisce a quelli di oggi che tutti conosciamo, e che magari consideriamo già come un lamento insopportabile.

La ThyssenKrupp, che ha filiali e collegate in tutto il mondo, che fa utili vertiginosi e che, secondo le previsioni di molti analisti è destinata ancora a crescere esponenzialmente, espandendosi ai mercati sudamericani, in Italia ha deciso dapprima di chiudere lo stabilimento di Torino, e siccome su quel sito non si doveva più investire un euro, aveva pure deciso di lesinare sulle norme di sicurezza già larghe, coi risultati plateali di cui andiamo parlando.

Quali "investimenti sulla sicurezza" si possono pretendere da un'accolita di schiavisti schifosi, pederastri e pedofili impenitenti, guerrafondai nazisti ed impudici miliardari infiltrati in tutte le più grosse compagini mondiali bancarie, non ultime quelle americane?

Fanno bene certi personaggi a chiamarli assassini, dunque?
Giudicate voi.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:31
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diary of a madman

lunedì, 17 dicembre 2007

Ho appena letto una notizia che mi ha fatto saltare dalla sedia, e nel vero senso della parola!
Ma come, uno come Mahmoud Ahmadinejad, il tanto odioso, odiato, obbrobrioso, cinico, crudele e oscurantista Presidente iper-conservatore iraniano, che scrive in rete come un blogger qualunque, e che per giunta accetta pure che nei commenti ai suoi post ci sia gente che lo insulti a bella posta, senza attuare nemmeno un minimo di censura?

Splinder (17/12/2007) Sempre detto che Ahmadinejad è un personaggio unico. Leader degli oscurantisti più tosti, che vorrebbero relegare l'Iran al medioevo culturale, il presidente ha sempre amato le nuove tecnologie. Da tempo ha aperto un sito ufficiale, ma non era altro che una vetrina propagandistica. Adesso è andato oltre, ha aperto addirittura un blog personale. E fa proprio il blogger, Leggi ancora...

Ma come? Proprio lui che governa uno stato islamico riducendolo a periodi da pieno Medio Evo, con spie ad ogni angolo e proclami al grande Profeta perché fulmini tutto il mondo occidentale?
Proprio lui che ha rischiato una guerra con tutto il mondo alleato degli americani per non dismettere il proprio programma nucleare? Proprio lui che manda a morte gli omosessuali e che per giunta in un'università americana ha affermato che i "gay in Iran non esistono"?

Diavolo, è proprio un mondo a rovescio questo!
La notizia la riporta Pino Scaccia nel suo blog. Ma già, a quanto pare, se n'era occupato pure il Corriere della Sera.
Alla fine il coraggioso Pino si chiede se sia consuetudine, per i costumi propri nella nostra politica (non di quella iraniana: di quella nostra), a ché un insigne rappresentate delle istituzioni faccia ciò che invece il Presidente Iraniano invece sta' portando sotto gli occhi del mondo.

Propaganda mi si dirà. Ovvio rispondo io.
Ma una propaganda fatta in maniera intelligente e soprattutto con la coerenza (storta, d'accordo: ma sempre coerenza è) del tempo che, a quanto pare, sta' sempre più spostando l'attenzione su fatti che danno ragione ad Ahmadinejad: è vero o non è vero che i Servizi Segreti americani in un recente rapporto hanno scritto a chiare lettere che la manfrina secondo la quale l'Iran stava armandosi a ritmi forsennati per dotarsi di armi nucleari, era soltanto una bufala inventata ad arte per screditare il paese islamico, come all'epoca si fece (con maggior fortuna, s'è visto purtroppo) con l'Iraq di Saddam Hussein, accusandolo di produrre armi di distruzione di massa chimiche e batteriologiche?
Quando lo si accusava infondatamente il Presidente Iraniano rispondeva sdegnato negando tutto, e a quanto pare ne aveva ben donde.

E poi, l'indecorosa figura degli americani quando lo invitarono a parlare appunto alla Columbia University, dove lo insultarono e svillaneggiarono in una marea di fischi e contestazioni. Certo, in quell'occasione il dittatore "meschino e crudele" ce la mise tutta per essere biasimato dalla platea, ma io mi chiedo, in quanti dei suoi colleghi avrebbero avuto il coraggio che lui ha avuto ad andarci?

Secondo voi Bush accetterebbe mai l'invito di un'università iraniana a lui certamente ostile, per andarci a parlare di "democrazia da asporto", di "America Land of the free, Home of the brave"?
Io credo proprio di no.
E poi, se me la permettete tutta, la figura che fece Ahmadinejad all'università americana, era più grave di quella che fece all'epoca il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante il semestre di presidenza della UE, quando un bel giorno, nel rispondere in aula agli onorevoli europei, diede del Kapò ad un deputato tedesco solo perché questi aveva osato dire in un discorso pubblico che non era accettabile che un imprenditore che deteneva il 90% dell'informazione in Italia, potesse fare il Primo Ministro di un Governo che aveva pure il controllo diretto ed indireto sulla televisione pubblica, sua diretta concorrente?

Certo, per carità, cambiano i meriti e i metodi: non si possono mettere sullo stesso piano le uccisioni di civili, le condanne a morte e le censure con il maccartismo pedante e la tracotanza delle bugie riguardo ai media, ma diavolo, dare del Kapò ad un rappresentante di un paese alleato non è allo stesso modo grave quano dare degli "imperialisti" ad una classe dirigente ostile, quale è quella americana nei confronti dell'Iran?

Forse, riflettendoci, ha ragione Pino Scaccia quando conclude il suo post, scrivendo tra le righe secondo il vecchio detto secondo cui "la ragione come il torto non stanno mai da una parte sola".
Se lo si crede allora non c'è nulla da meravigliarsi, no?
Prostrato da OzzyRotten alle ore 18:20
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diary of a madman

sabato, 15 dicembre 2007

Mi sembra che sia giunto il momento giusto per stilare la classifica dei migliori album per questo 2007 che sta' passando.
Naturalmente la mia è una classifica viziata dai gusti personali e dai numerosi ascolti che ho dato ai dischi che ho comprato (e per tenervi traccia ho fatto discriminato abuso di Last.fm. Sia lodato chi l'ha inventato!), quindi nessuno s'abbia a male se tralascio, più o meno volutamente, certe uscite che non ho ascoltato o che non ho voluto ascoltare: per pigrizia o per indolenza, per disgusto o magari solo perché non mi sono capitate tra le mani.
Io non voglio di certo affermare giudizi assoluti. Solo impressioni personali.
Quindi, se vorrete, in calce ad ogni mini descrizione, c'è un link che rimanda a quello che ho scritto quì o su Debaser.it riguardo ai miei ascolti. Se avrete tempo e voglia, potrete anche approfondirli.
O magari meglio: il miglior favore che possiate farvi è quello di comprarli i dischi. Ascoltarli e farli vostri. Perché la musica, io ne sono fermamente convinto, è qualcosa di più intimo e trascendentale di qualsiasi mala stilizzazione.

#10 Dimmu Borgir - In Sorte Diaboli: "HellHammer entrato nella band ce la mette davvero tutta per non far rimpiangere il suo predecessore (e c'è n'è voluta tanta: Barker era una macchina devastatrice, ed io lo rimpiango, sì signore!), la sezione ritmica è come al solito implacabile, e potete scommetterci, ai loro concerti i fans urleranno a squarciagola il "Share my Sacrifice!!!" del brano "The Serpentine Offering". Il più diretto, certo, il più orecchiabile, ma poi, ad ascoltare meglio il lavoro, ci si accorge pure che è il più scadente."
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 #09 Ensiferum - Victory Songs: "Forse è possibile che gli Ensiferum abbiano oggi deciso di affidarsi ad un diverso appeal, cercando di ricavare atmosfere di luoghi e cose in una maniera differente rispetto al passato. Quì si punta su una maggiore spinta melodica, imperniata su concetti epici e mastodontici che riescono, con la loro magia, a far sentire l'ascoltatore, se solo si avesse il garbo di chiudere gli occhi, come se si trovasse alla vigilia di una battaglia risolutiva e sanguinosa. A questo servono i cori, gli strumenti tradizionali utilizzati (addirittura, nella canzone che dà il titolo al disco "Victory Songs" è presente pure una solitaria e lontana cornamusa) e tutto il bric à brac che fa parte del corollario della band."
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 #08 Finntroll - Ur Jordens Djup: "Nuovo cantante, Vreth, che con i suoi scream professionali e bene eseguiti, si candida ad essere l'astro nascente del genere estremo, possedendo una voce acida e raschiante al punto giusto per conferire quell'alone "nero" che i Troll di oggi vogliono mettere in evidenza; il lavoro di Trollhorn sempre eccelso e magnifico, che però ha perso quel suo calore da bettola per privilegiare un suono più ossessivo e viscerale, freddo in certi momenti ("Gryning", "Ormhäxan")."
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#07 Paradise Lost - In Requiem: "Ci sono in questo lavoro canzoni che rimandano alla pesantezza catacombale dei primi album, come per esempio si può capire e percepire bene dalle prime tracce che si giovano di un tappetto di chitarre pesante come un macigno da portare in cima al Golgota, ed altre che non sono né più e né meno che esperimenti che, tra luci tenui e bui soffocati rimandano a quello che sarà il futuro della band inglese."
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#06 Turisas - The Varangian Way:  "Forse la chiave di lettura per capire il gran successo che stanno avendo questi Turisas è insita proprio nella loro alfine semplice attitudine alla musica, cosa che va in controcorrente all'ampollosità e alla poca, e forse voluta, immediatezza degli archetipi da pentagramma."
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 #05 Moonspell - Under Satanæ: "Episodi. Storie che iniziano e finiscono nell'arco di pochi minuti, e che raccontano di amanti persi nel buio, di lupi famelici che cercano le loro prede in sentieri dall'atmosfera nebbiosa e sferzata dal vento, di Inferni che si aprono nella terra arsa dal sole del Portogallo, terribili e mai immaginabili in quei luoghi. Storie che narrano di tante cose. Originali, affascinanti, suadenti, ma sempre con un piede ben saldo in un goticismo lugubre e blasfemo, roccioso e ben mirato, che dona certamente un valore superlativo al preponderante bagaglio della band."
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 #04 Månegarm - Vargstenen: "Brani uno diverso dall'altro. Sempre intricati, sempre con quella vena raffinata e malinconica che riaffiora, che sanno essere bastonate senza pari, ma che spesso e volentieri si abbandonano nel corpo di una stessa canzone a mille rivoli, a mille sfaccettature, a mille percorsi che narrano di sangue, mare, nebbia, neve e guerrieri. Niente di nuovo sotto al cielo, per carità. Ma, anche quello che già si conosce quì è dato comunque al massimo del massimo che si possa immaginare. E non è uno scherzo."
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 #03 Candlemass - King of the Grey Islands: "Un sound che per i Candlemass non è un dogma, poiché, nonostante si possano e si debbano collocare nell'ambito doom, però, nel corso di oltre un ventennio di carriera, hanno saputo fornire diverse interpretazioni strumentali della materia e nel momento in cui il leader Leif Edling ha definito "King Of The Grey Islands" come il lavoro più oscuro mai realizzato dal gruppo svedese gli dovete credere (già solo perché il concept sviluppato nei dieci brani è inerente la depressione ed il suicidio all'interno della società contemporanea)."
»»»RobyMichieletto su Debaser.it: continua a leggere...


 #02 Therion - Gothic Kabbalah: "Non state a sentire chi vuole trovare le molteplici influenze dei Therion in questo disco, arrivando a tacciarli persino di plagio in certi casi; è tutta fatica sprecata! Ce ne sono di molteplici di influenze, ma chi conosce la band sa benissimo che la loro bravura sta nel rielaborare i concetti e non nell'inventarli, convertirli, "trasmutarli", già che siamo in argomento. E per quanto riguarda i Therion, essi sono capacissimi di trasmutare il piombo in oro, perché tutto quello su cui mettono le mani diventa una favola, una sinfonia magnifica che non ha prezzo. Inestimabile."
»»»continua a leggere...


 #01 Amorphis - Silent Waters: "Volesse mai qualcuno insunuare che la classe, per caso, a volte è acqua, e peggio ancora, pure torbida?
Gli Amorphis sono quì per dimostrarvi che quel qualcuno ha torto marcio.
Lasciatevi incantare."
»»»Leggi QUI, QUI e QUI (recensione di Fjelltronen su Debaser.it)
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heavy rock, debaser

mercoledì, 12 dicembre 2007

Io non saprei proprio dire se lo sciopero dei mezzi pesanti di queste ore sia stata una decisione saggia nei confronti di tutti noi cittadini che poi, alla fine, ne abbiamo fatte le spese: io non lo so'.
Presumo che la protesta dei camionisti sia fondata, ci mancherebbe: pedaggi troppo alti e prezzo del carburante alle stelle, sono più che buoni motivi per fermare i camion e scioperare, visti i tempi di vacche avvizzite che stanno passando tutti i cittadini di questo paese.

Si può discutere però sui metodi a volte estremi e violenti con cui la protesta è stata svolta: si son viste autobotti che trasportavano carburanti scortate dalla polizia, per una volta non appresso alla moglie di qualche onorevole che doveva andare a far la spesa.
Io, in prima persona, lavorando proprio a ridosso di un incrocio autostradale, ho visto persone imbufalite che malamente minacciavano chi non intendeva scioperare, e ancora camionisti che prendevano a calci i paraurti dei camion che osavano muoversi, o guidatori di tir impotenti che si vedevano svuotato il serbatoio del proprio mezzo da altri, con la sola speranza di qualche goccia di gasolio in rimanenza che permettesse loro di rientrare al cantiere o alla sede della propria azienda.

Cose veramente indegne, da "Stato Sudamericano" e che la Polizia stradale nei paraggi non cercava minimamente di quietare: l'ordine era ed è rimasto ancora adesso quello di non provocare per non esasperare gli animi.
Il problema però è stato che ad esacerbarsi, sono stati il fegato e la bile di tutti i conducenti di macchine in fila, per ore e ore: incapaci, impotenti.

Alla fine lo sciopero sembra aver sortito l'effetto voluto. In queste ore un protocollo d'intesa è stato siglato tra il Governo da una parte, ed i rappresentanti di categoria dall'altra.
Alleluia. Finalmente.
Bene. Forse, ma non c'è da sperarci troppo, tutto tornerà alla normalità domani.
Ma fino a quando?

Fino a quando non se ne uscirà un'altra categoria a scioperare, dopo tassisti, farmacisti, medici e camionisti, magari per rivendicare il rinnovo di un contratto di lavoro scaduto da chissà quanto tempo?

I costi di questo sciopero certamente sono stati ingenti: aziende come la SATA di Melfi, tanto per citare una realtà vicina a chi scrive, che ha messo in libertà i lavoratori dello stabilimento (che produce la Lancia Ypsilon) già da tre giorni. O tanto per proseguire gli operai della Pirelli, della Barilla, della Fiat di Termini Imerese.
Domanda: chi pagherà a questi le giornate perdute?
Certo, le recupereranno, magari con straordinari pagati due lire con il pericolo di rimanere mutilati o uccisi dalla filiera delle macchine.

Anche la mia azienda, pur essendo piccola, ha risentito in maniera preponderante dei disagi di questo sciopero. La ALCOA Italia, la multinazionale che ci rifornisce di materia prima, ieri ci inviò un fax, spiegandoci che visti i disagi e le agitazioni dei trasportatori, aveva sospeso la produzione di tutto il comparto profilati, e che, visto l'avvicendarsi delle festività imminenti, la produzione sarebbe ripresa il giorno 3 di Gennaio 2008.
E noi, che ci approviggioniamo direttamente e solo da questa, siamo rimasti senza materia prima, e senza la possibilità d'evadere le tantissime consegne appuntate prima del 22 di Dicembre.
Il risultato è stato che il sottoscritto si è ritrovato a dovere telefonare a decine e decine di Imprese e di piccoli artigiani, per avvertirli delle mancate consegne.
Con tutte le conseguenze che si possono immaginare, tra diluvi di bestemmie conio alta Calabria, imprecazioni a Prodi e ai suoi sgherri, ai bastardi americani che ci fornivano, a noi e a un crogiuolo di santi che nemmeno sto' a nominare.

Una bella giornata insomma.
Che mi ha fatto riflettere parecchio, ed ancora una volta, sul fatto di quanto noi, cittadini di uno Stato economicamente avanzato, dipendiamo dalle macchine e dal petrolio.
Senza di esso, nulla si muove.

Ve lo potrà dire il mio amico benzinaio, che lavora alla stazione di rifornimento vicina al mio ufficio: in 3 ore stamattina, dalle otto alle undici, ha rifornito macchine per trentamila litri di gasolio.

Facendo un pò di conti: considerando che una macchina diesel ha il serbatoio con una capienza di, diciamo approssimativamente e per media 50 litri, il mio povero e disgraziato amico ha rifornito la bellezza di circa 600 autovetture.
Quasi tre macchine e mezza al minuto. Da solo per quattro pompe (due di diesel e due di benzina), in mezzo ad un trambusto di clacson, di  (pure lui, poveraccio) bestemmie conio alta calabria, imprecazioni, ecc. ecc.
Senza considerare poi chi invece, appunto, aveva la macchina a benzina, e che aveva deciso di andare a fare il pieno in quelle ore, tanto per star sicuri., non si sa mai come vanno a finire queste cose.

Alle undici ed un quarto il mio amico ha dato forfait: ha svuotato di carburante tutte le pompe, ha messo il cartello "tutto esaurito" e s'è andato a ficcare sotto le coperte a casa, visto che una mattinata così gli ha procurato un febbrone da cavallo, con conseguenza di incubi.
Bella cosa pure questa.

Quando si tocca il serbatoio della macchina tutti quanti ricordano la crisi del '73. Di quell'incubo.
E tutti hanno una paura fottuta di non potersi muovere.
Per andare al lavoro o per andare a fare la spesa (quando magari i mezzi pubblici sono sempre deserti). Per uscire e andare a schiantarsi contro un blocco di cemento in autostrada, o magari per andarsi a ficcare col muso della macchina contro un macigno, mentre ci si appartava con la propria donna (anche questo è successo ad un altra persona che conosco: il problema poi è stato spiegare al marito di lei che diavolo ci facesse in una strada di campagna alle dieci di sera, e non da sola. Quella volta però le bestemmie le diede proprio la fedifraga ed il seduttore di turno: tante quante furono le mazzate che il cornificato diede loro appena usciti, per poi rientrarci in un secondo tempo, quasi illesi dal Pronto Soccorso).

È inutile che la meni ancora una volta con la solita paternale delle scelte sociali sbagliate nel prendere una macchina sola per ogni persona quando se ne potrebbe usare alla stessa maniera una sola ma per più gente. Non serve che ribadisca dei mezzi pubblici che in Italia vengono poco e male usati, dello stato comatoso del nostro pianeta dovuto all'inquinamento degli idrocarburi, delle nanoparticelle che provocano il cancro, ecc. ecc.

Queste son tutte cose che ognuno di noi dovrebbe prendere a coscienza, perché dai, lo sappiamo tutti che prima o poi questo dannatissimo petrolio che provoca guerre, che alimenta le speculazioni, su cui si basa la maggior parte del mercato globale, prima o poi finirà.
Ad una persona che si provocano salassi senza ritegno non le si può chiedere di vivere a lungo, e così succederà pure al nostro malmesso e violentato pianeta.

Mica c'è tanto da illudersi d'altronde.
Chi si occupa di queste cose sa benissimo che l'estrazione di greggio è già calata di diversi punti nell'arco di questi anni, e prima o poi si esaurirà completamente, o diventerà talmente antieconomica sostenerla, che un barile di petrolio costerà più di 250 dollari: una cifra che rapportata ai costi di produzione, di stoccaggio, di trasporto, di tassazione, diventerà almeno tripla alla pompa, e solo i nababbi orientali potranno permettersi di avere una macchina.
Prepariamoci dunque.

Però oggi, cazzo, fatemi esprimere solidarietà al mio amico benzinaio.
L'ho chiamato stasera. Ha ancora trentotto di febbre.
Mi auguro che mai nessun camionista più gli si pari davanti: correrebbe il rischio d'esser buttato senza tanti complimenti in una cisterna sotterranea.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 22:55
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diary of a madman

martedì, 11 dicembre 2007

Quando uno come me, scettico di natura per quasi tutte le cose, sente parlare del gran peso che la rete web può avere in certe circostanze riguardo opinioni, luoghi, persone, storie e quant'altro, non può che farsi una grassa risata e ribadirsi che alla fin fine, sono solo chiacchere.
Chiacchere messe in fila, bene organizzate, bene o male servite lungo i bordi di una cornice che, diciamocelo pure in faccia, per certi versi fa un pò paura o sensazione.

In rete si trova di tutto: dalle peggiori porcherie la mente umana possa mai partorire (non son mica i siti porno, 'cazzo credete?), alla cosidetta "fuffa", fino alla classica eccezione che per una volta non conferma propriamente la regola.

Nel caso specifico di cui voglio scrivere, la regola dovrebbe essere il contrario di quello che poi, in pochi, pochissimi giorni è successo: una lettera inviata da una madre della provincia di Torino, Ida, che ha scritto a quello che è il fenomeno della rete odierno, uno tra i più conosciuti blogger al mondo: Beppe Grillo.

Ida ha una figlia di sette anni, Kristal, che da piccolissima è affetta da un tumore al cervello con la conseguenza poi d'esser diventata idrocefala.
Dopo essersi accorta della grave malattia della figlia, la madre ha cercato in tutti i modi a lei concessi di farla curare, con il risultato ad oggi, che la bambina ha una sonda piantata in pancia che le serve da valvola per "spurgare" (sì lo so' è una bruttissima parola, ma serve per rendere l'idea, e poi quì cazzo, non siamo ad uno dei salotti culturali frequentati da Bertinotti) il liquido che la parte malata del suo cervello secerne.

Kristal è, come si dice più elegantemente, inabile, e non riesce nemmeno a salire una rampa di scale. Sua madre, la sua coraggiosa madre, cerca di assisterla e di curarla al meglio delle proprie possibilità, passando, questo lo si può affermare senza ombra di errore, momenti non certo sereni ed edificanti: abbandonata dal marito, che forse avrà pensato bene di sbarazzarsi del pesante fardello a cui era stato "condannato", abbandonata dallo Stato Italiano che da 97 giorni non le passa nemmeno più l'assegno per l'invalidità della figlia, abbandonata da tutta la classe politica di questo paese di merda, che con noncuranza non s'è degnata nemmeno di rispondere alle sue numerosissime mail di richiesta d'aiuto, o se l'ha fatto, l'ha fatto per mano di presunte pedanti segretarie dedite allo scaricabarile di professione.

Attenzione però: Ida non ha chiesto nulla che si trovi su Marte o di impossibile da esaudire.
Essendo una donna dignitosa e umile, non ha chiesto una mancia sostanziosa o la carità di Stato: ha chiesto solo di poter lavorare onestamente per poter mantenere lei e sua figlia.
Ha chiesto di poter campare con tutte le sue afflizioni e le sue preoccupazioni di un lavoro qualsiasi che le desse una seppur minima sicurezza economica, che, per forza di cose, dovrebbe trovarsi nei paraggi del paese dove abita.
E allora, dopo tanti tentativi, finalmente trovò, tempo fà, un supermercato disposto ad assumerla, i cui dirigenti però, appena letta la sua scheda informativa e saputo che la Signora era madre di una figlia inabile, la scaricarono senza tanti complimenti, visto che giocoforza una persona che dedica la vita ad assistere chi ha bisogno di cure ha parecchi problemi in più da risolvere rispetto alle persone "normali" e "sane".

Sicché questa Signora s'è trovata sola e disperata a dover far fronte ad una situazione in cui la mano dello Stato dovrebbe sentirsi, e mica per poco. Mica per i contentini.
Ma lo Stato, questo Stato mafioso, omertoso, standardizzato e di regime, non le ha prestato la minima attenzione, ed i suoi rappresentati, quelli che dovrebbero tutelare il benessere comune, ed aiutare chi più ha bisogno, hanno fatto spallucce, trincerandosi dietro silenzi indifferenti o dietro scuse accampate per dover pur trovare una flebile ed ignobile giustificazione alla vergogna da essi perpetrata.

Solo Beppe Grillo le ha risposto.
Le ha risposto subito (lui) dopo mesi che la lettera di Ida faceva il giro della rete per diversi siti e forum, tra cui uno pure che s'è permesso di prenderla per il culo, tacciando la sua richiesta d'essere una delle classiche bufale demagogiche che girano tutti i giorni: sappiatelo tutti, il forum in questione è quello del Partito Democratico, quello del "lavoro prima di tutto", quello delle grandi assemblee e delle grandi partecipazioni, che, evidentemente in questo caso, ha voluto ribadire che il lavoro è prima di tutto pertinenza di chi ne discute nei salotti di Bruno Vespa, non di chi ne muore, non di chi lo cerca disperatamente per darsi una dignità.

Beppe invece ha accolto la sua richiesta, l'ha fatta propria, ha lanciato una sottoscrizione ed in pochi giorni è riuscito a raccogliere 90.000 euro per la Signora, grazie all'aiuto di tutti quelli che quotidianamente leggono il suo blog.
In più, aveva chiesto pure la disponibilità di qualche imprenditore locale ad assumere Ida, che non chiede altro, avendo (lei, mica quelle facce unte dei politici del cazzo) una dignità ed essendo, lo ribadisco, onesta.

Ebbene per ora sembra che le offerte di lavoro non ci siano, ma rimane il fatto che 90.000 euro in quindici giorni sono davvero un traguardo strabiliante per il comico genovese ed anche per chi lo ha seguito e per una volta ha veramente dimostrato quelli che un tempo si chiamavano "senso civico" e "solidarietà".

Rimane ancora la curiosità di sapere quale sia il supermercato che ha rifiutato di far lavorare Ida, ma lei stessa, nel video postato quì sotto, ha detto di non voler dirne il nome per paura magari di ostilità, e dunque sia così.
Certamente, se mai si venisse a saperlo, credo che in tanti ne trarrebbero le dovute conseguenze.

W Beppe Grillo!



P.S.: Ai politici una sola parola, infine: VERGOGNATEVI!
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:10
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diary of a madman

Ieri e oggi si è svolta e conclusa l'assemblea degli Stati Generali della cosidetta "Cosa Rossa".
Perlomeno adesso ha un nome: si chiama "La Sinistra, L'Arcobaleno", ed io mi devo felicitare con i sapienti che ne hanno partorito sia il logo e sia il nome. Complimenti dunque, sia l'uno che l'altro fanno veramente schifo.

Ma non è questo il punto.


Da anni si parla di un progetto politico in grande stile che tendesse ad essere quello che il vecchio PCI era prima della svolta della "Bolognina" ad opera dell'allora segretario Achille Occhetto.
Da anni tutti gli intellettuali della sinistra radical-chic si sono riempiti la bocca parlando di "unità" di "comunione di intenti", di "terreni comuni", di "affinità" e di "multilateralità" del pensiero socilista-comunista-ecologista-movimentista ecc. ecc.
Da anni s'è sempre pensato (e guardato, probabilmente con molta invidia) ai partiti della Sinistra Europea, e alla loro forse non tanto granitica compattezza, ma quantomeno alla loro omogenea ed articolata schiera d'idee.
Idee chiare, comprensibili a tutti e specialmente a tutti quelli che la Sinistra stessa dovrebbe rappresentare: i lavoratori, gli studenti, i disadattati, i poveri, i disgraziati (ancora loro, sì).

Dalla nostra parte invece, e cioè dalla parte del nostro piccolo e schifoso paese, è sempre esistita una menomazione da parte delle Sinistre: vuoi per questioni identitarie (mi viene in mente l'ormai preistorico "Fronte Popolare" post-guerra, poi abortito in seguito a diverse vicissitudini che non starò quì ad elencare, di socialisti e comunisti insieme, nell'epoca di Palmiro Togliatti e di Pietro Nenni), vuoi pure per i molti rospi da ingoiare da parte dei rossi stessi in epoche di governi con l'appoggio esterno dato ai democristiani et similia, ed il risultato è stato sempre lo stesso: la frammentazione.
Il dividersi per non dover essere mai uniti: su nulla o quasi.

Ma oggi invece la musica è cambiata: oggi comunisti, post comunisti, esiliati dal Partito Democratico in odore di socialismo un pò bislacco, ambientalisti più o meno rispettosi delle loro idee, si sono riuniti, ed hanno deciso di federarsi (non di fondersi, si badi bene: di federarsi), per essere finalmente un soggetto politico forte e moderno, con nel mirino le grandi sfide di questo nuovo secolo: la globalzzazione, la lotta per i diritti dei lavoratori, l'impoverimento generale, l'inquinamento globale.

Tutti bei temi, tutte quante belle cose, che magari, se fossero messe in bocca ad un qualche messia venuto da marte andrebbero veramente bene, ma in bocca a questi politici di Sinistra, a questa classe politica, che senso hanno?

Suvvia cari compagni, non offendetevi: la vostra è una battaglia da combattere nei salotti ed ai gran galà, non sulle piazze, non sulla punta della lingua dei lavoratori che muoiono come mosche nelle fabbriche e sui cantieri.
Non è per voi, lasciate perdere. Non è per voi.

Per voi sono le discussioni sulla legge elettorale che, certo cazzo, in un periodo di crisi come questa, di disoccupazione, di insicurezza, di (pseudo)cultura dell'apparire, sono sacrosante.
Per voi ci sono le battaglie sul simbolo da adottare: falce e martello sì, falce e martello no, solo la falce, solo il martello.
Magari, perché non spuntate un pò la falce e non accorciate un pò il martello e non ve lo date sui coglioni, a mò di emulazione dei sacerdoti eununchi dell'antica Roma?
Anche loro dovevano autoevirarsi per salire sul podio della ribalta. Allora si parlava della sacralità dello Spirito, oggi si parla della sacralità del Mattarellum, che cosa cambia?

Seguendo la diretta oggi su Sky dell'assemblea, che molti volevano far sembrare una festa, pur non essendola, si percepiva da lontano la puzza nauseabonda della paura di perdere le poltrone.
Lo si vedeva lontano un miglio, cari compagni, che avevate una paura fottuta di dichiarare quello che a denti stretti, ma con molta liberazione, la vostra base stà dicendo da tanto, troppo tempo ormai, e cioè che questo Governo non ha fatto niente per dimostrarsi degno di aver ottenuto i voti del popolo della Sinistra.

Ve lo ricordate quel vostro faraonico programma che tutti avete sottoscritto?
Ve lo ricordate che c'era scritto d'abolire la Legge Biagi perché indegna, di sventare le mafie e mafiette economiche messe in giro da Sua Emittenza perché erano una vergogna agli occhi di chiunque?
Ve lo ricordate che cosa c'era scritto al riguardo della tutela dell'ambiente rispetto ai parametri già larghi del protocollo di Kyoto?
Son diventate chiacchere quelle?
Son diventate argomento per una futura verifica di governo quelle?
Per quanto vi servirà ancora lo spauracchio di questa verifica per giustificare la vostra imbecillità nel dover votare ogni volta provvedimenti che di Sinistra non hanno nemmeno i connotati?

Siate sinceri: voi volete dare un bel calcio negli stinchi a Prodi e ai suo Teo-Dem e alle sue vie a Sant'Antonio, ma non ne avete il coraggio perché sapete benissimo che adesso come adesso, senza un programma preciso e sicuro, senza una forza elettorale che parta dal basso che vi appoggi, voi siete destinati a sopperire sotto la coltre lattiginosa e vischiosa di Berlusconi e del suo partito di plastica.

E allora, perché mai io dovrei convincermi a dover essere contento di una federazione di partiti, quando questi partiti, di Sinistra per la miseria, di Sinistra, non sanno più parlare con lo stesso linguaggio dei proletari, dei lavoratori, dei diseredati?
Io vorrei sentire dalle vostre bocche parole come "Cultura", come "tutele concrete" del lavoro, come "risorse pubbliche e beni dello Stato" da difendere ad ogni costo, e non di legge elettorale (che si deve fare, per carità, ma da quì a farne passare la priorità come la prima e più impellente per questo paese è la palla più grande che io abbia mai sentito, cazzo!), di mattarelli, veline, spillette e libercoli su Che Guevara.

Anche i politici della "Sinistra e l'Arcobaleno" sono sempre politici e bestie da salotto, nessuno può negarlo, e vogliono distrarci dai veri problemi che abbiamo, con i loro progetti dati nelle assemblee costituenti dalle luci sfavillanti, coi loro colletti bianchi inamidati e profumati, con le loro parole che non vogliono dire niente, o perlomeno vogliono dire tutto ed il contrario di tutto.
Mentre intanto la gente si impoverisce, il lavoro manca e quando c'è è precario e pericoloso, mentre le lobbies dei pescecani fanno affari d'oro lucrando sulla pelle dei poveri cristi, mentre tutto va in malora, sotto il segno di un arcobaleno che tanta felicità non infonde alla fine.

Staremo a vedere. La sfiducia è tanta però.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 23:38
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