“När jag tänker på den ständiga resan
Genom livet
När det alltid Känns som höst
Då vänder sej vinden sakta mot norr
Och blommorna dör
Det faller regn i mina drömmar
Jag måste resa igen och leta efter tröst
Jag måste leta igen efter ömhetens röst
Jag måste resa igen till nästa höst
Den Ständiga resan till nästa höst
När jag vandrar på den steniga vägen genom livet
När det känns som jag bar på en sorg
Då gömmer sej solen sakta i moln och ordet är Adjö
Snart faller snö i mina drömmar ”
Den Ständiga Resan, Marie Fredriksson
Covered by Opeth
Ascoltala, la spirale senza inizio e senza fine, con le palpebre che flettono e si stringono, così tanto che sembra di vedere quei bagliori e quelle linee psichedeliche che appaiono e scompaiono. Più la membrana di carne si stringe, più le immagini svaniscono e ricompaiono come fantasmi agitati. Come lumi affogati nella nebbia. Come paletti nudi, nervosi e storti, che spuntano in mille raggi diversi.
La sua vibrazione armonica, nel muoversi piano, quasi col timore di frangere l'invisibile, è il fluttuare della faccia di chi attende alla Citerèa dei desideri, volendo farla propria. Immergendosi, sciogliendosi, svuotandosi completamente in essa, in un abisso di acqua pesante senza riflessi che rende immortale l'anima.
Stringo tra le mani un odore che non voglio dividere con nessuno. Le mie nocche lo imprigionano e diventano bianche per lo sforzo. Quando è appena piovuto, e per le strade si respira quell'arco elettrico che sa di ferro e di amaro, non deglutisco nemmeno per trattenerne in gola l'aspetto amaro del tempo immobile che mi raschia le corde e mi ricorda d'avere una testa ed un cuore.
E quando esplode, il mio cuore, non c'è angolo o spigolo che riesca a trattenere gli stentorei brandelli di una possessione stringente che non c'è, invisibile persino alla patina delle mani che la intrappolano illudendosi di averla, ma che mi completa e mi rende libero. Ora e sempre.
Un giorno dopo l'altro.