Stasera inauguriamo una nuova categoria: quella che si chiamerà “Inferno”.
No. Non si tratterà di scrivere o pubblicare cose che hanno a che fare con l'occultismo, il satanismo e similia. Piuttosto si parlerà sì di Inferno, ma non di quello propriamente soprannaturale, bensì di un Inferno più duro, orrendo e reale: quello, tanto per intenderci, dettato dalla follia, dalla stupidità e dall'autolesionismo dell'uomo.
Un bestiario di atrocità commesse dall'essere umano nel corso del tempo. Posti di sterminio e di desolazione, dove non ci sarà altra scelta che non sia l'inorridire. Inorridire e pensare. Pensare a quanto possa essere, il più delle volte, beffardo e crudele il destino di altri uomini, a noi simili, sacrificati in nome di un dio sconosciuto ai più che si chiamava (e si chiama ancora, purtroppo) per bocca dei generali e dei politici, “Patria e Onore”, e che invece ha significato solo ed esclusivamente l'essere usati come “carne da cannone” e l'essere mandati ad infrangersi sulle linee nemiche, composte da altri esseri simili a noi, ancora, come “cenci ad asciugare”.
»»» A partire dal 1916 l'esercito tedesco pose in atto un'azione bellica che sui manuali di tattica di quel tempo veniva chiamata “Strafexpedition”, ossia una manovra concentrica di armate soldatesche che in poco tempo potesse mettere fuori gioco i nemici e annientarli con una forza d'urto che mai si sarebbe vista prima.
La prima volta che se ne cominciò a parlare fu già prima del 1916, quando la Grande Guerra era appena iniziata, e Austriaci e Tedeschi, costretti alla non belligeranza con l'Italia che a quel tempo s'era dichiarata neutrale, volevano liquidare il nostro paese in poco tempo per togliersi di mezzo uno scomodo avversario che, si sapeva, giocava su più tavoli: con le potenze dell' Intesa (Inghilterra, Francia e Russia) e con quelle della Triplice (che comprendeva Austria e Germania, oltreché, naturalmente, la nostra).
Visto che però la guerra globale, che si pensava dovesse essere di poca e brevissima durata, si giocava principalmente su altri scacchieri di potere e di forza, che erano quelli di Francia (occidentale) e di Russia (orientale), la “Spedizione Punitiva” contro l'Italia venne accantonata dagli Imperi Centrali, che decisero di concentrarsi dapprima sul fronte occidentale per abbatterlo in pochissimo tempo e allo stesso modo, per poi alla fine concentrarsi su quello orientale che, si presumeva, vista la vastità delle terre russe, avrebbe tardato a formarsi.
Il piano in due parole quindi era questo: concentrare il maggior numero di truppe contro la Francia ed abbatterla con la forza di un rullo compressore, ottenendo il risultato di isolare l'Inghilterra sul suolo europeo, sfruttando la disorganizzazione cronica delle truppe dello Zar, per poi voltarsi verso il suo Impero e farlo a pezzi.
La Francia era considerata una nazione con un esercito forte e bene addestrato seppur elefantico, dotata, tra l'altro, di una linea difensiva, la "Maginot", che partiva da sopra Parigi e si estendeva a sud-ovest con poderose rientranze inespugnabili. L'unica maniera per poterne aggirare le mura e quindi penetrare nel cuore pulsante della nazione era passare da sopra: per il piccolo Belgio, neutrale, la cui non belligeranza era stata fino a quel momento garantita anche dal Kaiser tedesco.
Le truppe imperiali tedesche, dunque, in barba a qualsiasi trattato di non invasione, ruppero gli indugi e penetrarono nei territori belgi, certi di trovarne poca o nulla resistenza. Le cose però non andarono propriamente così: la piccola ma agguerrita comunità fiamminga resistette come potè agli attacchi germanici, facendo saltare ponti e opponendo una strenua difesa delle città e delle terre, combattendo anche casa per casa.
Naturalmente nulla potettero contro gli eserciti invasori, ma un risultato l'ottennero: quello di far perdere tempo ai tedeschi, dando modo ai francesi di organizzare e mobilitare le truppe necessarie alla guerra di difesa, che si svolse poi, per i due anni successivi, sulla Marna, fiume che delimitava l'omonima regione, e che si risolse in un carnaio indescrivibile, facendo tramontare definitivamente l'idea della “Guerra Lampo”, come fino ad allora si era pensata. Vi morirono tra i contendenti più di 500.000 uomini, una cifra spaventosa che mai si era registrata e documentata nei tempi moderni.
Prima di raggiungere la Marna i tedeschi dovevano invadere per accerchiamento una cittadina belga che si chiamava Ypres.
Questo centro cittadino, modesto ma situato in una posizione strategica, essendo una cerniera straordinaria tra mare e parti industrializzate del nord europa, fu teatro di un vero e proprio massacro di distruzione, a partire dal mese di Luglio del 1916. Quì i tedeschi bombardarono gli impianti e cannoneggiarono con le loro artiglierie tutti gli edifici cittadini, radendoli al suolo, mietendo vittime civili, saccheggiando e trucidando i ribelli nei modi più efferati che si possano immaginare, oltreché, per piegare le ormai residue ma testarde resistenze, asfissiando per la prima volta fino ad allora i nemici con il gas.
Si trattava di quello che i chimici hanno chiamato “Gas Mostarda” per via del colore verde-giallognolo e per il caratteristico odore di aglio e senape.
I poveri soldati belgi, inglesi e francesi, quella mattina videro dapprima alzarsi una nebbia densa di colore incerto che si avvicinava, poi questa, spinta dal vento che spirava dalla loro parte, non dette loro nemmeno il tempo di indossare le seppur rudimentali maschere antigas in loro dotazione.
Il gas consumava i loro polmoni rodendoli dal didentro, piagava la loro pelle in bolle e cicatrici purulente che procuravano bruciore insopportabile ed escoriazioni sanguinolente. I più fortunati, quelli che riuscirono a scappare da quell'Inferno, dovettero essere ricoverati negli ospedali da campo in condizioni pietose. Il gas mostarda penetrava la pelle anche attraverso i vestiti, menomando per settimane il fisico dei soldati, la cui maggior parte non si riprese più o morì di patimenti inenarrabili dovuti all'intossicazione degli organi.
Molti di quei soldati che morirono in mezzo a quella enorme carneficina erano giovani appena ventenni: studenti e volontari infervorati di patriottismo che più di ogni altro pagarono le conseguenze della loro avventatezza, morendo a centinaia di migliaia, tanto che alcuni vennero trovati ancora con la matita in mano o con le cuffie alle orecchie.
Col senno di poi, con la necessaria retorica che la Storia registra, la battaglia di Ypres venne chiamata “Strage degli Innocenti”, riferendosi proprio a questi poveri sventurati che nulla potettero contro l'atroce inventiva del nemico.
Per la cronaca, dopo più di cinque ore in direzione francese, il vento cambiò direzione, rimandando al mittente il veleno, che tra morti e feriti pagò così l'uso di un'arma che fino ad allora mai nessuno aveva conosciuto.
Da allora, quel gas viene chiamato “Iprite”, ed è stato una delle cause scatenanti del processo mediatico che gli americani di oggi hanno imbastito contro l'Iraq di Saddam Hussein per averne pretesto d'invasione, reo di produrne dosi massicce che si pensava egli volesse usare come “arma di distruzione di massa”.