venerdì, 18 aprile 2008



“Le passa sulle labbra socchiuse un petalo di rosa tea.


Tiene gli occhi fissi nei suoi, a mezzo metro di distanza, abbastanza vicino da entrare nell'aura del profumo di lei, non abbastanza perché possano avvertire il calore che emana dai loro corpi in quel freddo locale. Accenna a toccarlo ma lui l'arresta con un brusco cenno. Le sue mani ubbidiscono ma poi, ribelli, si muovono a far scivolare giù le spalline della camicia da notte. L'indumento color crema scende fino alla vita. Lui abbassa lo sguardo sui seni di lei ma non la tocca e, al suo muto ordine, lei lascia ricadere le braccia lungo i fianchi.

Dall'intrico verde e ruggine di un cespuglio di rose, le piante che dominano la serra in penombra, lui stacca altri due petali. Rosa. Li tiene tra le grandi dita sicure e glieli accosta agli occhi che lei chiude lentamente. Avverte quel tocco setoso sulle palpebre e lungo la guancia. E di nuovo, adagio, a seguire il contorno della bocca.

Lei si umetta le labbra e osserva scherzosamente che le sta rovinando uno dei suoi esemplari più preziosi. Ma di nuovo lui scuote il capo, esigendo silenzio. Si protende verso di lui e quasi riesce a premergli contro il braccio un capezzolo inturgidito, ma lui si ritrae e i loro corpi non si toccano. Un petalo le accarezza il mento, poi scivola via dalle dita cadendo in una lenta spirale sul passaggio in ardesia che percorre la serra. Lui ne stacca un altro dal cespuglio che rabbrividisce. Lei continua a tenere gli occhi chiusi, le braccia inerti lungo i fianchi, come vuole lui.

Adesso le sfiora i lobi, così delicatamente che lei non avverte subito il tocco dei petali.
Poi li preme sugli incavi dietro le orecchie e accarezza le morbide ciocche di capelli biondissimi.

Adesso le spalle. Muscoli saldi, abituati a trasportare grossi vasi di terra come quello in cui ha le radici il cespuglio di rose.

Adesso la gola. Lei arrovescia il capo e se aprisse gli occhi vedrebbe una spruzzata di stelle pallide galleggiare al di sopra dei vetri. Adesso lui cede e la bacia in fretta, i petali scompaiono tra le dita allargate che le afferrano il collo attirandola a sé. I loro respiri si mescolano, con uguale desiderio. Lei muove il capo in lenti cerchi per aumentare la forza di quella stretta. Ma lui si riprende subito e si scosta, abbandonando i petali gualciti e strappandone altri dallo stelo spinoso.

Lei tiene ancora gli occhi chiusi e la smania diventa intollerabile nell'attesa del nuovo contatto che ora avverte sulla parte inferiore dei piccoli seni, e serra i denti tendendo le labbra in quello che potrebbe sembrare un ringhio ma è dovuto piuttosto a uno sforzo di volontà. Le rose si muovono lentamente lungo la curva del seno e anche le dita di lui la sfiorano, più ruvide ma altrettanto eccitanti... O forse è il contrasto. Ruvido e liscio. Pelle e fiore. Il calore della mano e il freddo del pavimento sotto i piedi nudi.

Una pressione lievissima: incredibile che un uomo tanto poderoso conosca gesti così soavi. Lui la bacia di nuovo risvegliandole guizzi di calore. Ma non ha fretta. Il contatto svanisce e lei solleva le palpebre a supplicarlo di non smettere. Di nuovo le fa chiudere gli occhi e lei ubbidisce, e coglie un curioso rumore frusciante.

Poi silenzio, e sul suo collo e i seni scende una pioggia di petali che cadono ai loro piedi.

Le bacia gli occhi e lei interpreta la cosa come un invito a riaprirli. Si fissano per un lungo momento e poi si accorge che lui tiene in mano ancora un petalo. Un piccolo ovale rosso cupo, di una John Armstrong. Lui apre la bocca e se lo posa sulla lingua, come un sacerdote che prende l'ostia, poi si china su di lei. Le loro lingue si toccano, scambiandosi ripetutamente il petalo fino a che questo si disintegra, ed entrambi ne inghiottono i frammenti assaporandosi a vicenda. Con gesto frenetico lei si fa scivolare la camicia da notte dai fianchi e gli passa le mani dietro il dorso, attirandolo a sé, e d'un tratto non esiste unione abbastanza intima, non c'è parte del corpo di lui che non voglia fondere con il proprio...”

Pietà per gli insonni -  © Jeffery Deaver - Sonzongo Editore

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Prostrato da OzzyRotten alle ore 19:36
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