domenica, 04 maggio 2008

Ore rubate di sonno, come se ci si trasformasse in ladri. Di cosa, poi, non si sa bene.
Tempi in cui il lettore scorre veloce ed il raggio che segna il compact disc sembra camminare di fianco ai tanti pensieri.

Solo. Il mio cervello non viene pungolato e si muove inarcandosi alle espressioni del mio viso. Non vedo, non sento, non provo freddo. Il mio è un tempo sospeso che ha già celebrato le proprie esequie.
Ascolto solo parole che non ci sono, sento profumi e odori radicati alla base del mio petto. Mendico un calore e un sapore che non ho fretta di scacciare via. Quasi come se fosse un dolce tortura che mi tormenta con la dolcezza, l'anima e la volontà delle cose belle e inghiottite.

Non c'è maniera per strapparsi una parte di cuore. Quella che assorbe come una spugna insaziabile la nostalgia, la mancanza, il dolore.

Tutto fa parte del cuore, e niente si può scacciare.

Ma indove erano andate a finire quelle prime matinate nelle quali, appena arrisbigliato, si sintiva attraversato da una speci di correnti di filicità pura, senza motivo?
Non si trattava del fatto che la jornata s'appresentava priva di nuvole e vento e tutta tirata a lucito dal sole, no, era un'altra sensazione che non dipinniva dalla sò natura di meteoropatico, a volersela spiegare era come un sintirsi in armonia con l'universo criato, perfettamente sincronizzato a un granni ralogio stillare ed esattamente allocato nello spazio, al punto priciso che gli era stato destinato fino alla nascita.
Minchiate? Fantasie? Possibile.
Ma il fatto indiscutibile era che quella sensazione una volta la provava bastevolmente di frequente, mentre invece, da qualichi anno a questa parte, ti saluto e sono. Scomparsa. Scancillata. Anzi, ora le prime matinate gli provocavano spisso e vulanteri 'na sorta di rigetto, di rifiuto istintivo di quello che l'aspittava una volta dovuto accettare il jorno novo, macari se non c'era nenti di camurrioso che l'aspittava nel corso della jornata. E la conferma era data da come si comportava subito che nisciva dal sonno.
Ora, appena isava le palpebre, immediatamente le ricalava e sinni ristava allo scuro per qualichi secondo, mentre una volta, appena rapriva l'occhi, li mantiniva aperti, squasi tanticchia sbarracati, per agguantare avidamente la luci del jorno.

Andrea Camilleri - Le ali della sfinge
Prostrato da OzzyRotten alle ore 12:00
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spleen, diary of a madman, bloodysucker

lunedì, 31 marzo 2008



Se fosse bastato un confine ad arginare i mille rigagnoli che dal tuo petto partivano, e le tue gote bagnavano.

Come acidi sconosciuti e di memoria alchemica, ti scavavano le gote.
Forse le volevi arrossate, forse le volevi elastiche, per dipingerti l'imbarazzo o un sorriso solo.
Unico e risolutivo, per sempre.

Si fa strada in terreni di dura argilla, che si gonfia ad assorbire i nostri sospiri come una pioggia, si inaridisce e si ritrae ad ogni difficoltà, diventando una corazza forte ed impenetrabile che ci protegge ad ogni contatto, il nostro specchio d'Anima.

Il mio Destino ho scelto di perderlo. Tra i tuoi sorrisi e le tue gote ancora.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 14:00
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spleen, diary of a madman

venerdì, 28 dicembre 2007


foto by Squarciomomo

Se non si hanno ali superbe maestosamente conficcate nel midollo della schiena, tanto da far male, non si può desiderare altro che spegnersi, come i sogni al malato risveglio del mattino.

Morire come le luci alle membra delle strade, per non sapere più se verrà un'altra silvana notte per cui illuminare le strade sfangate, i viottoli lugubri, i vicoli claustrofobici, che trasudano paure sempre pronte a mostrarsi col coltello acuminato in pugno, e le passioni che bruciano il petto come se fossero benzina ed accecano gli occhi come le scintille.

Alla fine avvicinarsi, senza doversi scontrare con nulla: a qualche desiderio tanto sospirato, a qualche lucerna che fugge allo schiocco di un dito lieve, a qualche rimpianto: a qualche altro inizio incerto o a qualche altra fine ineluttabile e marziale.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:38
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spleen

domenica, 30 settembre 2007

Sweet fall, come and take me away from this pain
Towards the dark womb of winter
Beautiful fall, kill the light of summer
And bless us with your shades

Sweet fall, chase the sun away

And lay down the veil of leaves
Beautiful fall, come and take me away from this pain
Towards the dark womb of November

“To them you are the bringer of grief
But you will lead me to hope
Into the arms of winter frost
Will you release me
And silence those fears
I wait for your arrival
And soon it will be too cold for the tears”

The great clouds, I welcome your shields
My old friend, will you lay me back to rest
I’ve been suffering so long without you
Come and take me away from this pain

Swallow the Sun ,“Too Cold For Tears”
Hope

Percorrere con gli occhi i giorni che muiono e vederli passare, certi inerti, certi veloci, certi al rallentatore, è come conficcarsi un coltello in mezzo agli occhi.
Una di quelle lame acuminate e flessibili, che distruggono le fibre e le rendono sensibili e tese, in uno sforzo nuovo che perpetui, oh come lo vorrei! Che perpetui quello che il passato silenzioso ha torturato e poi dimenticato.

Parole adesso flebili, ma appuntite ed insidiose, come se fossero altre lame, altre punte avvelenate, libere di librarsi per l'aria malata e muta. Per troppo tempo muta e testarda.
Ignorante, non ho saputo discernere, non ho potuto o voluto capire, quanto fondo fosse il mio Paradiso cieco.

Uccelli che volano basso mi hanno indicato la via del Nord, ma io ho scelto quella più semplice e a me affine.
Me ne sono pentito, e adesso mi trovo ad essere come un pezzo di ghiaccio troppo freddo per versare lacrime.
Che siano amare, o dolci, tu, dolce cuore mio, non potrai mai saperlo, perché sono scomparse, e con loro pure la culla distrutta dei raggi solari che ti illuminavano il volto.
E niente si può fare. Non c'è mutevolezza, non c'è vigore, non c'è vita. Solo l'inedia delle parole che si son fatte crudeli e feroci.
Solo il fioco rigore di una luce in lontananza, che forse mai mi toccherà vedere.

Sola.
Divina.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 19:56
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spleen, diary of a madman

venerdì, 27 aprile 2007

Attraverso ogni pensiero.
Su ogni superficie
Scorrendo ogni idea.

Alzando, movimenti gentili.
Una certa direzione
Maree che girano, aprendo cieli.

Misurando il peso di vento.


“Through every thought.
On every surface
Crossing every idea.

Lifting, gentle movements.
A certain direction
Turning tides, opening skies.

Measuring the weight of wind”
Prostrato da OzzyRotten alle ore 23:09
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spleen, heavy rock

giovedì, 13 aprile 2006

Pioggia battente e latente silenzio tagliato dall'aria.
Senza sapore, lacrime solcano sentieri tortuosi e malevoli,
scavati in rigagnoli putridi, umidi e malcelati:
tronfie ed inusuali sensazioni, monche e tragiche impressioni.
Noi non sappiamo a chi vogliamo appartenere, solo doverlo,
e non abbiamo verso da risolvere,
né suolo a distanza, né parola che non debba e possa soffrire.

In vicoli dipinti e poi sbiaditi, abbozzati sulla carta consumata e liscia delle case schierate,
giganti muti, innaturali e flessuosi,
sembrano chiudersi e rendersi felici di un grigiore irradiato e forzato nell'ora di mezzogiorno.
Lame di pioggia delimitano contorni, mutismi, anacronismi ed imbarazzi.
E l'uomo piccolo le attraversa.
Prostrato da OzzyRotten alle ore 15:17
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spleen

mercoledì, 12 aprile 2006

Tutte le cose si muovono su binari fatiscenti.

Ora contorti,
ora imprevedilibi,
ora ineluttabili,
ora incostanti.

Per la fine, sempre
Inevitabili.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 23:04
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spleen

martedì, 04 aprile 2006

Words like violence
Break the silence
Come crashing in
Into my little world
Painful to me
Pierce right through me
Can't you understand
Oh my little girl

All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm

Words are spoken
To be broken
Feelings are intense
Words are trivial
Pleasures remain
So does the pain
Words are meaningless
And forgettable

All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm


Violenti verbi
spezzano il silenzio
Si schiantano
Nel mio piccolo angolo di mondo
Dolorose
Mi entrano dentro
e tu non puoi capirle
Ragazzina

Tutto quello che ho sempre voluto
Tutto quello di cui ho sempre avuto bisogno
Lo porto tra le braccia
e tutte le parole sono superflue
e non possono che fare solo male

Promesse perpetrate
Solo per essere infrante
Emozioni intense
Banale parlarne
Perché le belle cose restano
Così come la paura
Percui il verbo è insignificante
E dimenticato

Tutto quello che ho sempre voluto
Tutto quello di cui ho sempre avuto bisogno
Lo porto tra le braccia
E tutte le parole sono superflue
E possono solo fare male.

L'ho scritto anche QUI. Ma mi piace tanto e troppo per poterla lasciare solamente in compagnia di Bambole senza Occhi.

Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:24
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spleen, heavy rock

lunedì, 20 marzo 2006

The best often die by their own hand
just to get away,
and those left behind
can never quite understand
why anybody
would ever want to
get away
from
them

-Charles Bukowski-
Prostrato da Bloodysucker alle ore 01:33
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spleen, bloodysucker

domenica, 19 marzo 2006

Elle est retrouvée.
Quoi?
L'éternité.
C'est la mer allée
Avec le soleil.

Jean Arthur Rimbaud
(Charleville - 1854; Marsiglia - 1891)



È ritrovata.
Che cosa?
L'eternità.
È il mare che scompare
assieme al sole.

<---Aberdeen--->

Prostrato da OzzyRotten alle ore 21:08
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spleen, darkening