I am the brains
Some say insane
Blood is the rain
That's whay life's about
In the great wide
Head split and tongue tied
Watch the sun die
When you're running out
Hell doesn't want them
Hell doesn't need them
Hell doesn't love them
Faceva caldo il 25 Aprile a Torino.
Un sole che a starci sotto il cervello sembrava dovesse cuocersi in un brodo bollente dove ad ogni stentato passo per Piazza Castello, stracolma di gente fino all'inverosimile, si respirava l'aria delle occasioni grandi.
Quelle buone, quelle di festa. Quelle che piacciono a me.
Il 25 Aprile a Torino c'era il V2-Day sull'informazione. Eravamo tanti, eravamo tantissimi.
Mentre le televisioni ignoravano e i giornali delegittimavano (senza riuscirci peraltro...), una massa di gente immensa si accalcava per firmare.
"Ma è vero che le firme non saranno valide perché raccolte in un periodo fuori-tempo?".
"Non si può affossare la Resistenza con le proteste di piazza! Il 25 Aprile è la festa di tutti e non di 4 scalmanati!".
"Il Sindaco non darà mai la disponibilità della piazza".
"Erano un paio di esagitati ignoranti. Centomila persone? Ma quando mai! Saranno state sì e no quarantamila! La piazza non ne può contenere di più!".
E intanto io e l'amica che mi accompagnava ci abbiamo messo due ore per riuscire ad arrivare ai banchetti e firmare. Ogni tanto ci fermavamo all'ombra dei portici, davanti ad un bar a salutare qualcuno, fare quattro chiacchere con i suoi amici coi figli appresso, che si godevano quella giornata, bere qualcosa, mangiare un gelato, e avanzare altri due metri in mezzo alla gente che aveva invaso quella piazza.
Una festa. Una grande festa.
"Minchia! Pensavo che Grillo fosse più basso. Mo gli viene una sincope ad urlare a squarciagola sotto al sole!".
Mentre facevo la mia brava fila, quasi attaccato gomito a gomito con gli altri, davanti al banchetto "Altre Regioni", tra i fiati pesanti e accalorati, spiavo qualche carta d'identità. C'era gente che veniva da L'Aquila, da Milano, da Pescara, da Bari, da Catanzaro, da Bergamo, da Cosenza. Uno persino da un comune che non ricordo ma che ho immaginato fosse sicuramente sardo. Venivano da tutta Italia. E c'ero pure io. Dal mio oscuro paesello "in culo ai lupi" tra l'Appennino Lucano e le valli del Cilento, sino a Torino.
Io "borbonico" alla Re Bomba e Franceschiello, nella città dei Savoia e di Cavour. Ed ero contento. Per una volta il mio endemico ribrezzo per i luoghi troppo affollati era diventato secondario. L'importante era esserci. Mettere tre firme, godersi la compagnia, discutere di politica, farsi quattro risate, avanzare quasi ci si trovasse in una foresta di mangrovie, sempre contenti.
E lo sarò ancora, pure per il prossimo V-Day: Il terzo. Che stavolta verterà sulla Giustizia. Quella che ormai sembra essere diventata la più svenduta delle donnacce di strada. Con tutto il rispetto per le povere donne sfruttate sui marciapiedi.